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Dall’eroismo alle lotte per la sopravvivenza, sul mare, il passo è breve

Dopo la chiara dimostrazione di generosità, coraggio e competenza nell’affrontare emergenze estreme, per gli uomini della "Vincenzo Florio" già si prepara il grande interrogativo sul futuro.

La Tirrenia, almeno secondo i piani attuali del Governo, sarà venduta ai privati.
Ai marittimi a questo punto non resta altro che sperare nel buon cuore dei nuovi padroni e nell’impegno dei sindacati.

Quella di questi giorni, forse, resterà l’ultima grande dimostrazione del senso di responsabilità, preparazione tecnica e coraggio degli uomini della flotta di Stato italiana.

A loro va la solidarietà di tutti noi a cui hanno garantito per anni la sicurezza sia sul mare che della mobilità e della continuità territoriale.

I privati saranno capaci di sostituirsi in toto alla flotta di stato? Difficile, visto quella che oggi è la logica di mercato...

E mentre i marittimi della Tirrenia lottano sul Mare nostrum, altri loro colleghi, tra i tanti problemi, hanno da affrontare anche quello della pirateria marittima..E non solo quello, ma soprattutto l’ottusità di un sistema che continua a considere l’uomo di mare come semplice strumento da utilizzare per trasportare merci da un capo all’altro del pianeta.



Un datore di lavoro coscienzioso, umano, se i suoi dipendenti affrontano, per la propria ditta, ulteriori pericoli, oltre a quelli normalmente insiti nel lavoro stesso, è ovvio che li premia...Invece per i marittimi, almeno per quelli italiani, questo, a detta degli stessi marittimi, non esiste. Il loro contratto non prevede un rischio pirateria, o almeno non lo prevede nella misura stabilita per i marittimi extracomunitari. Sia la triade sindacale che gli armatori sembrano continuare a fare orecchie da mercanti.

Va detto che gli extracomunitari, imbarcati su navi italiane, hanno diritto ad un indennizzo quando navigano nel Golfo di Aden, mentre per gli italiani, su una stessa nave, lo stesso diritto non esiste.

Nel mese di febbraio 2009, durante l’ultimo rinnovo del biennio economico, veniva deciso quanto segue:

Atti di pirateria:
"Le parti si incontreranno per studiare possibili armonizzazioni fra i trattamenti contrattuali previsti in materia di guerra/pirateria nell’ambito dei contratti collettivi nazionali di lavoro applicati al personale italiano/comunitario e a quello extracomunitario impiegato a bordo delle navi iscritte nel Registro Internazionale Italiano".

Inoltre, il 26 maggio scorso, pur in presenza del sequestro dei marittimi italiani del "Buccaneer", attualmente ancora in mano ai pirati, armatori e sindacati confederali chiedevano semplicemente al Governo di essere ascoltati. Al tempo stesso mettevano nella giusta evidenza la pericolosità della pirateria sugli equipaggi dei mercantili. Cosa che indicherebbe una chiara presa di coscienza del pericolo a cui gli equipaggi vanno continuamente incontro nelle acque infestate dai pirati. Ma di indennizzare equamente la Gente di mare per questo rischio neanche un accenno è stato fino ad ora fatto. Il marittimo italiano, giustamente, si chiede se, quando saranno liberati i marittimi del "Buccanneer", questi, avranno diritto almeno ad un equo indennizzo..Attualmente il contratto non lo prevede per cui il tutto resta ancora sospeso per aria.

E così il marittimo italiano è costretto continuamente a dibattersi tra eroismi, pericoli, lotte per giusti diritti e battaglie per la sopravvivenza.
 

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