Il sei giugno voteremo per rinnovare il Parlamento europeo o per sottoporre a verifica politiche, equilibri ed assetti di potere dei partiti italiani?
Domanda molto pertinente visto come si sta procedendo nella scelta delle candidature in Sicilia e altrove.
Di programmi manco a parlarne. Specie nel centro destra si è a caccia di nomi roboanti, acchiappavoti per orchestrare una campagna elettorale ad uso interno, quasi di tipo plebiscitario, che nulla avrà a che fare con l’Europa e i suoi problemi.
Non è che il centro-sinistra stia facendo salti mortali per cercare il meglio, tuttavia sembra andare in una direzione più aderente con il carattere della consultazione.
Certo, è bene attendere la presentazione di liste e programmi prima di formulare un giudizio definitivo, tuttavia dai primi nomi circolanti si può ricavare netta la sensazione che a tutto si pensa tranne che a rafforzare il ruolo di questo Parlamento europeo, sempre più evanescente e senza poteri legislativi, che, con tutto il rispetto, rischia di ridursi ad una costosa nullità.
Sarebbe, invece, interesse di tutti i partiti, soprattutto in Sicilia dove il livello del degrado politico è davvero preoccupante, produrre uno sforzo selettivo severo, motivato per offrire agli elettori nomi di personalità e di operatori onesti e competenti, di giovani e di donne davvero rappresentativi di quest’Isola che guarda all’Europa come ultima speranza per il cambiamento e non per restare impantanata nel sottosviluppo e nel malaffare.
Yesman legati al capo da una fedeltà arborescente
Invece, sembra che si stia facendo l’esatto contrario.
Come sta avvenendo nel PdL e, in generale, nel centro-destra, dove, oltre alla performance da superman elettorale di Berlusconi, si annuncia una miriade di candidature - beffa di presidenti di regione, assessori, ministri, parlamentari, sindaci e quant’altro i quali si presentano per essere eletti e lasciare il posto ai non eletti. Non si tratta di una stravaganza ma - come vedremo - di un preciso calcolo politico da realizzare senza andare troppo per il sottile.
In tal modo, l’elettore voterà per il tal candidato anche se sa, in partenza, che questi non andrà a Strasburgo, ma resterà abbarbicato nelle più comode poltrone del potere nostrano, lasciando il seggio a figure politicamente insignificanti legate al capo da un’arborescente fedeltà, uomini-chiave capaci di aprire o di chiudere, secondo il bisogno, i forzieri del potere clientelare.
Insomma, grazie a questi giochetti, la gran parte delle candidature, fin qui annunciate, sono solo specchietti per le allodole, espedienti per acchiappare voti.
Non mancano nomi, a dir poco, sorprendenti come quello dell’ex senatore catanese Nino Strano che il PdL, partito dei presidenti di Camera e Senato, candida quasi per premiarlo per avere “mangiato la mortadella” sui banchi del Senato ovvero oltraggiato la dignità di un’istituzione fondamentale della Repubblica.