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  Home page > Tribuna Libera > Il decreto anticrisi travolge tutto: diritti, festività e referendum
di Enea Melandri (sito) mercoledì 24 agosto 2011 - 1 commento oknotizie
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Il decreto anticrisi travolge tutto: diritti, festività e referendum

Lo sapevo che con la storia della crisi ci andavano di mezzo i lavoratori ed i loro diritti! 

"Licenziamenti più facili" sospirano ambiguamente voci di Governo, che puntano a mettere in discussione l'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, sogno proibito del Presidente del Consiglio. 

Anziché rafforzare ammortizzatori sociali, cassa integrazione, mobilità, creare reti e strutture per un più efficace ricambio e reinserimento, si vorrebbero svendere e depotenziare i diritti faticosamente acquisiti nel corso degli anni. 

La crisi è una scusa perfetta per raggiungere l'obiettivo, e ridurre, ancora di più, i lavoratori ad una merce sottomessa, silenziosa, anonima e senza diritti. 

Pochi giorni fa era stato il Ministro Tremonti a rispolverare l'idea di abolire il 25 aprile ed il 1° maggio per contribuire a risanare i conti dello Stato. 

Non siamo ancora a questo punto, ma nel decreto anticrisi messo a punto dal Governo c'è anche una norma che prevede lo spostamento delle festività non religiose (le due citate più il 2 giugno) alla domenica più vicina. 

Ammesso e non concesso che una mossa del genere possa effettivamente servire (se sono tre giorni di lavoro a sbilanciare i conti, direi che siamo messi male, ndr), sono del parere che le prime feste a cadere dovrebbero essere invece proprio quelle religiose, a partire dal 6 gennaio, proseguendo col 15 agosto (ricordo che Ferragosto è in realtà la festa per l'Assunzione di Maria Vergine, ndr), con l'8 dicembre, e via a salire in caso di bisogno. (Lo so lo so che una cosa del genere richiederebbe la revisione del Concordato e che aprirebbe una fase di estenuanti trattative col Vaticano... ma per abolirlo basta la volontà di una sola delle parti, no?) 

L'Italia è (o almeno dovrebbe essere) uno Stato Laico, e se proprio dobbiamo sbarazzarci di qualche giorno di riposo, preferisco si tratti di uno di quei lacciuoli culturali che ancora ci legano ad un vago e fumoso percorso religioso. 

Mi permetto inoltre di rilanciare, e chiedere il ripristino della ricorrenza del 20 settembre, anniversario della Breccia di Porta Pia e Festa dell'Unità d'Italia, abolita dal Fascismo. 

Ricordate il referendum svoltosi il 12 e 13 giugno per non privatizzare l'acqua?All'articolo 4 del decretone anticrisi si riscrive la legge abrogata dal 1° quesito della consultazione di quest'anno.

Sotto un fumoso titolo istituzionale, "Adeguamento della disciplina dei servizi pubblici locali al referendum popolare e alla normativa dell’unione europea", si reintroducono alcune norme contenute nell'art. 23 bis del dl convertito nella legge n.133 del 6 agosto 2008. Proprio quell’articolo 23 bis che era stato abrogato dal Referendum 2011.

Con la manovra quindi si reintroducono le liberalizzazioni nelle attività economiche, esattamente com'era previsto nell'articolo abrogato, compatibilmente con "le caratteristiche di universalità e accessibilità del servizio". In nome dell'urgenza e dell'emergenza si schiaccia la volontà popolare espressa dagli italiani a primavera.


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