Intervista di Fabrizio Lorusso a Giuseppe Ciarallo, autore di DanteSka, Edizioni paginauno, 2011.
“Illustrata dalle tavole di Manlio Truscia, DanteSka è una satira irriverente e viscerale che si scaglia contro l’arroganza dei potenti; è la risata che li seppellirà”.
Partiamo dal titolo, perché e cos’è DanteSka?
Innanzitutto c’è da dire che il titolo del libro, per esteso, è "DanteSka ApocriFunk – Hip Hopera in sette canti", dall’editore semplificato in copertina in DanteSka. Non sfuggirà il fatto che nel titolo completo sono riportati i nomi di tre generi musicali, lo Ska, il Funk e l’Hip Hop, che rimandano senza alcun fraintendimento al ritmo che ho voluto imprimere alle mie quartine, e che ritenevo indispensabile per accompagnare una forma letteraria che immaginavo di non immediata fruizione, per disabitudine al linguaggio poetico, da parte del lettore.
Non nascondo che ho avuto l’idea folle di voler conquistare a questo particolare linguaggio proprio quella fetta di popolazione più restia ad avvicinarvisi, i ragazzi dell’età di mia figlia, quei giovani ai quali una scuola sempre più impoverita di mezzi e ingessata nei programmi è riuscita a far detestare la poesia. La domanda che mi sono posto è la seguente: "perché un ragazzo oggi trova noiosa un’opera scritta in versi, e poi ascolta il Rap, che altro non è che una canzone fatta da rime, spesso banali e mal ritmate?". Allora, così come ho scritto nella prefazione, ho pensato a DanteSka come una mini commedia del terzo millennio, o un rap medievale, indifferentemente.
Qual è il legame, se c’è, con la Commedia?
Reputo la Divina Commedia una delle opere più alte che l’ingegno umano abbia mai espresso. Il viaggio all’inferno di Dante è un percorso che ogni essere umano sogna di fare, a maggior ragione uno scrittore.
Pensa al contesto: accompagnati da un personaggio che rappresenta il proprio punto di riferimento umano, letterario, morale (io per il mio viaggio ho scelto Dostoevskij), e che quindi regala una certa tranquillità e sicurezza, si attraversano luoghi terrificanti (e di conseguenza affascinanti) con la sicurezza di riuscire, alfine, a riveder le stelle.
Nelle desolate plaghe si possono cacciare con giustificata cattiveria tutti i nostri nemici o le persone che non sopportiamo. Bello, no? Scrivere DanteSka è stato per me un piacere immenso e un privilegio raro, un liberatorio togliersi decine di sassolini dalla scarpa.
Cos’è per te la satira e perché ce n’è bisogno anche oggi?
La satira politica non solo è sempre necessaria, ma indispensabile. E’ un elemento importante di ogni società, un vero e proprio indicatore di democrazia. Sbaglia chi pensa che la satira sia un puro e semplice deridere il potere. La satira non è indirizzata contro il potere tout court, ma contro quel potere, qualsiasi esso sia, che non opera nell’interesse del popolo che guida e del quale, non dimentichiamolo, dovrebbe essere un servitore e non un padrone.