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di enrico campofreda martedì 24 gennaio 2012 - 0 commento oknotizie
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Egitto: un Parlamento Islamico per un governo aperto ai laici

 

Una rivoluzione istituzionale ha preceduto di due giorni il primo anniversario della “rivoluzione d’Egitto” che il movimento di Tahrir s’appresta a onorare mercoledì con l’ennesima manifestazione di massa. E’ la rinnovata Assemblea del popolo (la Camera bassa) riunitasi dopo le elezioni e costituita per due terzi da deputati islamici: 235 (127 eletti nella lista, 108 come indipendenti) nel Partito della Libertà e Giustizia trionfatore alle urne con oltre il 47%. 121 nel Partito salafita Al-Nour, vera sorpresa delle consultazioni con oltre il 24% dei consensi, più una quarantina fra gli islamici moderati del Wasat. 399 seggi su 498 mettono all’angolo la componente laica che può contare sui 36 seggi del Wafd e i 33 del Blocco Egiziano.

Una manciata di scranni (11) vanno ai nostalgici di Mubarak i cui tentativi d’infiltrazione in altre liste hanno pagato meno di quanto loro stessi avevano previsto. Dopo 84 anni, di cui molti costellati di persecuzioni, galera, torture e condanne a morte per lotte anche violente, i Fratelli Musulmani si ritroveranno a guidare una futura maggioranza. Con quali forze politiche è il nodo da sciogliere. Intanto un loro uomo, Saad Al Katatni, s’è insediato come speaker dell’Assemblea che avrà come primo impegno la scelta dei cento membri che disegneranno i contenuti della nuova Costituzione. Una parte dei membri arriverà dalla Camera Alta per la quale nei prossimi giorni inizieranno le restanti consultazioni. Per la carica di presidente le candidature dovranno pervenire entro metà aprile. L’elezione è fissata per giugno.

Da giorni le due maggiori questioni dibattute per strada, sui media e dagli analisti riguardano la partnership della Fratellanza e il disimpegno politico dello Scaf. Il maggior partito islamico, moderato esso stesso, deve trovare un’alleanza di governo con cui affrontare non pochi problemi d’ordine innanzitutto economico. L’unica certezza è che sarà una componente conservatrice, tali risultano sia i liberali di destra sia gli uomini di Sawiris, e sul fronte opposto i salafiti. Solo che quest’ultimi suscitano timori per quello che potrebbero sostenere in ambito religioso attraverso l’applicazione di taluni princìpi di Shari’a. Nonostante i leader di Al-Nour si prodighino a smentire queste voci forse i Fratelli politicamente guarderanno altrove. Il fronte interno contrario ai salafiti è composito e raccoglie laicisti reazionari e pro Esercito, laicisti tout-court, progressisti e i giovani ribelli di Tahrir che finora sono stati numerosi in piazza e assenti alle urne ritrovandosi ora ai margini dalla scena politica. Una scelta ponderata e non inattesa. Anche di recente diversi attivisti hanno ribadito la non volontà di entrare in qualsivoglia partito, però la politica del futuro potrebbe chiudere loro ulteriormente gli spazi. Specie se la via governativa del Freedom and Justice Party, unendosi a uno o a entrambi i raggruppamenti laici, tenderà a evitare spaccature con le Forze Armate. A costoro il nuovo ceto politico chiede di fare un passo indietro nella rappresentanza della nazione, azione peraltro promessa dagli stessi militari. E chiede che sia il Parlamento a stabilire il budget per il settore, questione che alla casta di Tantawi piace poco.


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