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Il Volo: le ragioni di un successo globale (e del perché solo pochi artisti italiani sono "esportabili" all’estero)

Ancora oggi sono in molti, tra gli addetti ai lavori, a chiedersi le ragioni dell’enorme successo ottenuto da Il Volo in tutto il mondo e ora anche in Italia. Alcuni giornalisti rivolgono la domanda direttamente ai componenti del trio i quali, di solito, rispondono che probabilmente è dovuto al fatto che il pubblico è attratto dalla novità di un repertorio classico proposto da giovanissimi e perché interpretano il belcanto e la melodia della tradizione italiana che sono gli unici generi apprezzati all’estero.

Ciò può essere in parte vero, ma la ragione è molto più banale e semplice: loro piacciono perché hanno voci stupende, sanno cantare ed emozionare come pochi. 

E’ interessante notare che nessun giornalista straniero pone mai questa domanda perché arrivano tutti alle interviste preparati, avendo già visionato clip dei loro concerti quindi, semmai avessero avuto inizialmente questo dubbio dopo averli sentiti cantare si sarebbero dati ovviamente la risposta da soli. Da noi sembra invece difficile capire che una grande capacità vocale e interpretativa sono alla base del successo mondiale di qualsiasi cantante, in ogni luogo ed ogni epoca. Stranamente, tuttavia, i nostri esperti esprimono questa perplessità solo nei riguardi degli artisti di casa nostra perché a nessuno di loro verrebbe mai in mente di chiedersi i motivi del successo di Frank Sinatra, di Elvis Presley, di Barbra Streisand, di Michael Bolton, Celine Dion o di Whitney Houston, tanto per citare alcuni dei cantanti d'oltreoceano famosi per le loro splendide voci e memorabili interpretazioni.

E’ certamente la bravura ed il talento dei due tenori Piero Barone ed Ignazio Boschetto e del baritono Gianluca Ginoble ad aver estasiato milioni di fan sparsi in ogni angolo del pianeta e gli spettatori che tributano entusiastiche standing ovation ad ogni esecuzione di qualsiasi brano interpretato dai tre giovani, in italiano, inglese, spagnolo o francese, sia esso pop, di lirica o melodico. I tre ragazzi ottengono gradimento da parte del pubblico anglofono per le loro versioni di brani classici della tradizione americana e inglese come “My Way”, “Smile”, Memory” o “Delilah” ma anche per canzoni attuali come “Beautiful day” e “Little things”.

La bellezza di una voce non risiede solo nella capacità di emettere acuti o gorgheggi impetuosi ma è anche nel timbro e nel modo in cui viene modulata per trasmettere calore e passione. Cantare non è solo un esercizio tecnico ma è la trasmissione di una emozione da una persona ad un’altra. Ed è proprio ciò che colpisce ascoltando le esecuzioni di questi ragazzi perché tutti e tre possiedono entrambe queste caratteristiche: il dono di avere voci straordinarie, possenti e corpose, e il talento di saperle utilizzare per suscitare empatia e commozione. Le loro performance dal vivo si distinguono per la maestria della esecuzione, unita alla naturalezza e alla scioltezza e, soprattutto, alla espressività, mentre spesso vocalisti che cantano bene da un punto di vista stilistico possono risultare ingessati ed inespressivi perché ostacolati da preoccupazioni tecniche. Incanta, inoltre, il perfetto equilibrio acustico formato dalle loro voci, diverse ma complementari, quando si fondono in un rapporto armonico ideale in cui tutte le componenti hanno la stessa importanza e sono inter-indipendenti, cioè ognuna è autonoma ma collabora alla creazione del risultato finale che acusticamente è superiore alla somma delle singole voci. Un altro dei loro pregi è la versatilità. Come Andrea Bocelli non sono tenori (e baritono) “di scuola”, a differenza di Pavarotti, per esempio, che aveva una impostazione vocale lirica più strutturata e rigida, quindi meno adatta al pop. Ciascuno di loro è capace di interpretare magistralmente anche da solista brani che richiedono tecnica, tonalità ed emotività ben diverse. Ignazio affascina sia quando canta un medley di Pino Daniele sia quando rende una ineguagliabile versione di “Memory”, Piero è superlativo sia nella esecuzione di “E lucean le stelle” sia quando duetta in “My Way” e Gianluca tocca corde profonde sia quando interpreta “Aranjuez” sia quando incanta con il suo “Bridge over troubled water”. Ora che studiano canto lirico potrebbero forse perdere, almeno in parte, questa duttilità.

