Solo la morte li rende visibili, li fa emergere dall’oscurità e dal degrado in cui nascono e in cui muoiono. Fantasmi che vediamo di sfuggita, che ci passano accanto senza sfiorarci che diventano persone solo con la morte.
Chi conosceva prima di oggi Patrizia, Raul, Sebastian e Fernando?
Certamente nessuno di noi e purtroppo nemmeno chi avrebbe dovuto conoscerli per proprio ufficio. Sono nomi di bimbi che fino a ieri non dicevano niente, creature invisibili, bambini anonimi che se ti capitava di incontrarne uno per strada lacero, scalzo, sudicio e ti tendeva la mano o ti chiedeva qualcosa cambiavi percorso o marciapiede e dentro di te sentivi come un sentimento di disagio, o addirittura di disgusto, per quella miserabile condizione.
Condizione “indecorosa” viene da dire e da pensare ma forse bisognerebbe rifletterci meglio e considerare indecorosa la povertà e non i poveri che la subiscono.
Una povertà vissuta non in un del terzo mondo dove questa è diffusa in maniera universale, dove manca una vera economia di mercato e magari le ricchezze le sottosuolo sono appannaggio di qualche potenza straniera che al popolo lascia solo qualche spicciolo, ma una povertà in uno dei paesi più industrializzati del mondo.
Un paese dove i soldi si sprecano nel lussuoso mantenimento di una classe politica arrogante e inefficiente e in cui i privilegi personali hanno raggiunto vette di indecenza, si sprecano nella feste discusse e discutibili dell’Alta Borghesia (romana e non) fino ai massimi livelli istituzionali, si disperdono in amministrazioni pubbliche elefantiache e forse proprio per questo inefficienti, in un sistema partitico obsoleto e decadente, in fiumi di denaro che solo in minima parte arrivano alla destinazione per cui sono stati stanziati. Un paese ricco dove la ricchezza da evasione fiscale da sola potrebbe servire a costruire case decenti non solo per tutti gli sfrattati italiani o in attesa di esserlo, ma anche per molti di quei 160.000 zingari stimati al 2008 presenti in Italia dall’Opera Nomadi. Di questi 70.000 hanno addirittura cittadinanza italiana e 90.000 provengono dai Balcani.
Ricordiamo che l’Italia è tra i Paesi europei con la più bassa percentuale di rom/sinti (0,3%: al 14° posto nell’Ue), con una mortalità però da terzo mondo: la vita media è infatti intorno ai 40-50 anni con un’alta percentuale di bambini.
Fra quelle cifre di mortalità bisogna oggi aggiungere anche questi quattro, bambini dai 4 agli 11 anni, bruciati nel rogo della loro casetta di cartone incendiata da un braciere che i genitori avevano acceso per scaldare la stanza dove dormivano.
E subito è scattato il circo mediatico e la ricerca delle responsabilità. Il sindaco che chiede poteri straordinari per la situazione di emergenza, i servizi sociali messi sotto accusa perché di questi bambini non si erano occupati, i campi fatiscenti che nascono da un giorno all’altro nelle periferie urbane occupate da persone scacciate da altri luoghi appena c’è qualche protesta, qualche notizia che si affaccia niente niente alla cronaca cittadina. Solo allora ci si accorge di questi campi vergognosi e di queste persone miserevoli e si prova vergogna di noi stessi per non aver fatto niente, “una vergogna partorita dal veleno dell’indifferenza, dalle piccole miserie etniche, dalla propaganda e dall’incuria”.
agoravox dovrebbe censurare molto di meno gli articoli in generale e pubblicarli piu in fretta (...)
12/02 15:46 - roberto