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 Home page > Attualità > Economia > Forse ce la facciamo

Forse ce la facciamo

Ad essere l’unico paese del G7 a far registrare una contrazione del Pil nel terzo trimestre di quest’anno. La “forchetta” di previsione resta ampia (e pari all’1,5 per cento), ma la probabilità di restare fanalino di coda della crescita è molto elevata, anche senza l’ignominia del segno meno.

Dopo di che, vi diranno che la colpa è dell’assenza di centrali nucleari, di Fini e dei finiani, del federalismo che non è ancora arrivato, della Fiom, del fatto che “gli altri crescono con la droga del debito, noi no”. Al limite, anche della stessa Ocse, ora che non ci offre più leading indicators in vibrante recupero. Per festeggiare, vi offriamo una frase celebre, omettendo la data. Provate a metterla voi:

«L’autunno non sarà un autunno di preoccupazione, noi vogliamo trasmettere al paese la fiducia che abbiamo. Sarà un autunno positivo per l’economia e per la gente. Non sarà un autunno problematico, sarà l’avvio di quello che noi pensiamo possibile: un nuovo miracolo economico»

Questo era Giulio Tremonti il 25 agosto del 2001. Se cambiate la data, potete riciclare la dichiarazione e licenziare l’addetto stampa, tenendovi uno stagista di corvée. Poi vi furono le Twin Towers, che colpirono l’Italia e solo l’Italia per circa quattro anni, prima del revisionismo tremontiano. Ma non c’è sempre stato questo pessimismo, gli orizzonti tendevano a rischiararsi anche allora, sempre nella mente di Tremonti:

«L’Italia ha davanti a sé un anno di ripresa: il governo conferma le previsioni di crescita dell’economia e ritiene nel complesso che si sia svoltato. Siamo ottimisti e tutti gli indicatori sono buoni: i consumi di energia, gli indici di fiducia delle famiglie e delle imprese» (12 marzo 2002)

Anche in questo caso, basta cambiare la data. La cosa più problematica è che qualche capitano coraggioso leggerà il bollettino mensile della Bce, pubblicato oggi, e verrà a dirvi (se siete lavoratori dipendenti) che effettivamente guadagnate troppo e che la moderazione salariale è tutto, interpretando il concetto di flessibilità retributiva sempre nel solito modo. Sempre detto, non siete abbastanza patriottici.

Commenti all'articolo

  • Di Strangelove (---.---.---.137) 9 settembre 2010 19:59
    Strangelove

    Se si prende un trimestre fra i tanti ci sarà sempre un caso in cui l’Italia è fanalino di coda fra 7: e allora avremo sempre l’occasione per il finiano che si crede intelligente di gridare quanto brutto e schifoso Tremonti è. Però abbiamo sentito tutti cosa è importante per i finiani: l’assistenzialismo e la spesa pubblica. Con i finiani è come avere il PD: fanno rima con debito e tasse. Caro phastidio iscriviti al PD che fai già più bella figura.


     

  • Di Damiano Mazzotti (---.---.---.187) 9 settembre 2010 22:52
    Damiano Mazzotti


    A parte i lucchetti messi da Berlusconi per mantenere e incirementare i suoi affari a scapito della crescita complessiva dell’economia italiana, ci sono da fare un paio di considerazioni.

    In Italia si guarda al breve termine, non si investe e non si producono posti di lavoro di pregio, come quelli in ricerca e sviluppo, ma si creano prevalentemente posti di manovalanza come i saldatori, i muratori e i magazzinieri, a beneficio di stranieri.

    Difficilmente un giovane italiano farà uno di questi lavori, poichè ha studiato molti anni o perché magari penserà che così facendo farà fatica a trovarsi una ragazza decente (riflessione non del tutto ingiustificata).

    Ora gli stranieri devono mandare molti soldi ai loro familiari all’estero, per cui piano piano la ricchezza italiana derivante dalla poca rendita di posizione che rimane, si erode paurosamente...

  • Di Phastidio (---.---.---.89) 11 settembre 2010 14:46
    Phastidio

    Se si prende una serie storica sufficientemente ampia, diciamo 15 anni ma anche la 2008-201, il posto dell’Italia è uno e uno solo, l’ultimo nel G7 e nei paesi sviluppati Ocse. Spiacente per il buno Strangelove, uno dei tanti ossessionati che fa raccolta delle figurine per poter classificare il prossimo e ridurre la sua ansia di non riuscire a capire il mondo che lo circonda.

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