Gheddafi farà la stessa fine di Osama Bin Laden? Probabilmente, sì. Alcuni lo auspicano, taluni lo minacciano, apertamente.
Se ciò dovesse accadere non sarà certo per “spirito di vendetta degli 'insorti'”. Quali ragioni avrebbero di vendicarsi quei suoi sodali che fino all’altro ieri, per 42 anni, hanno comandato e condiviso col dittatore potere e ricchezza?
Sarebbe ucciso per tappargli la bocca, per evitare che in un processo equo e pubblico potesse chiamare in correità i suoi ex amici, libici e internazionali.
Del resto, la soluzione sarebbe in linea con la sorprendente decisione assunta dalla presidenza Usa di fare assassinare Osama Bin Laden, facendone addirittura sparire il corpo.
Per tale decisione molti hanno esultato. La gran parte dei cittadini Usa e del mondo intero, invece, hanno visto in questo atto fin troppo sbrigativo la negazione di un loro diritto fondamentale: quello di poter processare un capo terrorista che - secondo la versione ufficiale - è stato l’autore del più tremendo attentato della storia che provocò circa tremila vittime innocenti statunitensi.
Insomma, il diritto alla veritá, alla giustizia vera, non sommaria.
Quale migliore celebrazione del Decennale se il prossimo 11 Settembre si fosse aperto, a New York, il processo a Osama Bin Laden per l’accertamento pieno delle responsabilità e della verità?
Invece, sarà celebrata soltanto un’oscura vendetta di Stato.
Con Gheddafi bisognava chiudere qualche anno fa, invece...
Con Gheddafi il copione potrebbe ripetersi, per evitare che, parlando in un processo, possa creare molti imbarazzi e bloccare fulminanti carriere politiche in Libia e all’estero.
Soprattutto, di tanti capi di Stato occidentali i quali, nonostante il dittatore libico avesse ammesso la tremenda responsabilità per gli attentati ai due aerei civili, nei quali perirono circa 600 persone innocenti, lo hanno premiato accogliendolo nel club esclusivo dei loro amici e protetti...
Con Gheddafi, bisognava chiudere allora, isolandolo e invocando il principio di giustizia. Invece, non se ne fece nulla. (1) Nemmeno al Tribunale dell’Aja hanno aperto un fascicolo di atti relativi.
E’ bastato che il colonnello pagasse un indennizzo alle famiglie delle vittime, (ch’era la conferma agghiacciante della sua responsabilità) per fare esattamente il contrario di quanto andava fatto.
Si avvió, infatti, fra i capi di Stato e di governo dell’Occidente una sorta di gara a chi per primo riusciva a “sdoganare” un terrorista reo confesso, a riceverlo presso le più prestigiose cancellerie. Tutti, non solo Berlusconi che si é spinto a baciargli la mano.
Compresi, cioé, i signori Sarkoszy, Obama e i premier inglesi che, come “cadeau”, gli hanno consegnato libero l’unico imputato libico detenuto in Gran Bretagna per la strage di Loockerbie. Il problema che poniamo non é riferito ai due citati casi, ma é una questione generale, di principio, di coerenza politica e morale e di rispetto della legalità internazionale e della nostra civiltà giuridica che condannano le ingerenze esterne e la barbarie delle esecuzioni sommarie e i processi-farsa.
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