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di Antonio Mazzeo (sito) sabato 24 marzo 2012 - 0 commento oknotizie
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I lavori del MUOS: un crimine contro l’ambiente

Un paesaggio da incubo. La collina stuprata, sventrata. Voragini ampie come i crateri di un vulcano. Il terreno lacerato dal transito dei mezzi pesanti, ruspe, betoniere, camion. Recinzioni di filo spinato, tralicci di acciaio. Una selva di antenne. E poi ancora e solo antenne. Terrazzamenti, gli uni sugli altri, per centinaia e centinaia di metri. Uno di essi mostra già evidenti segni di cedimento. Forse per la pioggia dell’ultima coda d’inverno. In cima, tre piattaforme in cemento armato. E un primo blocco di casermette, container in alluminio e i box per i generatori di potenza.

Non conoscono soste i lavori di realizzazione, all’interno della riserva naturale “Sughereta” di Niscemi, del terminale terrestre del MUOS, il nuovo sistema di telecomunicazioni satellitari della Marina militare USA. Scempi che si sommano ad altri scempi, l’elogio della follia della guerra, l’estrema profanazione del paesaggio e dell’ambiente.

“Abbiamo fatto un sopralluogo in contrada Ulmo per seguire i lavori del MUOStro di Niscemi rilevando alcune problematiche sulla conduzione delle opere di sbancamento”, denunciano i rappresentanti del Movimento No MUOS. “Negli elaborati grafici del progetto, la dislocazione delle piattaforme su cui saranno montate le mega-antenne non corrisponde con quelle in corso di costruzione. Nelle tavole le basi erano disposte lungo una direttrice nord-sud, mentre adesso le stanno realizzando in direzione est-ovest. Non sappiamo se siano mai state approvate varianti in corso d’opera al progetto autorizzato la scorsa estate. Se non è così, i lavori non sono coerenti con le autorizzazioni rilasciate. Di sicuro questa modifica, per il profilo del terreno, ha comportato un maggiore volume di terra movimentata e di conseguenza un più pesante impatto sull’ambiente e il territorio”.

“È perfettamente visibile, poi, la distruzione di essenze arboree tutelate”, aggiungono i No MUOS. “La scomparsa di parte della macchia mediterranea è provata anche dalle foto satellitari in nostro possesso, scattate prima dell’inizio dei lavori. Il minimo che ci si aspetti è un intervento chiarificatore dell’Ente Forestale di Trapani, il soggetto interessato alla vigilanza degli interventi in atto nella riserva”.

L’installazione delle tre antenne paraboliche del MUOS di 18,4 metri di diametro e di due torri radio di 149 metri d’altezza sta avendo conseguenze assai più devastanti di quanto era possibile prevedere dalla lettura del progetto del Comando US Navy di Sigonella. Originariamente si accennava solo all’esecuzione di opere di recinzione del perimetro interessato al sistema satellitare, alla realizzazione di un impianto di illuminazione e di un sistema di drenaggio delle acque meteoriche, al “livellamento superficiale” del terreno e al suo “consolidamento”, a “sistemi di viabilità” e “collegamenti dell’area con le esistenti reti idriche, elettriche e telefoniche mediante tubazioni interrate”. Interventi di per sé impattanti che l’allora ministro della difesa Ignazio la Russa si era ripromesso di mitigare e compensare. “Entro sei mesi dall’inizio dei lavori del MUOS sarà realizzata all’interno dell’area naturalistica una infrastruttura ecocompatibile per il controllo, la gestione ed accoglienza della Riserva, adeguata a supportare l’attività di unità ippomontate e di sistemi per la vivibilità del parco”, riporta il protocollo sottoscritto lo scorso anno dal dicastero della Difesa e dal presidente della Regione, Raffaele Lombardo. Di mesi ne sono trascorsi dieci e le uniche strutture realizzate nella “Sughereta” di Niscemi sono quelle adeguate a supportare il nuovo sistema per le future guerre teleguidate del XXI secolo.


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