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Guardare e (forse) toccare: Microsoft Sphere e le interfacce seducenti

Giunge ultimo in ordine di tempo, ma è solo un passo avanti in una rivoluzione che potrebbe cambiare il modo di usare i computer. E’ Microsoft Surface Sphere, una palla, più o meno un mappamondo, sulla cui superficie si muovono gli oggetti di un desktop proiettato dall’interno, manipolabili con le mani usando il multitouch, l’ultima tendenza delle interfacce.

Presentato il 28 luglio alla Microsoft Research Faculty Summit alla presenza di ospiti più o meno illustri, l’oggetto è solo un prototipo e non si annuncia ancora come prodotto, ma già da ora possiamo sapere proprio grazie alla Microsoft che sarà probabilmente destinato a luoghi sociali ad elevata interattività, come musei, hall, sale espositive. Ma persino uffici, perché questa specie di tv-mappamondo è adatta anche a videoconferenze dove i partecipanti possono stare tutti disposti attorno al nuovo totem. Più di un video è giù disponibile su Youtube.

Inoltre, la possibilità di manipolare gli oggetti a piacimento attorno ad una superficie che si estende per 360 gradi senza soluzione di continuità abilita ad un lavoro di gruppo dove diverse persone attorno alla sfera interattiva esaminano e si passano documenti, lavorano assieme, senza alcun altro dispositivo meccanico di puntamento. Addio al mouse, addio alle stylus, le penne dei tablet pc, addio al filo-comando del wii: ora servono solo le braccia e le mani.

Figlio diretto di Microsoft Surface, presentato lo scorso anno, dopo l’uscita dell’iPhone di Apple, Sphere condivide con i predecessori l’idea della manipolazione diretta degli oggetti senza dispositivi maccanici e con puntamenti multipli, ovvero il cosiddetto multitouch. Il vantaggio del multitouch rispetto al puntamento semplice è che sono possibili diversi gesti, usando più punti di appoggio: rotazioni, ingrandimenti, distorsioni. Con queste interfacce avremo così l’illusione di essere dei maghi che, muovendo le mani su una superficie, manipolano la realtà (virtuale) a proprio piacimento.


Poco importa che per ora l’unico dispositivo a grande diffusione che usi queste modalità di interazione sia proprio il telefono dei concorrenti della Apple e i prodotti da esso derivati. Qualche rumor dice anzi che l’interfaccia sia troppo raffinata per confinarla su un telefono o su un minuscopo iPod Touch, e che quindi sia lecito aspettarsi prossimamente da Apple un piccolo computer, una sorta di iTablet, che usi questo stesso sistema, libero da tastiera e da mouse. Il che è sufficiente a scatenare l’attesa per il prossimo Show di Steve Jobs. Nel frattempo, lo Sphere-show è un ottimo palliativo.

Quello che conta di più è infatti che si stanno moltiplicando le dimostrazioni e le anticipazioni su questo genere di interfacce, assieme alle notizie sulla prossima scomparsa del mouse. E’ segno che vogliamo liberarci dei vincoli meccanici che finora avevano regolato la nostra (piuttosto insoddisfacente) relazione con i computer? Quanto meno è segno che sogniamo una tecnologia aerea, fluida, manipolabile con facilità. Forse perché finora non l’abbiamo avuta, al di là delle promesse. In questa direzione si muovono anche le ricerche sulle Gesture Recognition, le interfacce che esaminano l’ambiente e riconoscono i gesti che facciamo, nemmeno sulle superfici dei loro prodotti, ma agitando le braccia in aria. Come nei film di fantascienza.

Altre tendenze delle interfacce (ad esempio, la linea di comando rivisitata, o il comando vocale) sono altrettanto e forse più sperimentate, danno vita ad oggetti che usiamo (il browser è in effetti la più diffusa interfaccia a linea di comando testuale dagli anni ’70…) e tuttavia scaldano meno la fantasia, anche se magari sono più reali. In questo settore, insomma, anche aziende tradizionalmente concrete come Microsoft stanno scoprendo che le interfacce seducenti hanno un ruolo immaginifico che serve anche al di là della concretezza o della diffusione dei prodotti.

In attesa della prossima battaglia sui brevetti dei gesti (e dunque degli standard futuri) che possiamo compiere con il multitouch. Perché va bene sedurre, ma qui è in corso una guerra commerciale, con diversi brevetti già registrati e molti ancora pendenti. Anche la logica dell’annuncio, in questi casi, trova un suo ruolo tattico.

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