Molti critici e sedicenti "intenditori" italiani continuano a ritenerli un fenomeno trash che propone una immagine retrò e antiquata del nostro paese. Il paradosso è che le canzoni classiche della nostra tradizione musicale vengono riproposte con grande successo da artisti stranieri, come il gruppo internazionale "Il Divo", famosissimo in tutto il mondo e praticamente sconosciuto da noi, o come Michael Bublè che canta spesso in italiano e che ultimamente ha riproposto una versione italo-inglese di "Quando, quando". In qualsiasi altra nazione una voce bella, armoniosa, formata ed "educata" desta ammirazione, mentre in Italia, dove il belcanto è nato, è una qualità che oggi viene quasi disprezzata. Probabilmente Susan Boyle (1), da noi, sarebbe stata giudicata fuori tempo. Anche nel mondo della musica pop internazionale chi è capace di comporre canzoni ma si rende conto di non avere la vocalità adatta per interpretarle le affida a professionisti. All’estero vengono continuamente stilate graduatorie dei vocalisti più bravi, come anche all’Eurovision Song Contest dove nel 2015 Il Volo si è aggiudicato i primi tre posti. Da noi una tale prassi diventerebbe probabilmente oggetto di scherno da parte dei soliti esperti, fautori di una male interpretata "modernità".

Chiaramente la voce da sola non è sufficiente a decretare la bellezza e il successo di una esecuzione, e la scelta del brano è fondamentale per valorizzare le doti vocali di chi canta. Anche in questo sta la bravura del trio e dei loro produttore e manager che preferiscono canzoni melodiche e classiche più adatte alla loro vocalità. Molti cantanti italiani, invece, anche se dotati di una voce interessante spesso optano per brani che sviliscono le loro capacità pur di apparire orginali e “moderni”. D’altra parte, il genere melodico-romantico – in cui rientrano la maggior parte dei brani che compongono il repertorio del trio - da noi è ritenuto “poco contemporaneo” o anacronistico mentre nel resto del mondo (compresi i tanto emulati Stati Uniti) è considerato un evergreen sempre attuale e intramontabile. Lo stile de Il Volo è originale, moderno ed ha un sapore internazionale, per questo è apprezzato da persone di ogni paese e di ogni età. “Molti cercano di scimmiottare quel che arriva dal mondo anglosassone, noi invece partiamo dalla tradizione italiana e la contaminiamo con il pop e il rock. Una formula tutta nostra che ci rende distinguibili al primo ascolto” spiega Gianluca. Il Volo mette un’enfasi nel canto di gran lunga superiore ad altri gruppi di operatic-pop più classici e delicati, come “Il Divo”. La professionalità di questi ragazzi è dimostrata inoltre dal fatto che tutti e tre studiano musica e suonano il pianoforte, Ignazio compone anche canzoni (2), ma non si sentono ancora pronti a presentarsi al pubblico in altre vesti, perché sanno che qualsiasi nuovo impegno richiede esperienza ed una lunga preparazione, e lavorano assiduamente per perfezionarsi in ogni campo. “Riceviamo molte canzoni scritte da vari autori, quelle che ci piacciono le interpretiamo. Prima o poi verrà anche il momento per composizioni nostre. Quando ne avremo una davvero forte la metteremo in un disco” rivelano. Pochi musicisti italiani possiedono questa umiltà e la maturità artistica di non proporre un prodotto che non sia perfetto sotto ogni punto di vista.

