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di Aldo Funicelli (sito) lunedì 29 ottobre 2012 - 1 commento oknotizie
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Gli insaziabili. L’inchiesta di Report sui tesorieri dei partiti

 

Alcune riflessioni sulla scorsa puntata di Report (sui tesorieri dei partiti) che, come si dice, cade proprio come il cacio sui maccheroni, visti i tempi che corriamo.

Primo: Tu quoque Tonino? Tutto mi aspettavo, tranne che vedere certe cose nel partito di Di Pietro. Intendiamoci, probabilmente, caso Maruccio a parte, non c'è nulla di penale. Ma una questione di etica, di opportunità, sicuramente c'è. La gestione della cassa del partito dell'Italia dei valori, affidata a tre persone membri di una associazione duale al partito, che per anni ha gestito i rimborsi pubblici (che ora Di Pietro vuole abolire, come ha detto, ma che nel passato ha accettato). Cassa che era in mano sua e alla moglie: tutto corretto? "Mia moglie non è mia moglie". No, queste cose dall'ex pm di Mani pulite, no.

C'è anche la questione dei rimborsi per l'IDV a Bologna, con i soldi finiti a finanziare convegni mai avvenuti. Vicenda per cui il consigliere Nanni è finito indagato. Certo, non bisogna fare di tutta l'erba un fascio, né soffermarsi su queste piccole pagliuzze, in un contesto dove girano certe travi. Ma quando poi queste "pagliuzze" come le chiama Tonino stesso diventano indagini della magistratura, noi cittadini non possiamo girarci dall'altra parte solo perché Di Pietro ha sposato nel passato le battaglie su giustizia, trasparenza, merito.



Di Pietro che ha guadagnato bene dalle cause penali che ha vinto: tanto bene che si è potuto permettere di comprarsi diversi appartamenti, poi, secondo quanto riporta il servizio di Sabrina Giannini, affittati al partito. Di Pietro come Bossi, dunque: tutto casa e famiglia. Il figlio consigliere regionale (e diplomato con calma a 22 anni), le case personali, una gestione familistica dei conti (lui, la Mura, la moglie)...

La seconda riflessione riguarda il controllo dei conti nei partiti. Prima che succedesse lo scandalo, anche Lusi poteva dire di avere i conti in ordine. Sabrina Giannini ha intervistato Tommaso di Tanno, uno dei revisori dei conti dei partiti: che è stato estremamente chiaro. I revisori certificano solo quanto i partiti stessi vogliono lasciar certificare. Sono solo "pezzi di carta" dove ci si può scrivere di tutto. Non solo: i revisori sono scelti col manuale Cencelli dalla Camera (da Fini, ad esempio). Alla faccia dell'indipendenza: ecco perché si temono i controlli preventivi della Corte dei Conti.

Sempre il presidente Fini giustificava il meccanismo dei rimborsi elettorali: quelli che assicurano 500 ml di euro l'anno alla politica (tra rimborsi elettorali, finanziamento ai gironali di partito). Dovevano garantire che alla politica potesse accedere anche chi non è ricco. Vorrei chiedere a Fini: quanti "poveri" sono entrati in Parlamento? E quanti poveri invece non si vedono oggi riconosciuto il diritto alle cure, all'istruzione, alla sanità? Non è gravemente lesivo dei nostri diritti come cittadini anche questo?

Infine l'ultima cosa: forse a pagare per tutto questo schifo saranno solamente i tre quattro capri espiatori, finiti in carcere (o ai domiciliari, come Lusi) e sui giornali. E forse nemmeno loro, perché sarà difficile che, in un processo penale, si riescano a dimostrare delle violazioni del codice.

Questo comportamento, irrispettoso del cittadino, del bene pubblico, è quasi un furto legalizzato.
Oggi l'unico lavoro che conviene, l'unica impresa che conviene tirar su, è creare un partito e farsi eleggere. Anche se poi muori, i soldi arrivano lo stesso, senza nessuno che controlla. Paga Pantalone.

E se poi non ci sono soldi per scuole, medici, asili, treni dei pendolari, il welfare, ci si sente dire che sono cose che non ci possiamo permettere.

MILENA GABANELLI IN STUDIO
Era il 15 marzo del 1980, più di trent’anni fa e non era ancora successo quello che si è prodotto poi a nostra insaputa. Repubblica usciva con un racconto di Italo Calvino dal titolo “Apologo sull’onestà nel Paese dei corrotti”. Val la pena di leggere un paragrafo “C’era un paese che si reggeva sull’illecito. Non che mancassero le leggi, né che il sistema politico non fosse basato su principi che tutti più o meno dicevano di condividere. Ma questo sistema, articolato su un gran numero di centri di potere, aveva bisogno di mezzi finanziari smisurati (ne aveva bisogno perché quando ci si abitua a disporre di molti soldi non si è più capaci di concepire la vita in altro modo), chi poteva dar soldi in cambio di favori, in genere già aveva fatto questi soldi mediante favori ottenuti in precedenza; per cui ne risultava un sistema economico in qualche modo circolare e non privo d’una sua armonia”. Sembra scritto stamattina e ci sembra che questa armonia, la loro, duri da troppo tempo. Se vogliamo spezzare questo circolo vizioso bisogna cominciare ora a separare il marcio dal sano.

Il link alla puntata di report e il pdf con la trascrizione del servizio.
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di Aldo Funicelli (sito) lunedì 29 ottobre 2012 - 1 commento oknotizie
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