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di carlo mancosu mercoledì 26 maggio 2010 - 0 commento oknotizie
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Il Ponte sullo Stretto. Rischi, dubbi, danni e verità nascoste

Il Ponte sullo Stretto. Rischi, dubbi, danni e verità nascoste

 
Enzo Siviero - Tre libri sul ponte di Messina
 
L’organizzazione del convegno, da me promosso unitamente all’amico Ing. Luigi Bosco, “Il Ponte sullo Stretto. La sfida dell’Ingegneria” (Catania, 21 Maggio 2010) mi spinge a commentare tre libri sul Ponte di Messina. Il primo, appena uscito, “Il Ponte sullo Stretto - Rischi, dubbi, danni e verità nascoste" a cura di Carlo Mancosu, il secondo, dello scorso anno, di Giuseppe Cruciani “Questo Ponte s’ha da fare – Lo Stretto di Messina e le opere incompiute che bloccano l’Italia” e il terzo, recentissimo, edito dalla Società Stretto di Messina, “The Messina Strait Bridge A challenge and a dream”.
 
Nel primo, il filo conduttore, al di là delle dichiarazioni iniziali, appare decisamente orientato verso il No Ponte. Né bastano gli spunti di Luigi Prestinenza Puglisi, che fornisce un contributo ’intrigante’ capace di far riflettere nell’oscillazione Ponte No/Ponte sì. In effetti, a ben vedere, assai diverse da quelle puramente tecniche sono le motivazioni che fanno propendere per il Ponte Sì: suggestioni ed emozioni, percezioni e sogni, miti e realtà che toccano il cuore più che la ragione.
 
Il libro di Cruciani, al contrario del primo, si spinge in modo enfatico verso il sì al Ponte, tentando di ridicolizzare chiunque si opponga a questo che, per come viene posto dall’autore, si configura come un vero e proprio “imperativo categorico”. A sua volta il libro della Società Stretto di Messina finalmente rende palese un progetto, per molti versi sconosciuto ai più, ben illustrando dalla parte del committente il quadro complessivo dell’opera dalla sua genesi storica, allo stato attuale, puntualizzandone ogni elemento significativo in uno sguardo complessivo mai, prima d’ora, affrontato. Un volume, dunque, più che necessario per far chiarezza su questa controversa tematica.
 
Peraltro, a mio avviso, sia nel caso del No Ponte che in quello del Sì Ponte, il tema non viene ben posto. Non si possono, infatti, condividere in modo preconcetto ed acritico né i Sì né i No senza motivazioni solide che attengano ben più al “luogo”, che al “non luogo”.
 
Tornando a Mancosu, va detto, senza tema di smentita, che l’insieme delle opinioni raccolte in questo libro ricalcano temi arcinoti, trattati talvolta frettolosamente, ma prevalentemente, oserei dire, quasi ’urlati’. Proprio per questo se ne raccomanda la lettura. Se si intende affrontare un dialogo e svilupparlo a pieno, è necessario, in via prioritaria, abbattere le muraglie ideologiche, costruire un ’ponte culturale’, non ideologizzato, percorrerlo fino in fondo, senza timore alcuno. Solo così si potrà pervenire alla convergenza complessiva. Ecco quindi che, paradossalmente, e forse inconsapevolmente, proprio all’interno di questo stesso libro, si trova la soluzione, correttamente fornita, nel suo lucidissimo approccio culturale, da Franco Zagari. Straordinario interprete di un pensiero collettivo, non ben compreso dai più, senza pregiudizio alcuno, ma con una forte sensibilità, non solo paesaggistica, Zagari fornisce una chiave di lettura, non nuova forse, ma qui riproposta in forma unitaria. Vi si ritrovano le suggestioni della metropoli dello Stretto ben colte dal mitico Samonà, così come la rivisitazione dell’intero impianto paesaggistico nelle varie scale, e ancora le evoluzioni economico/sociali che si potranno determinare con la realizzazione dell’opera (ben inteso nel suo complesso urbanistico-territoriale declinata in modo culturalmente elevato). In buona sostanza, una visione del ’luogo’ che coglie un’opportunità unica e irripetibile, per ritrovare se stesso, in una trasformazione epocale che, in non più di uno, massimo due decenni (meno di una generazione...) potrà risorgere a nuova vita. Sono, queste, alcune delle riflessioni che io stesso da tempo coltivo, e molte volte, anche pubblicamente, ho espresso senza pregiudizio alcuno. Un plauso dunque al collega Zagari che, punto di riferimento dell’architettura del paesaggio e coordinatore nazionale di molte ricerche sul tema, ci fornisce con il suo scritto, la delicatezza dei suoi pensieri, la sensibilità del suo operare, ma soprattutto, l’eleganza della moderazione. Di questi tempi una vera e propria rarità.

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