Al contrario, da noi sembra che la maggior parte degli artisti partano dal presupposto che la melodia e il canto siano l’ultima cosa alla quale si debba prestare attenzione.Tralasciando le penose imitazioni in salsa italiana di generi musicali d’importazione quali il rock, il blues, il metal e il rap, che non hanno alcuna possibilità di eguagliare gli originali e possono ambire unicamente ad un successo nazionale, il problema è che la stragrande maggioranza dei cantanti italiani amano definirsi cantautori e si concentrano prevalentemente sul testo trascurando l’arrangiamento musicale. Le note che accompagnano le parole sembrano appiccicate a caso tanto per dare al brano l’appellativo di canzone. I motivi sono quasi sempre noiosi e ripetitivi, quando non si tratta di vere e proprie cacofonie che fanno stridere i sensi di chi ascolta e sono sgradevoli all’udito per la successione disarmonica degli accordi. E’ quindi naturale che queste canzoni non possano essere apprezzate da un pubblico straniero che non capisce e non può valutare il testo ed è per giunta abituato a melodie scritte – o perlomeno rielaborate – da compositori professionisti e cantate da talentuosi interpreti. Questo non significa che le parole siano poco importanti, tutt'altro, ma la metrica deve amalgamarsi con la musica fino a formare un connubio perfetto per rendere la canzone fluida, ritmica, e piacevole all’ascolto.

C’è da aggiungere che ogni lingua ha un genere musicale al quale si abbina meglio; l’italiano per la sua dolcezza si coniuga bene con il melodico-romantico, come anche lo spagnolo che però è più vivace quindi adatto anche a stili più ritmici, l’inglese è perfetto per rock e rap mentre questi generi stridono con la morbidezza dell’italiano e molte versioni nostrane diventano quasi delle caricature. Il tedesco, per la sua durezza, è difficilmente abbinabile ed è perciò preferibile nella sua veste unicamente strumentale.

I parametri che rendono un brano musicale degno di essere “esportato” sono la rilevanza e l’originalità della melodia e l’adeguatezza dell’arrangiamento strumentale che deve sottolineare il “clima” psicologico della canzone e adattarsi al tipo di vocalità dell’interprete; la strumentazione deve essere al servizio della canzone e non della moda musicale. E’ inoltre fondamentale l’aderenza della musica al testo e viceversa, le note devono accompagnare ed esaltare le parole fino a creare una entità eufonica, enfatizzata dal timbro e dalla modulazione vocale dell’interprete, la cui armonia sarà percepita dall’ascoltatore anche se non comprende la lingua. Le canzoni inedite interpretate da Il Volo sono state stroncate dalla critica, tra cui "Grande Amore" il cui testo è giudicato banale. Invece ha avuto successo proprio perché possiede tutte le caratteristiche necessarie per farne un motivo vincente: l'originalità della melodia, facile da ricordare, la consonanza tra note e parole, la cura dell'arrangiamento musicale e la magistralità dell'esecuzione. Se si dovesse stilare una graduatoria degli elementi importanti in una canzone, infatti, musica e canto vengono al primo posto (altrimenti diventa una recitazione). 

Il significato del testo fa appello al nostro intelletto, può rallegrarci o rattristarci, può risvegliare ricordi piacevoli o dolorosi, può farci riflettere o immedesimare, ma una canzone è innanzitutto musica e la musica deve essere in grado di far vibrare corde più profonde dell’animo umano. L’intellighenzia snob italiana predilige invece il cantautore “impegnato” e testi di denuncia sociale e usa il termine “orecchiabile” in senso dispregiativo, quasi fosse indice di scarsa qualità, mentre tutte le canzoni divenute classici celebri ed immortali sono appunto innanzitutto “orecchiabili”, cioè gradevoli all’udito, e hanno tutte la peculiarità di rimanere impresse nella mente e di essere facilmente canticchiate. Il pubblico italiano è anch'esso abituato ad apprezzare prevalentemente i testi, senza badare troppo alla musica e alla tecnica canora, tuttavia ha pur sempre una formazione culturale ed una sensibilità musicale “storica”, pertanto subisce naturalmente il fascino dell’armonia e della bellezza di un brano perfettamente eseguito che amalgama le diverse componenti. E’ questo il motivo del grande successo ottenuto dal trio anche in patria.

