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di Michela Forgione martedì 8 marzo 2011 - 5 commenti oknotizie
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Il furto del nostro futuro. La Gelmini e il paradosso dei professori a contratto

Gelmini? Robin Hood al contrario

Nell’incertezza inquietante nella quale vaghiamo, laureati della generazione zero, così soprannominati dai più, considerati dei bamboccioni, sotto assedio della società, avevo trovato un posticino per la mia dignità calpestata nel mondo del lavoro. Quel che per anni avevo rincorso, la possibilità di condividere il sapere appreso, senza difetto di trasmissione o ancor peggio risparmio emotivo, l’ho trovata, l’ho amata, potendo insegnare a studenti di Infermieristica il sapere che per lungo tempo avevo coltivato ed accresciuto. Per nulla appagata economicamente, pur sempre una precaria, sempre alla ricerca di altri lavori che supportassero il mio ingente desiderio di dedicarmi all’insegnamento, mi sono sentita realizzata e investita di una grande fortuna che per 5 anni ho espresso nel modo migliore, continuando a studiare e a informarmi, iscrivendomi a corsi, a convegni, ricercando aggiornamenti, metodi didattici appetibili, riscoprendo le necessità e la sete di sapere di studenti che non ho mai trovato annoiati o opportunisticamente presenti, riscuotendo dalla mia il successo più grande: l’apprezzamento e il riscontro scientifico dei miei studenti e dei miei colleghi!

Bene, questa possibilità mi viene strappata, il mio cantuccio di tranquillità (seppur minimo) viene violato, la passione per la cultura minata, i buoni propositi non considerati, e da precaria si ritorna disoccupata!
Ma è la motivazione che non accetto, sono le ragioni irragionevoli a cui non mi arrendo, è il furto fatto al mio futuro che mi fa rabbia.
 
È ufficiale e già applicata la legge 240/2010 – la cosiddetta “legge Gelmini” - di riforma dell’università, approvata dal Parlamento lo scorso mese di dicembre (a due giorni dal Natale, quando la gente si ritiene in vacanza dai pensieri) promulgata il 30 dicembre ed entrata in vigore il 29 gennaio 2011; lunga 37 pagine della Gazzetta Ufficiale e snodata in 29 articoli in cui vengono avanzati 4 elementi di criticità dal Presidente della Repubblica in persona.
 
Eppure al di là dei 4 elementi di criticità, nonostante la dubbia ragionevolezza espressa e l’assenza di meritocrazia confermata dai vertici così come dalle masse, l’articolo 23 della legge risulta già applicato, basta consultarne i bandi pubblicati sui siti delle Università italiane (consultare ad esempio questo link).
 
L’attuazione della legge, scrive il Capo dello Stato, «è demandata a un elevato numero di provvedimenti, a mezzo di delega legislativa, di regolamenti governativi e di decreti ministeriali», in tutto oltre quaranta. In questo processo, che richiederà mesi, Napolitano invita a affrontare le “criticità” indicate. Si tratta di rimettere mano a quattro questioni: il titolo di professore aggregato (la legge lo modifica e lo abolisce al contempo), le borse di studio “territoriali” volute dalla Lega, i criteri per diventare professori a contratto, gli stipendi dei lettori madrelingua. Alla Camera, durante un tormentato dibattito, sono entrati nel testo alcuni errori e incongruenze.

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di Michela Forgione martedì 8 marzo 2011 - 5 commenti oknotizie
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