Domani, 15 marzo, presso il cinema Farnese di Piazza Campo de' Fiori 56 (Roma), si terranno due proiezioni di "Mare chiuso", il film documentario di Stefano Liberti e Andrea Segre prodotto da ZaLab, con il sostegno di Open Society Foundations in collaborazione con JoleFilm e con il patrocinio della Sezione Italiana di Amnesty International e dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati.
Tra il maggio 2009 e il 2010 diverse centinaia di migranti africani sono stati intercettati nel canale di Sicilia e respinti in Libia dalla marina militare e dalla guardia di finanza italiana; in seguito agli accordi tra Gheddafi e Berlusconi tutte le barche dei migranti venivano sistematicamente ricondotte in territorio libico, dove non esisteva alcun diritto di protezione e la polizia esercitava indisturbata varie forme di abusi e di violenze.
Non si è mai potuto sapere ciò che realmente succedeva ai migranti durante i respingimenti, perché nessun giornalista era ammesso sulle navi e perché tutti i testimoni sono poi stati destinati alla detenzione in Libia. Nel marzo 2011 con lo scoppio della guerra in Libia, tutto è cambiato. Migliaia di migranti africani sono scappati e tra questi anche rifugiati etiopi, eritrei e somali che erano stati
precedentemente vittime dei respingimenti italiani e che si sono rifugiati nel campo Unhcr di Shousha in Tunisia, dove li abbiamo incontrati.
Nel documentario sono loro a raccontare in prima persona cosa vuol dire essere respinti; sono loro a descrivere esattamente cosa è accaduto su quelle navi. Sono quelle testimonianze dirette che ancora mancavano e che mettono in luce le violenze e le violazioni commesse dall'Italia ai danni di persone indifese, innocenti e in cerca di protezione. Una strategia politica che ha purtroppo goduto di un grande consenso nell'opinione pubblica italiana, ma per le quali l'Italia è stata recentemente condannata dalla Corte Europea per i diritti umani in seguito a un processo storico il cui svolgimento fa da cornice alle storie narrate nel documentario.
Al termine della prima proiezione si terrà un incontro con gli autori Stefano Liberti e Andrea Segre. Interverranno: Laura Boldrini (Unhcr), Riccardo Noury (Amnesty International Sezione Italiana),
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