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Il reality che uccide sciocca la Francia

Questa sera sul secondo canale pubblico francese andrà in onda un documentario che sta facendo molto parlare di sé oltralpe. Abbiamo deciso di tradurre un articolo di Olivier Bailly, caporedattore di AgoraVox France sull’argomento, e lo abbiamo fatto perché, invasi da reality show e programmi "estremi" anche noi vorremmo capire fino a che punto un uomo può obbedire a un’autorità, soprattutto se quest’autorità... è la televisione.

Il reality che uccide sciocca la Francia

La morte si invita da noi satasera. Non avete ancora visto nulla. La televisione vi riserva ancora delle sorprese. Umiliazione come antipasto, tortura come primo e pornografia come dessert?
 
Tutto è possibile, ivi compresa l’abiezione.
 
Le Jeu de la mort (Il gioco della morte) è un documentario di Christophe Nick, che andrà in onda questa sera, mercoledì 17, su France 2 (assieme a “Le temps de cerveaux disponible” in onda giovedì 18 marzo, LJdM è la prima parte di un dittico intitolato “Fino a dove si spinge la tv?”)
 
LJdM è basato sull’esperienza di Milgram. Reso popolare dal film di Henri Verneuil, “I... come Icaro”, questa esperienza di psicologia sociale “realizzata tra il 1960 e il 1963 dallo psicologo statunitense Stanley Milgram cerca di valutare il grado di obbedienza di un individuo davanti un’autorità che giudica legittima e analizzare il processo di sottomissione all’autorità, ovviamente quando essa induce a delle azioni che pongono dei problemi di coscienza nel soggetto” (Wikipedia)
 
Christophe Nick ha elaborato il gioco della morte con degli psicologi sociali e degli specialisti in comunicazione (Jean-Léon Beauvois, Dominique Oberlé et Didier Courbet).
 
Un documentario che assomiglia a una trasmissione trash? Non è un azzardo definirla così, ma questa pone una domanda: fino a che punto può spingersi un documentario per descrivere il mondo nel quale viviamo?
 
Si tratta di mostrare, qui, alcune persone che partecipano alla puntata pilota di una trasmissione di reality e la loro capacità di obbedienza a un’autorità « dolce »; poiché qui non obbediscono a un poliziotto, un religioso, a un giudice, una personalità scientifica o a un professore.
 
Possono, questi, far morire, conoscendone la causa, un candidato bloccato in una stanza isolata (si tratta ovviamente di un attore che mima la sofferenza)?

Bastano le videocamere, un pubblico e una conduttrice persuasiva – e molto reale dato che si tratta di Tania Young – affinché l’80% dei partecipanti arrivi al punto da inviare scariche da 450 volts a uno sfortunato candidato?
 
Coloro che partecipano sono degli individui come voi e me, ripartiti in tre fasce d’età dai 25 ai 65 anni, equamente ripartiti tra uomini e donne e in categorie sociali, tutti selezionati da una società specializzata nella selezione dei campioni di marketing
 
I selezionati sono dei grossi consumatori di reality. Hanno accettato di passare una mezza giornata negli studi di Saint-Denis (Parigi) per effettuare, senza essere remunerati, questo "numero zero" di un gioco.
 
Altri giochi più crudeli, umilianti e osceni probabilmente appariranno domani. Il rilancio è una componente del mercato. I canali privati devono fare audience. Sempre di più. E presto.
 
Zone Xtrême, che è il nome del programma, visibile a un’ora di grande ascolto su un canale pubblico, vi farà drizzare i capelli. È questa la realtò della tv? A voi il giudizio!
 
Michel Eltchaninoff, filosofo ha scritto un libro sulla trasmissione che si chiama "L’expérience extreme" ( uscito per Don Quichotte) invitato dal Rendez-vous de l’Agora, risponde alle domande di Olivier Bailly.
 
Olivier Bailly : Qual è la differenza tra l’esperienza di Milgrim e Zone Xtrême?
 