Rifacendosi all’esempio di casa nostra, è diffusa tra gli italiani la convinzione che anche i loro idoli d’oltreoceano siano gli autori dei brani che interpretano. Infatti, un’altra delle critiche più frequentemente mosse al trio dai loro detrattori è che il loro repertorio è composto da “cover” e da canzoni che non hanno scritto loro. Molti saranno perciò sorpresi di apprendere che si contano sulle dita di una mano le star di fama mondiale che scrivono e compongono le proprie canzoni e che la maggior parte dei grandi artisti anglofoni cantano cover. Basti pensare a brani come “Hallelujah”, di Leonard Cohen, e “Without you”, scritta nel 1972 da Harry Nilsson, interpretate da un numero infinito di vocalisti tra cui Mariah Carey, oppure “Smile” scritta da Charlie Chaplin, resa famosa dalla interpretazione di Barbra Streisand ma anche di Diana Ross e Michael Jackson, e infinite altre. Elvis Presley ha reso celebri in America le traduzioni di classici napoletani come “O Sole mio” diventata “It’s now or never” o “Torna a Surriento” trasposta in “Surrender”. Dovrebbe essere noto a tutti che icone della musica leggera come Frank Sinatra, Barbra Streisand, Whitney Houston, Celine Dion o Michael Bublè non sono gli autori delle canzoni che hanno reso immortali con le loro esecuzioni ma forse qualcuno sarà sorpreso di apprendere che Patrick Leonard (3) è il compositore e ghostwriter che ha collaborato con Leonard Cohen ed è anche l’autore delle canzoni di Madonna, la quale contribuisce in minima parte alla stesura dei testi. Justin Bieber ha dichiarato che solo con il suo album Purpose si è sentito finalmente libero di decidere cosa cantare, perché prima le canzoni gli venivano imposte da altri. (“The 21-year-old said: “I was really young and I had people telling me what to record, giving me songs and stuff.”). Il suo nome ora compare tra gli autori dei brani che canta ma guardando l’elenco che arriva persino a 14 o 15 nomi è difficile capire quale sia il suo effettivo contributo. Molti credono che le canzoni di Beyoncé siano autobiografiche ma a scriverle è Linda Perry (4) e altri songwriters, anche se spesso se ne assume la paternità. Per non parlare dello shock di molti fan nello scoprire che le commoventi liriche che hanno reso le canzoni di Reginald Dwight, in arte Elton John, classici intramontabili sono state scritte dal suo partner Bernie Taupin. Una accoppiata sicuramente vincente, come lo sono stati Battisti e Mogol. E forse i giovanissimi fan degli One Direction saranno delusi di apprendere che Julian Bunetta è l’autore delle canzoni interpretate dalla boy-band fin dal 2012.

Dietro ogni star internazionale ruota una pletora di professionisti che scrivono, compongono, arrangiano. Molti ghostwriters (scrittori fantasma) creano le loro canzoni avendo già in mente l’artista che dovrà eseguirle, quindi le adatta alle sue caratteristiche vocali. La capacità di un bravo cantante è di fare sue e “sentire” profondamente le parole e la musica, e di trasmettere poi queste emozioni a chi ascolta. Nessuno può negare che questa sia una forma d’arte. D’altra parte è estremamente raro che una stessa persona abbia le capacità e le competenze per comporre musica e testi e al tempo stesso abbia la vocalità giusta per cantarle. Sarebbe come pretendere che ogni grande attore avesse anche la capacità di ideare la trama e scrivere la sceneggiatura del film in cui recita. A ciascuno la propria specialità.

