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di Angela Iantosca giovedì 17 novembre 2011 - 4 commenti oknotizie
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Gaetano Amato scrive il suo terzo romanzo "Gioco Segreto"

L'attore Gaetano Amato presenta il suo terzo romanzo, “Gioco Segreto”, in attesa di Woody Allen, Ultimo ed una barca attraccata di fronte al suo ristorante. Cronaca di un incontro a Castellammare di Stabia per parlare di giovani, "monnezza", politica, teatro e pasta con le patate.

Per tutti rimarrà sempre Sergio, il poliziotto de “La Squadra”, la serie tv di Rai Tre ambientata nel cuore di Napoli: ma Sergio Amato è prima di tutto una persona profondamente legata alla sua terra, alle sue radici, alla voglia di onestà e pulizia che lo spingono da sempre a combattere battaglie a viso scoperto, spesso come un guerriero solitario.

Con quella sua faccia che sa essere cattiva con uno sguardo e infinitamente buona con gli occhi, è un cane sciolto sul set, ma anche nella vita. Attore e scrittore, è giunto al suo terzo romanzo. In questi giorni, infatti, uscirà “Gioco Segreto”, edito da Testepiene, un thriller mozzafiato ambientato nella sua Napoli.

Quando ti sei scoperto scrittore?

“Io ho sempre scritto per cabaret e teatro, ma non ho mai pensato ad un libro. Poi sono stati gli altri a convincermi. In realtà un giorno ho scritto un soggetto di 120 pagine, che era per una serie tv, e l'ho dato ad un amico. Dopo due mesi, mi arriva la telefonata del Dottor Vitale perché erano interessati a pubblicarlo. Io pensavo che avessero sbagliato persona o che mi stessero prendendo in giro, perché quel mio scritto non lo avevo immaginato finalizzato ad un romanzo, ma invece per loro lo era".

Dopo averci lavorato, sei arrivato addirittura al Premio Bancarella.

“E ho battuto Camilleri, Odifreddi, Bignardi, De Luca, diciamo che sono stato molto contento”.

Ed ora un nuovo romanzo!

“Il nuovo romanzo è nato dall'idea di creare una storia incentrata su un serial killer a Napoli, dove di solito si parla di morti ammazzati dalla camorra. Perché un serial killer deve essere per forza americano e chiamarsi John? Il mio, poi, è un assassino “pulito”: ammazza con un colpo di pistola alla schiena. Quasi in sordina, senza spargimento di sangue. Ciò che intriga, al di là degli omicidi, è che si tratta di una gara di neuroni. Ad un certo punto i poliziotti capiscono che non possono farcela da soli e allora si fanno aiutare da una psicologa: per creare questo personaggio e farle dire le cose giuste, ho chiesto un aiuto alla mia compagna, che fa questo di mestiere! Grazie a lei, i poliziotti capiscono che per battere l'omicida devono cominciare a ragionare come lui, anticipandone le mosse”.

Tu sei molto legato alla tua città: cosa c'è che non va o che viene comunicato in maniera errata?

“Direi pittosto cosa non va nella mente di questo paese, negli equilibri di questo paese, nei poteri di questo paese. Cosa non va in chi è arrivato al potere: non va pensare che Napoli sia il sud di monnezza e dimenticare che è la culla della civiltà. Che qui sono arrivati i greci e che qui è nata la Scuola Medica Salernitana e poi la scuola pittorica, con Caravaggio e Velasquez che venivano a Napoli.

E poi vogliamo parlare del teatro e di come in Francia hanno cominciato a fare un certo tipo di teatro grazie a noi? Insomma dimenticare tutte queste cose è ingiusto. Se si analizza tutta la storia di Napoli, ti rendi conto che è andata avanti grazie a donne e bambini. Mentre spesso gli uomini sono stati pronti anche a vendere i propri figli, come abbiamo visto nei casi di papy e mamy”.


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