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Disuguaglianza globale: l’inferno capitalista, dove metà della Terra guadagna quanto 26 miliardari

Il Rapporto Oxfam 2019 getta una luce inquietante sul nostro mondo. Com'è possibile essere arrivati a tale punto?

Nelle vite personali di ognuno di noi ci sono notizie ferali che mai vorremmo ricevere, eventi che spaventosamente ci immaginiamo per anni e poi, improvvisamente, diventano concreti e vividi davanti a noi. La cosa brutta è vivere questa sensazione a livello collettivo, ovvero rendersi conto tutti insieme (e contemporaneamente tutti da soli) di andare incontro al baratro, come sospinti da una forza ineludibile. Succede così che, mentre sei in macchina a guardare fuori dal finestrino, o mentre stai facendo la spesa al supermercato, o quando scrolli lo schermo del cellulare per leggere le “news”, ti arriva la notizia più letale che si possa immaginare: 3,8 miliardi di persone – 3.800.000.000, scriviamo il numero estesamente, per ricordarci meglio – tutte assieme guadagnano quanto ventisei esseri umani. Viviamo su un Pianeta che è drogato, assuefatto, sfinito e stuprato da un’ingiustizia così radicale da non poter nemmeno essere pensata.

Questa orribile, distopica e sconfortante realtà ci è stata squadernata davanti dal Rapporto Annuale sulla diseguaglianza globale, curato dalla nota ong Oxfam International. Ogni anno, le cifre peggiorano: una Caporetto, una Waterloo – insomma, una fragorosa sconfitta – che interroga in profondità la nostra coscienza. Com’è possibile accettare tutto ciò?

Tante volte, in questi ultimi giorni, si è parlato dell’indifferenza che gli europei provano verso lo scempio del traffico clandestino di immigrati che da anni interessa le nostre coste: una carneficina silenziosa che, tra un proclama e l’altro, ha mietuto quasi 18.000 morti – di cui molte donne e bambini - in poco più di dieci anni. Eppure, se fossimo sinceri con noi stessi, non potremmo che ammettere una cosa: tale indifferenza è la logica conseguenza di un modello di sviluppo che ha volutamente sacrificato milioni di persone in nome del denaro. Le vittime di questa imbecillità di massa non sono solo gli immigrati sui barconi, o i ragazzi denutriti delle baraccopoli asiatiche o africane, ma anche i giovani europei, i quali sono stati irretiti da un consumismo becero che ha promesso loro un futuro radioso – consegnandogli, invece, un presente soffocante, povero sia a livello materiale sia umano.

Per sfuggire a questo dato di fatto – il peggioramento continuo delle condizioni di vita dei più, il disastro dell’Africa, la disoccupazione, il cambiamento climatico devastante – ci si inventa qualsiasi fesseria: si incolpano gli stranieri, appunto (ma questo è solo il fenomeno più visibile); si incolpano i disoccupati di essere disoccupati; si incolpano i laureati di non voler lavorare; si incolpano le donne di fare figli; si incolpa la scuola di non pensare abbastanza al mercato; si incolpano le generazioni precedenti; si incolpa il debito.

Si tratta di una ridda incredibile di banalità e sotterfugi dispiegata da bocche immonde al fine di omettere una dura verità, vale a dire che il capitalismo è un sistema disumano e anti-umano esattamente quanto il socialismo reale, con la differenza che quest’ultimo, perlomeno, riusciva a mantenere un barlume di Welfare per tutti, mentre il capitalismo di oggi è perlopiù una becera corsa all’arricchimento personale in mezzo a una società divenuta poltiglia. La democrazia è divenuta una pura recita da marionette nella quale non crede più nessuno.

Si stenta a credere che un ravvedimento possa esserci: l’animo delle moltitudini è ormai cablato per il servaggio morale e intellettuale. Gran parte delle persone è convinta, per quanto possa sembrare incredibile, che questo mondo orribile sia l’unico possibile e, addirittura, si è arrivati al paradosso di far credere che i pochi ribelli siano il problema.

Usciamo quindi dalle nostre case, fissiamo l’orizzonte pieno di smog e di inquinamento, schiviamo il cartone dove dorme un senzatetto ed esclamiamo sicuri: questo è il mondo migliore in cui potessimo nascere!

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