Michel Eltchaninoff : Lesperienza di Milgram è stata ripetuta qui in circostanze quasi simili. Nel laboratorio di Milgram l’autorità della scienza era testata. Con Zone Xtreme si tratta di una trasposizione. Abbiamo introdotto dei cambiamenti che ci obbligano a riprendere la riflessione sulla sottomissione all’autorità, in particolare a quella della tv nel quadro di una trasmissione di intrattenimento. Per rendere questo quadro credibile, si aggiungono due elementi: la presenza del pubblico, ovviamente assente nel laboratorio di Milgram all’Università di yale, e l’idea che è un gioco. Queste persone credono di dare delle scosse reali ma allo stesso tempo sanmno di essere in una trasmissione di intrattenimento che non passerà in tv e nella quale non sono pagati. Ma sono in un’atmosfera ludica.
 
OB: Nel libro un candidato spiega che è andato fino alla fine dell’esperienza perché aveva coscienza che era un gioco. Questo non falsa le carte in tavola ?
 

Michel Eltchaninoff: è l’atmosfera del gioco che falsa le carte in tavola e che a mio avviso fa parte della spiegazione di questa obbedienza di massa oggi. Il 15% delle persone che pensava di essere candidata a un falso gioco ha dichiarato a posteriori di non aver creduto nella realtà delle scariche elettriche. Questa percentuale esisteva già con Milgram. Ma, durante la trasmissione, alcune di queste persone hanno manifestato dei segnali in cui sembrava credessero a quello che succedeva: sguardo angosciato, sudorazione, tremore alle mani etc...
 
In confronto a quella di Milgram, quest’esperienza è nuova poiché c’è un’atmosfera di «derealizazione » totale. È un gioco. La nozione di gioco davanti a un pubblico e delle videocamere rende l’obbedienza più facile perché ci si sente meno colpevoli, meno implicati nella cosa.

OB : I telespettatori comprenderanno il messaggio?

ME: E’ un documentario. La differenza con una trasmissione di intrattenimento è che qui c’è tutto un lavoro di messa in scena e di spiegazione per mettere un che di distanza. Questo documentario spiega subito che si tratta di una esperienza di psicologia sociale, quello che è successo con Milgram e il modo in cui abbiamo voluto trasporre. Questo tende a eliminare tutti le forme di compiacimento, di contentezza malsana per ciò che succede. Ciò che viene mostrato, e che convincerà rapidamente il telespettatore è che queste persone si ritrovano prese in un ingranaggio e sono tutto tranne che sadiche. Sono persone che non amano quello che stanno facendo, ma che non osano disobbedire perché sono intrappolate in un dispositivo molto sofisticato e che attraverso ciò che gli psicologi chiamano “avviamento”, l’escalation di impegno, gli ordini della conduttrice, non osano sfidare l’autorità né interrompere quello che fanno né andarsene.
 
OB: Il film non ha troppo drammatizzato la situazione?
 
ME: Tutto è fatto per capire che si tratta di un campione della società molto precisa, conforme a quello di Milgram. Quello avreste potuto essere voi o io stesso e non avremmo saputo come avremmo potuto reagire. Nella messa in scena, se c’è una drammatizzazione, è una drammatizzazione di ciò che significa la possibilità di una tale esperienza oggi. Molti tra noi pensano di essere divenuti molto autonomi, o più ribelli in confronto agli anni 50, che erano anni di conformismo. Ma ci rendiamo conto che non è così ed è questo che è drammatico. Se c’è una drammatizzazione, questa va nella direzione di una costatazione allarmante sulla nostra società e non è propria dell’eccitazione del gioco televisivo. C’è il falso gioco che è terribile da guardare e ci sono dei momenti di spiegazione dati dagli psicologi sociali e dagli archivi. Dal mio punto di vista non c’è possibilità di confusione e spero che non ce ne sarà neanche per i telespettatori. La paura di non essere compiacenti si è impossessata degli autori del film
 
OB : Ci sono state delle persone che una volta accortesi di quello di cui si trattava hanno rifiutato di parteciparvi?
 
ME: No, neanche uno. Una volta che hanno risposto su internet, poi a una lettera, poi a una telefonata, una volta che si sono ritrovati nell’ufficio del direttore, sono già nel meccanismo dell’impegno. Si sentono legati da un contratto. La psicologia sociale spiega che è molto difficile slegarsi da un processo che troviamo abietto quando vi abbiamo messo anche solo un dito. Quando gli abbiamo detto che ci sarebbero stati degli shock elettrici, una parte di loro ha detto che era una cosa assurda, che non era possibile, ma siccome si erano impegnati non potevano rifiutare. Nel film vediamo una candidata arrivare in studio, dove vede una folla di persone e telecamere, e si domanda in cosa si sia imbarcata.

