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I primi medici cubani arrivano in Brasile

Dopo mesi di battaglia politica finalmente i primi medici cubani, per il momento poche centinaia (moltissime donne e di colore), sono sbarcati in Brasile. Entro l’anno saranno 4.000 e stanno già raggiungendo le sedi disagiate, spesso molto remote o pericolose dove sono destinati e dove nessun medico brasiliano era disposto ad operare. Sono stati accolti dai militanti del PT (Partito dei Lavoratori) al governo e da intellettuali come Emir Sader e dal ripudio della classe medica locale, che sta letteralmente facendo le barricate con argomenti che sfiorano perfino il razzismo.

Ogni medico cubano riceve uno stipendio di poco più di 300 dollari al mese, molti soldi a Cuba, più di quanto guadagnano i 18.000 che operano da un decennio in Venezuela, poco in Brasile. Con quelli che opereranno in Brasile la rivoluzione cubana raggiungerà i 43.000 medici impegnati in 40 paesi del mondo, un’operazione che coniuga la solidarietà, la diplomazia, l’interesse di far entrare valuta pregiata nel paese e la possibilità di occupare sanitari per un paese con i più alti indici al mondo.

Per il governo Rousseff è un investimento di oltre 200 milioni di dollari l’anno e l’unica possibilità di dar seguito al dettato costituzionale che, anche in Brasile, considera la salute come un diritto inalienabile. Le trattative andavano avanti da 18 mesi ma sono state senz’altro accelerate negli ultimi mesi per la necessità di dar risposta all’attesa di servizi sanitari appropriati da parte della popolazione.

La collaborazione tra salute cubana e brasiliana non inizia ora. Già nel 1986, governava José Sarney, appena uscito il Brasile dalla dittatura militare, fu il vaccino cubano contro la meningite a salvare centinaia di vite. In Brasile vi fu una campagna di stampa contro l’aver salvato quelle vite.

Pochi anni fa, quando l’Organizzazione Mondiale per la Salute (OMS) cercava vaccini per la febbre gialla in Africa nessuna industria farmaceutica fu disposta ad accettare il prezzo che l’OMS poteva pagare. Furono l’Instituto Bio Manguinhos, brasiliano, e l’Instituto Finley, cubano, entrambi pubblici, a produrre insieme 19 milioni di dosi di vaccino ad un prezzo del 90% inferiore a quello di mercato. Ci sarebbe a lungo da dire sulla solidarietà cubana.

Basta ricordare di quando "quell’animale" di George Bush impedì a 1.300 medici cubani, già concentrati all’aeroporto dell’Avana, di partire alla volta di New Orleans distrutta dall’uragano Katrina. George Bush preferì non salvare “vite americane” piuttosto che accettare la solidarietà cubana.

Potremmo citare la Scuola latinoamericana di medicina che in dieci anni ha laureato gratuitamente 10.000 giovani stranieri, tutti provenienti da famiglie povere, tra i quali quasi 500 giovani statunitensi al solo patto che tornassero a operare nei loro luoghi di provenienza. O infine dell’operazione miracolo con la quale 2 milioni di latinoamericani poveri hanno ricevuto gratuitamente cure oculistiche di medici cubani con l’aiuto logistico ed economico del Venezuela chavista.

Ma di tutto questo non è mai bene parlare, si rischia di essere additati come antidemocratici e di non figurare bene in società. Qualcuno poi però dovrebbe anche spiegare perché Cuba è intollerabile ma non è intollerabile che in così tanti paesi del mondo semplicemente manchino i medici, gli ospedali cadano a pezzi, la salute sia un lusso,

questo link il racconto di una settimana ospite dei medici cubani in un luogo remoto del Venezuela.

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