Il principio di uguaglianza, pensato per eliminare le differenze tra uomini, non contempla le donne nel proprio immaginario politico.
Le donne sono assenti dall’ambito pubblico, ossia dalla sfera politica a cui il modello egualitario indirizza il suo slancio rivoluzionario, in quanto le donne risultano visibili solo nella sfera domestica. Questo fenomeno non si può definire un’esclusione accidentale del mondo femminile nell’evoluzione del processo storico, in cui l’uguaglianza, solo con il tempo, si è estesa a tutta l’umanità. Al contrario si tratta proprio di un’esclusione primaria inscritta nel principio maschile. Quindi il principio di uguaglianza rafforza la naturale dicotomia sessuale tra un ambito pubblico maschile e una sfera domestica femminile che riduce le donne a soggetti impensabili, quindi non soggetti.
Di conseguenza, l’immaginario patriarcale influenza l’attualità e la contemporaneità attribuendo alle donne solo ambiti domestici e non politici, intendendo come ambito domestico tutte le situazioni di subalternità a cui il mondo femminile è costretto. Quindi l’attuale tendenza ad escludere le donne dal potere reale e subordinarle alle decisioni maschili, anche negli ambiti politici, indica il sostanziale fallimento del modello egualitario. Infatti il modello egualitario fonda la sua ragione d’essere, il suo principio formale, sull’ordine simbolico patriarcale. La forma stessa del modello egualitario palesa un estremo paradosso che consiste sostanzialmente nella logica che vuole conciliare l’esclusione con l’omologazione.
Nelle carte costituzionali odierne, il principio di uguaglianza dichiara che tutti i cittadini sono uguali senza differenza di sesso. Quindi l’eguaglianza vuole comprendere anche le donne, ma le comprende nel senso propriamente etimologico del termine, ossia le prende dentro come se fossero uomini, anche se sono donne in tutti gli aspetti pratici e simbolici. Questa presunta in-clusione e com-prensione consiste essenzialmente in un’omologazione dell’identità femminile al paradigma maschile su cui è imperniato il principio di uguaglianza. La differenza sessuale femminile viene così eliminata e assunta come un aspetto da ignorare. Di conseguenza le donne sono primariamente escluse e in seguito incluse tramite un pensiero omologante che prescinde dalla differenza sessuale come valore intrinseco.
Il principio di uguaglianza vorrebbe porre rimedio alla discriminazione sessista, perché è incompatibile con gli ideali di libertà e democrazia che dovrebbero caratterizzare la modernità. Infatti l’uguaglianza formale in realtà non corrisponde a una parità sostanziale.
Il paradigma fondamentale di uguaglianza, contenuto negli attuali documenti costituzionali, eliminando la differenza sessuale femminile e omologando le donne agli uomini, si contraddice evidentemente e coerentemente, rispetto ad un modello emblematico di carattere patriarcale che insiste nel ridefinire la differenza sessuale femminile entro i parametri e gli stereotipi dell’economia binaria. Quindi anche nel nuovo modello egualitario il sessismo implicito si accompagna ad un insito razzismo. Il razzismo esplicito ed evidente, assumendo le differenze in termini di inferiorità, risulta sostituito da una discriminazione razzista insita e implicita che presume di ignorare le differenze in una logica omologante e livellatrice.