Procacciatore di Affari. Broker comunicativo che cura gli interessi di gruppi e consorzi aziendali. Ponte di raccordo tra Politica e Impresa. Professionista di public affairs. Mediatore. Negoziatore. Le definizioni nascono e muoiono nella manciata di anni, se non di mesi. La figura professionale è sempre la stessa, il lobbista.
Fuori da pregiudizi, mistificazioni e dal preconcetto di "mestierante", quello del Lobbista è un mestiere fondato sulla capacità di gestire un'agenda contatti flessibile perché capace di adattarsi senza soluzione di continuità alle esigenze dei gruppi e degli interessi trasversali serviti. Si tratta di una professione a tutti gli effetti che, suo malgrado, fino ad oggi è stata - a tratti volutamente - mistificata se non ghettizzata e caratterizzata da confini fumosi e confusioni di genere ( P2, P4, Massoneria). C'è un netto distinguo tra l'attività di Lobbista e un qualsiasi famigerato surrogato dell'eco riflesso di un gruppo di potere. In Italia una delle realtà più importanti è quella rappresentata da Open Gate Italia, società specializzata in attività di public affairs, regolamentazione e comunicazione strategica. La sua mission è chiara e lineare: "Open Gate Italia sostiene aziende ed organizzazioni rappresentando i loro interessi in maniera esplicita e trasparente presso decision maker, media e istituzioni ad ogni livello". Linearità e trasparenza. Il Lobbista si muove alla luce del sole, cura gli interessi dei suoi clienti assumendosi responsabilità e doveri propri di una professione che opera trasversalmente tra Affari e Politica.
Luoghi comuni, mistificatori, sciacalli e squali... Sono presenti in egual misura nel settore d'attività dei Lobbisti così come in qualsiasi altro settore le cui fondamenta fanno paio con capacità relazionali e comunicative dei singoli anche se - non sempre - riuniti in Organizzazioni. A differenza di altri settori però, si pensi all'Ordine degli Avvocati o a quello dei Giornalisti, in Europa la professione non era mai stata riconosciuta fino ad oggi: troppo fumosa, troppo underground, troppo famigerata per essere digerita dalla collettività del Vecchio Continente. Poco importava se negli Stati Uniti d'America c'era un esempio concreto di regolamentazione dell'attività: due ACT (Lobbying Act del 1946 e Lobbying Disclosure Act del 1995) che definiscono il Lobbying USA, professione sottesa e accreditata da un Registro specifico a cui sono iscritti oltre 16.000 lobbyisti americani. Poco importava, perché la radice culturale assegnava all'accezione del termine un significato estraneo all'esperienza europea di lungo corso. Una Lobby americana è parte integrante del tessuto sociale di una Nazione in cui la professione di Lobbista è socialmente radicata fin dall' 800. L'edizione del 19 Febbraio 1956 del The New York Times Magazine, riportava un affermazione dell'allora Senatore John Fitzgerald Kennedy: "I lobbisti sono in molti casi dei tecnici esperti in grado di spiegare argomenti complessi e difficili in modo chiaro, comprensibile e al passo con i tempi. Si impegnano in discussioni personali con membri del Congresso, spiegando nel dettaglio le ragioni delle posizioni che sostengono. La nostra rappresentazione del Congresso è basata su confini geografici, per questo i lobbisti che rappresentano i vari interessi economici, commerciali e sociali di questo Paese hanno assunto un ruolo importante nel processo legislativo" - passaggio che divenne poi claim della professione, citato in lingua originale in ogni parte del mondo e soprattutto in quelle Nazioni in cui il Lobbista aveva bisogno di rafforzare la propria identità professionale verso collettività culturalmente impreparate ad una professione facilmente soggetta a luoghi comuni che non le appartengono.
Mediatore Europeo Lobby Politica clientelare Comunicazione politica
tu scrivi che quello del lobbista e’ un mestiere. Io so che, da queste parti del mondo, il (...)
19/07 16:06 - Geri Steve