Il Volo è l’unica realtà italiana i cui CD escono simultaneamente in più di 50 paesi, scalando subito i vertici delle classifiche in diversi continenti. Ma, a parte loro ed altre rarissime eccezioni (5), la fama della maggior parte degli altri cantanti italiani osannati in patria non varca la frontiera del nostro paese. Stranamente nessuno sembra interrogarsi sulle ragioni né trovare una risposta convincente. Alcuni ne attribuiscono il motivo alla difficoltà di comprendere la nostra lingua. E’ quello che hanno argomentato i fan di Emma (Marrone) per il deludente risultato all’Eurovision 2014, dove non è rientrata nemmeno tra i primi 20; “è stata penalizzata perché ha cantato in italiano” si leggeva in molti commenti. Ipotesi smentita l’anno dopo dal trionfo del Volo al televoto (1.Italy – 366, 2.Russia – 286, 3.Sweden – 279) con “Grande Amore”, risultato poi ribaltato dalla giuria che ha concesso al trio solo il terzo posto. Il Volo in quella occasione ha anche vinto il prestigioso premio Marcel Besançon Awards che va al miglior partecipante votato dalla stampa e dai media durante l’evento. D’altra parte questa tesi era già stata contraddetta dal successo planetario ottenuto da Andrea Bocelli e Pavarotti. Non è infatti necessario comprendere le parole per apprezzare un brano musicale, altrimenti solo chi conosce l’inglese o lo spagnolo ammirerebbe gli innumerevoli vocalisti stranieri famosi in tutto il mondo.

Ciò che decreta il successo universale di un artista, di una canzone o di un brano musicale è semplicemente la sua capacità di soddisfare il desiderio di bellezza e di armonia che è insito in ciascuno di noi.


"The beauty of the singer's voice touches us in a place that's as personal as the place from which that voice has issued. If one of the weird things about singers is the ecstasy of surrender they inspire, another weird thing is the debunking response a singer can arouse once we've recovered our senses. It's as if they've fooled us into loving them, diddled our hard-wiring, located a vulnerability we thought we'd long ago armored over. Falling in love with a singer is like being a teenager every time it happens."

(“La bellezza della voce del cantante ci tocca in un luogo che è profondo come il luogo da cui quella voce è scaturita. Se una delle strane cose a proposito dei cantanti è l’estasi e l’arrendevolezza che ispirano, un’altra cosa strana è la reazione di demistificazione che un cantante può suscitare una volta che abbiamo recuperato i nostri sensi. E’ come se ci avessero ingannati ad amarli, avessero vinto con l’imbroglio la nostra resistenza, trovato una vulnerabilità che pensavamo fosse corazzata. Innamorarsi di un cantante è come essere un adolescente ogni volta che succede.”)

This is an excerpt from Jonathan Lethem's introduction to the Greatest Singers of All Time feature in the November 27, 2008 issue of Rolling Stone, available in the digital archive. A panel of 179 experts ranked the vocalists.


Note:

(1) – Ignazio Boschetto ha scritto e composto la canzone in spagnolo "Hablando de ti" e l'ha proposta da solista in alcuni concerti nel 2016, ottenendo un grande successo.

(2) – Patrick Leonard è anche l’autore delle canzoni di Madonna, la quale contribuisce in minima parte alla stesura dei testi. “Sono una di quelle persone dietro le quinte” dice Leonard “Ma sono grato a Madonna perché se non avesse cantato le mie canzoni non le avrebbe conosciute nessuno e ora non potrei fare ciò che sto facendo (comporre nda) (“I’m one of those people behind the curtain.” Leonard says. “By I am grateful to Madonna because if she hadn’t sung those songs, no one would have heard them. She’s made it possible for me to do what I’m doing now.”).

(3) – Molti credono che alcune canzoni di Beyoncé siano autobiografiche ma a scriverle è Linda Perry, alla quale è stata rivolta questa domanda: “Linda, cosa provi quando Beyoncé cambia una sola parola del testo e se ne assume la paternità. Come autrice non ti infastidisce? E lei risponde: “Beh, alcuni di questi artisti pensano che se non fosse per loro la tua canzone non diventerebbe mai famosa, così se ne appropriano, ma tutti conoscono la verità” (“Linda, how do you feel about Beyoncé changing one word on a song and getting writing credit. Does that bother you as a songwriter?’… ‘well some of these artists believe if it wasn’t for them your song would never get out there so they take a cut just because they are who they are, but everyone knows the real truth”).

(4) - Zucchero, Laura Pausini ed Eros Ramazzotti sono tra i pochi italiani famosi anche all'estero ed “esportabili” per l’originalità della melodia e per la grande attenzione all’arrangiamento musicale. Inoltre, hanno duettato con artisti stranieri famosi per la loro eccezionale vocalità.

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