OB : Il grado di scolarità dei concorrenti cambia qualcosa?

ME: Nei risultati no. Se le persone meglio educate, meglio formate obbediscono meno l’avremmo visto. Non è stato così!

OB : Cosa pensa del 20% dei candidati che ha rifiutato di partecipare al gioco?
 
ME: Sono in pochi a rendersi conto che a un certo punto bisogna dire no, anche se passassero per dei guastafeste, dei mascalzoni, dei traditori... Gli storici studiano, oggi, coloro che hanno rifiutato di diventare eroi, chi a un certo punto, senza formare una rete di resistenza, senza appoggiarsi agli altri ha semplicemente detto no. Nel film, quello che è interessante, è come una persona - che non ha voluto apparire successivamente - sia riuscita a scatenare il pubblico contro la conduttrice. Si è rivolta al pubblico, è riuscita a rompere la sua solitudine e a creare una resistenza collettiva. È straordinario. Non vuole essere un eroe.
 

Zone Xtrême - Jusqu’ou va la télé ? docu réalité de France 2

 
OB : Qual è dunque il potere della tv sapendo che niente è cambiato e che ci si continua a sottomettere all’autorità ?

ME: E’ la questione delle autorità che cambia. Diciamo che le autorità tradizionali – scienza, medicina, politica, etc – possono vedere oggi la loro stella sbiadire. Quello che è interessante è interrogarsi su una forma di autorità che non si conosce che come tale. Io la chiamo autorità virale nel senso che essa è familiare. Non è un’autorità esteriore come un capo, un curato, uno scienziato, ma corrisponde a un oggetto che abbiamo tutti in casa, che la metà dei francesi guarda tre ore e mezzo al giorno, che è dolce perché accompagna le nostre esistenze.
 
Quello che Christophe Nick e Jean-Léon Beauvois volevano dimostrare è che se avessimo messo in piazza le condizioni reali di un assassinio, beh questo sarebbe stato possibile.
 
L’esperienza, con lo stupore di tutti, lo dimostra. La televisione che era conosciuta come una istanza di informazione e divertimento è anche un’autorità che può sembrare legittima a molti per commettere degli atti abietti. Questa autorità è anche il frutto di 30 anni di evoluzione dei programmi. E per questa ragione che abbiamo stabilito il legame tra l’evoluzione di questi programmi e la possibilità di una tale esperienza oggi. L’apparizione della tv trash rende possibile la caduta dell’ultimo tabù, quello della messa a morte.
 
OB : La tv può spiengersi fino a uccidere ?

ME: Questa esperienza dimostra che ci sono dei candidati che, nel momento in cui le si manipola in maniera sufficientemente sofisticata, sono pronti a partecipare a una trasmissione in cui è possibile inviare delle scariche elettriche a qualcuno. A 380 volts non si risponde più, siamo incoscienti o morti. L’80% di questi candidati hanno inviato scosse fino a 460 volts. Il peggior momento di questa esperienza è quando, nel momento in cui si sono spinti fino a 380 volts, hanno detto: “guarda, non risponde più! É andato?”. Quando la conduttrice gli intima, però, di continuare, loro sono arrivati a 450 volts mentre di fronte a loro il tipo non rispondeva più.
 
C’è una trasmissione su Fox TV negli Usa che si chiama Solitary. Consiste nel mettere dei giocatori in cellule ottagonali, chiamarli con dei numeri, per fargli perdere la loro identità e la nozione del tempo privandoli del sonno. Il gioco è fondato su delle prove emozionali, psicologiche e critiche con lo scopo di portarli al limite: fargli bere cose che li fanno vomitare, per esempio. Una società di produzione tedesca cerca di vendere questo gioco a dei canali francesi. Ora, è una trasmissione di tortura!
 
Questa esperienza, Zone Xtrême, è stata trasmessa per allertare. La logica concorrenziale dei canali del digitale fa sì che esse debbano assolutamente prevalere. Vista la mondializzazione dei programmi, la relativa passività del CSA (Consiglio Superiore dell’Audiovisivo) e quella, quasi assoluta, dei politici, si può temere che si arrivi a delle trasmissioni sempre più violente e atroci.
 
 
La versione originale è qui
Traduzione di Francesco Raiola

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