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Gli Ufo e lo "strano caso" di Visoni Dekani

Tra le opere d’arte fantasiosamente attribuite a extraterrestri, nella cupola di un monastero bizantino del Kosovo, c’è anche una “Crocifissione” di pittore anonimo

 

Nel mondo dell’ufologia alcune opere pittoriche sono diventate delle icone, tanto da rappresentare, secondo alcuni “esperti”, degli indizi “inequivocabili”, se non addirittura delle prove del passaggio di oggetti volanti moderni nei cieli del Medioevo e dei secoli a seguire. Basta navigare velocemente dentro i siti specializzati per rendersi conto che tali immagini costituiscono dei punti di forza per coloro che sostengono che nel passato gli extraterrestri ci hanno fatto visita. C’è anche chi asserisce che questi velivoli potrebbero rappresentare macchine del tempo costruite nel futuro dai nostri scienziati. Cosa c’è di vero in questa faccenda?

Bisogna dire che alcune produzioni artistiche sono dei clamorosi falsi. Una tra tutte la bufala del famoso Astronauta di Fergana, arte contemporanea eseguita da un artista russo nel 1967 (cfr. Lumières dans la nuit, n. 335, febbraio 2000). Alcune opere d’arte originali, medievali e moderne, sono state additate da alcuni ufologi come immagini fortemente indiziarie per la presenza di oggetti volanti particolari, o segni indecifrabili e quindi assoggettabili (quasi) a qualsiasi tipo di lettura. Tuttavia è sufficiente osservarle con competenza per rendersi conto che quegli oggetti non sono altro che segni della presenza del divino, dello Spirito Santo, di angeli splendenti e di luci salvifiche. Non serve nemmeno particolare perizia tecnica nell’osservarle. Vi sono, però, delle opere d’arte originali e sorprendentemente misteriose, dove si trovano immagini “strane”, per così dire, non bene definibili a una prima lettura (almeno per i non esperti), che effettivamente possono indurre in errore la persona non addetta ai lavori.

Si tratta di opere pittoriche sulle quali sono stati rappresentati oggetti che possono avere le fattezze di velivoli moderni (spaziali, per certi versi) e che hanno fatto pensare a qualcosa di insolito e misterioso. Premettiamo che il 13 giugno 2012 Massimo Polidoro, segretario generale e cofondatore del Cicap (Comitato italiano controllo affermazioni paranormali) è intervenuto alla trasmissione televisiva Eva, in onda su Rai Due alle 23,05, per esprimersi intorno ai presunti Ufo nell’arte e per parlare della clipeologia, ovvero la scienza che studia l’ufologia archeologica.

Quanto segue è già stato diversamente trattato dal critico d’arte Diego Cuoghi (cfr. Arte e Ufo?, in www.sprezzatura.it) e – variatis variandis – da Luca Menichelli (cfr. Antichi astronauti?, in www.scetticamente.it). Ciò che seguirà in questo nostro testo è lungi dall’essere completo ed esauriente: si analizzerà, infatti, soltanto una delle opere pittoriche che hanno indotto i non esperti di storia dell’arte a interpretazioni non corrette e lontane dalle intenzioni degli artisti dell’epoca.

L’opera d’arte in questione è un affresco che fa parte della nota Crocifissione bizantina (1335) di artista anonimo, presente nel terzo livello della cupola del monastero di Visoni Dekani in Kosovo. Nel 1964 le pitture, che si trovano a quindici metri da terra, furono fotografate con un teleobiettivo da Aleksander Paunovich, fotografo “alienista” a caccia di notizie particolari. Egli asserì che i due oggetti in alto, ai lati della scena, erano strutture aeree “fuori tempo” (ante litteram), all’interno delle quali (soprattutto in quella di sinistra) si potevano notare chiaramente uomini in atto di pilotare l’oggetto.

La storia fu pubblicata pochi mesi dopo sulla rivista slava Lumières e arrivò in Europa occidentale con un articolo scritto da Vjatčeslav Zajcev nel 1967 e pubblicato da Spoutnik, un periodico di cultura russa stampato in Francia. Nello stesso articolo si parlava anche dell’Astronauta di Fergana (secondo Zajcev, anche Gesù Cristo doveva essere un cosmonauta), citato prima, e di altri visitatori del cosmo che l’autore credeva di individuare in alcune opere d’arte (senza essere esperto della materia).

Torniamo con i piedi per terra: raffigurazioni simili a questa sono piuttosto comuni nell’arte pittorica (e non solo) medievale e preumanistica. Basta osservare alcune immagini di crocifissioni più o meno conosciute (non solo nel mondo bizantino-ortodosso) per rendersi conto che in alto, ai lati dell’opera, si stagliano due immagini luminose. Si segue un modello iconografico tradizionale molto diffuso in quel periodo, anche se nell’affresco di Visoni Dekani le due immagini aeree presentano tratti singolari rispetto ad altre rappresentazioni della nascita e della morte di Cristo. Questo è dovuto al fatto che l’autore dell’affresco ha usato una variante nella tecnica della personificazione o prosopografia pittorica (in questo caso) del Sole e della Luna. I due corpi celesti sono rappresentati in forma umana.

Sono immagini stilizzate (nel cui contesto gli stilemi bizantini si esasperano) che vogliono testimoniare il male universale, il dolore cosmico e la partecipazione alla sofferenza del Cristo morente, attraverso la visione e la testimonianza del giorno e della notte, del Sole e della Luna, degli uomini (sotto il patibolo) e degli angeli come ministri di Dio (in alto sopra la croce). Spazio verticale e spazio orizzontale concorrono alla narrazione pittorica nella totalità.

Quanto sembra un oggetto volante dal “design” – diremmo oggi – particolare è in realtà la raffigurazione della luce del Sole, dentro alla quale si antropomorfizza la sua essenza e la sua sostanza (si noti la foto che riproduce il particolare). La Luna, invece, è rappresentata tradizionalmente con il famoso “spicchio” o “falce lunare”, attraverso la stilizzazione della luce pallida e algida che si allunga a posteriori come dei raggi di luce diafana (che a occhi inesperti o moderni può sembrare una capsula spaziale). L’anonimo artista bizantino ha soltanto adoperato una “licenza poetica” più libera nell’uso stilistico dei tratti tradizionali delle personificazioni e degli stilemi canonici.

Gli esempi potrebbero continuare a lungo, ma non è questa la sede. Ci limitiamo solo a ricordare la famosissima Crocifissione di Anversa di Antonello da Messina (1475), nella quale le personificazioni sono mutate in nuvole di fumo, e la terracotta smaltata di Andrea Della Robbia nel Santuario della Verna ad Arezzo (seconda metà del XV secolo), dove la prosopografia si riduce alla sola figura del volto dei due corpi celesti, spettatori delle nefandezze umane.

Di argomento analogo, sempre a firma Cappadonia Mastrolorenzi, leggi anche Ufo (e Ifo) a ufo nel cielo…

Le immagini: dipinti (o loro particolari) citati nel testo, da Della Robbia ad Antonello da Messina, passando per la Crocifissione di Visoni Dekani.

Marco Cappadonia Mastrolorenzi

(LucidaMente, anno VII, n. 84, dicembre 2012)

Questo articolo è stato pubblicato qui

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