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Il Tg1 attacca il web, ma fa vedere video tagliati

L'edizione delle 20 del Tg1 di giovedì 16 dicembre ha lanciato un attacco a testa bassa contro il Web 2.0, contro i filmati che girano in rete e il citizen journalism, il giornalismo partecipativo, nel suo complesso.

Per farlo ha utilizzato un servizio, messo in grande evidenza, con il lancio-tesi molto semplice e chiaro: “Bufale sul web”. La giornalista “analizza”, se possiamo usare questo termine, i filmati che in questi giorni sono stati caricati sui siti di condivisione, a cominciare da YouTube, passando per YouReporter ed altri ancora, utilizzati a man basse nel pezzo per illustrare le tesi della cronista.

La “sentenza” è questa: “si sono rivelati delle bufale”. Nel servizio del principale telegiornale nazionale succede però una cosa molto interessante. Le immagini che si vedono non sono quelle originali, caricate in rete. Viene mostrata una sequenza di un manifestante a terra, fermato dalle forze dell'ordine. Sul filmato originale uno degli agenti schiaccia con gli anfibi la testa del soggetto sull'asfalto. Nel filmato trasmesso dal Tg1 - lo stesso - l'inquadratura è molto allargata, e la parte più significativa della scena, l'anfibio in testa, scompare magicamente dal video. Il confronto tra le due immagini è impressionante. Giornalisticamente parlando, questa, e non altre, è una bufala. Ma è una bufala “evoluta”, non sappiamo se costruita o casuale. Se fosse costruita, ovviamente, il fatto sarebbe ancora più grave. Da cronista non sono abituato alla cultura del sospetto ma solo all'acquisizione di fatti, e al loro racconto. Qui mi veniva spontaneo rilevare questa curiosa incongruenza: per attaccare i filmati su internet, le “bufale”, si usa un servizio montato con una bufala.



Il Tg1, come altri, utilizza spesso immagini dalla rete, da YouTube, da YouReporter. A volte senza citare la fonte, altre volte togliendo il logo. Anche in questo caso, “allargando” le immagini. Deve essere un vizio da quelle parti. Il giornalismo partecipativo, il citizen journalism, ha lo scopo di mostrare delle cose, questo è il motivo che spinge tante persone a inviare filmati e foto ai siti di condivisione. Si desidera diffondere il più possibile una storia, una testimonianza visiva, anche un'opinione. Quello che il servizio del Tg1 dimostra, oltre ad una certa maldestra trattazione di una notizia, è che il più visto telegiornale italiano non sa cosa sia il Web 2.0. I filmati caricati sono come dei post-it messi su una bacheca dagli utenti. Solo che invece di essere dei foglietti gialli sono in forma “elettronica”, video e foto che siano.

Non vengono “vagliati”, lavorati editorialmente da una redazione. Ognuno manda il suo lavoro, a volte il semplice “girato”, casuale, a volte un “montato”, professionalmente più sviluppato. C'è la clip casuale di un incidente catturata da un telefonino, magari sgranata e buia, e c'è il filmato fatto in Hd da una telecamera magari professionale o quasi. C'è lo scoop, come c'è la storia minore di un cestino non svuotato da giorni sotto il proprio palazzo. C'è il mondo, c'è la vita. E ci sono anche, ovviamente, le eventuali “bufale”, materiale lavorato, o parziale, o fuorviante.

Sta ai giornalisti delle redazioni, per esempio a quella del Tg1, che non è piccola, controllare le fonti, metterle a confronto, valutare la fonte della notizia. Sono loro ad avere un compito molto alto, nobile, serio. Quello di fare bene il loro mestiere, riconoscere i video tra le centinaia di migliaia caricati in rete. Vedranno che la maggior parte sono inviati senza altro fine se non quello di raccontare ciò che si vede. E sapranno isolare i “fake” o le cose in malafede, che non mancano. Anche, purtroppo, nei servizi dei Tg più blasonati.

Commenti all'articolo

  • Di paolo (---.---.---.126) 17 dicembre 2010 15:26

    Controllare le fonti , valutare , metterle a confronto , vagliare i filmati .............. e certo che al TG1 lo fanno , chi è che dice il contrario , lo fanno ,lo fanno stai tranquillo ,e anche con molta "professionalita" . L’importante è che il prodotto finale sia conforme . Però l’errore che tu non devi fare è quello di giudicarlo con criteri di tipo giornalistico . Il Tg1 di Minzolini è un servizio che ha una connotazione più simile ad un trattamento orale che , da tradizione consolidata , viene eseguito per portare all’estasi . Direi che da questo punto di vista Minzolini sta dimostrando di essere "professionalmente" molto bravo . Anzi direi insuperabile, pur davanti ad una concorrenza molto agguerita .


    paolo
  • Di Toscana (---.---.---.3) 17 dicembre 2010 18:44

    Ma perchè questo stà succedendo? Perchè ormai l’audience è dato dall’ingigantimento delle notizie: considerare il web una discarica di news è veramente una grossa novità che sicuramente avrà fatto molto audience. Gli italiani più tecenlogici avranno sicuramente pensato con la loro testa e sanno perfettamente che le infinite fonti non possono sempre garantire la massima attendibilità ma sicuramente il web garantisce una maggiore imparsialità rispetto alla rai.
    Ciao dalla Toscana .

  • Di Damiano Mazzotti (---.---.---.140) 17 dicembre 2010 19:08
    Damiano Mazzotti


    Si,ok... Ma allora l’ordine dei giornalisti serve solo per schiavizzare meglio?

    Comunque a forza di figure di merda si diventa delle merde...

    Anche se i cittadini per abitudine e stanchezza mentale fanno ancora fatica a cambiare canale

    Il consumismo ci ha portati al consumo bulimico e acritito di informazioni zuccherate o dopate.

  • Di (---.---.---.79) 17 dicembre 2010 19:41

    Si si ora ricordo " Assoluzione" invece di ... di ... di .. ecco di "PRESCRIZIONE" 

    Dove? ma sul TG1 ! e mai corretta

  • Di (---.---.---.133) 18 dicembre 2010 09:01

    In quale modo il termine ’TG più blasonati’ è in relazione con il TG1?

    Il TG1 non è più nemmeno un telegiornale: svolge solo il compito di passare le veline del governo. Allo stesso modo definire ’giornalisti’ le persone che lavorano al TG1 è un offesa alla categoria.
  • Di (---.---.---.121) 18 dicembre 2010 09:36

    Il "blasone" è dato dagli anni, dalla tradizione, dal fatto di essere il primo Tg nato in Italia. Non necessariamente il blasone è garanzia di serietà ed affidabilità, come abbiamo visto. A meno che non venga rispolverato e rimesso a nuovo da un colpo di reni di etica e seria voglia di mettersi in discussione .

    Per quanto riguarda il termine "giornalisti" per chi lavora al Tg1 questo dipende dalla mia abitudine di non fare di ogni erba un fascio. Ci sono anche giornalisti che lì dentro sanno fare egregiamente il loro mestiere, e che esprimono in vari modi il loro disagio per la drammatica situazione da notiziario politico in cui si sono trovati catapultati. Perchè non lo fanno dimettendosi? Da un lato perchè in molti sono lì per cooptazione, non tutti per merito. Poi non tutti sono votati al martirio della disoccupazione e del precariato, non me la sento di lanciare la prima pietra.

  • Di Damiano Mazzotti (---.---.---.34) 19 dicembre 2010 09:48
    Damiano Mazzotti


    Di questi tempi non si lanciano nemmeno le pietre... Si tengono ben strette e si rivendono appena possibile per guadagnare qualcosa...

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