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Gentilini condannato: istigazione al razzismo. Uno sceriffo contro extracomunitari e gay

Prima o poi doveva succedere. È toccato a Gentilini beccarsi, ieri, la condanna per istigazione al razzismo con annessa multa di 4000 euro. All’ex sindaco di Treviso sono costate care le parole urlate dal palco della Festa dei Popoli Padani a Venezia.
 
“Voglio eliminare - aveva detto - i campi nomadi, voglio eliminare dalle strade quei bambini che vanno a rubare in casa degli anziani” ed ancora “voglio una rivoluzione contro chi vuole aprire moschee e tempi islamici” dicendosi pronto “ad aprire una fabbrica di tappeti per regalarli agli islamici perchè vadano a pregare nel deserto e non a casa nostra”. E ancora “Voglio la rivoluzione contro i clandestini. Voglio la rivoluzione contro i campi dei nomadi e degli zingari. Io ne ho distrutti due a Treviso” e qui potete trovare parte di quel discorso.
 
Frasi queste che hanno portato il Gup di Venezia Luca Marini a condannare “Lo sceriffo” alla pena pecuniaria e soprattutto, cosa che sia a lui che ai militanti leghisti dispiacerà più di ogni altra cosa, al divieto per tre anni di partecipare a comizi politici.
 
Ovviamente Gentilini si difende e tramite il suo avvocato, Luigi Ravagnan, sostiene che ricorrerà in appello anche perché sostiene che quelle non erano affatto frasi a sfondo razzista e che “non c’era nessuna maliziosità contro le razze, bensì il sostegno ad idee ben note del mio assistito finalizzate all’integrazione tra etnie diverse”.

Integrazione tra diverse etnie, dice così l’avvocato e lo stesso Gentilini sottolinea si è andati contro “un uomo che, per le proprie idee, è abituato ad andare all’assalto e ad esporsi al fuoco nemico porgendo il proprio petto mentre qualcuno è pronto a spararmi alle spalle”.
 
Gentilini non è nuovo a questo tipo di uscite e come altri esponenti della lega dà il “meglio” di sé quando da un palco vede le bandiere verdi. Gli extracomunitari - africani ovviamente - sono uno degli obiettivi preferiti dallo sceriffo, ma non solo da lui (ricordiamo Calderoli e la sua maglietta anti islam, il maiale portato davanti la moschea. piuttosto che la disinfestazione dei treni da parte dell’europarlamentare leghista Borghezio), e famose sono le sue prese di posizione sulle panchine in città da abolire, dato che erano dormitori per gli extracomunitari, piuttosto che l’uscita sugli extracomunitari da vestire da leprotti e impallinare, ma ne ha anche per Roma Ladrona e per gli omosessuali (“culattoni” per Gentilini) contro i quali ci vuole una “pulizia etnica”.
 
Servirà da lezione questa condanna? I dubbi, purtroppo, rimangono.

Commenti all'articolo

  • Di Franco (---.---.---.38) 28 ottobre 2009 17:59

    Ciao, io sono Veneto
    Forse Gentilini non ha dosato bene le parole, ma a mio parere il concetto non sarebbe del tutto sbagliato, prima di pensare ai commenti leggete il resto...
    In questo istante mi trovo in Arabia Saudita, in un paesino del centro; quì ti fanno togliere i crocefissi dal collo se per caso li porti, i capelli lunghi vanno nascosti oppure te li toccano e ti dicono che non va bene, anche le sigarette sarebbe meglio fumarle in albergo o per i fatti tuoi. E’ meglio non guardare troppo le donne col burka, c’è sempre qualcuno pronto a dissuaderti dal farlo. In quanto Italiano, ho un’invisibile scorta che mi segue sempre, e se mi perde un’attimo, arrivano telefonate da dovunque per sapere la mia posizione. No alcohol logicamente, è come portarsi dietro della droga e bisogna pure stare attenti a quello che si ha nel computer (foto-video di parti intime, sesso), ti mettono in galera. Tra l’altro la tv è completamente manipolata e nei film è difficile scorgere bevande alcoliche o donnine in desabiliè, anche le parolacce vengono evitate (cosa giusta). Devo aggiungere altro? Gli indiani con cui lavoro dicono che è una grande prigione... Provate a venire quì e poi ditemi che in Italia gli stranieri stanno male...
    Questa è la mia personale visione delle cose.

    • Di Emanuele Vedova (---.---.---.83) 28 ottobre 2009 20:37

      Se lì al loro paese, avessimo messo noi un Gazebo per pregare come hanno fatto qui a Como, gli avrebbero dato fuoco. Qui ci limitiamo a dirgli di levarlo, prima che comincino a far su le mura...

      Un conto è consentire che abbiano libertà di culto, un conto è consentirgli di imporre la loro religione e la loro cultura a noi.

      www.vedovanetwork.com

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