“Cyberdemocrazia” è l’opera fondamentale del filosofo francese Pierre Lévy, la cui traduzione italiana è uscita nel 2008: www.mimesisedizioni.it
Pierre Lévy è il profeta della rivoluzione digitale dell’intelligenza collettiva che ha una concezione di filosofia della conoscenza simile a quella Googleliana, ben esemplificata in questo motto: “organizza tutta l’informazione del mondo e non essere cattivo”. Però questo momento magico e mistico del Web potrebbe finire molto presto: i vecchi tentacoli mafiosi dell’economia capitalista stanno imparando a muoversi anche sulle superfici più innovative e virtuali. Di certo tutto il sapere universitario verrà riesaminato e rielaborato dalle diverse culture e dai diversi centri di potere informale e ben presto verrà ridimensionato dal sapere che si formerà liberamente sul Web. Anche la censura involontaria e volontaria del giornalista che ha paura di perdere il posto non ha quasi più ragione di esistere sul web. E i pericoli derivanti dalla mancanza di controllo da parte dei “vecchi esperti” (professori, editori, ecc.) sono in realtà minimi: “i nuovi metodi di gerarchizzazione e di orientamento delle informazioni” permettono la creazione di comunità virtuali affidabili (p. 57) e l’apparire di aspetti odiosi dello spirito umano permette di affrontarli e di migliorarli (la pornografia può venire socializzata e limitata nei suoi aspetti eccessivi, violenti e troppo devianti). L’aumento e la diversità delle fonti di informazione è un elemento fondamentale del progresso umano e in Internet i link aiutano ad approfondire in tempo reale i vari temi presentati (cosa impossibile per radio e Tv).
Tuttavia la Cybercultura nascerà dalla fusione di tutti i grandi mezzi di comunicazione antichi e moderni, dal libro al videotelefonino e le comunità virtuali saranno formate da persone meno fondamentaliste, meno egoiste e più giuste. Quindi le relazioni virtuali fanno aumentare le interazioni tra essere umani e gli incontri faccia a faccia (p. 64) e tutti i documenti formano l’ipertesto globalizzato: il World Wide Web intersistemico (a chi volesse approfondire le scienze cibernetiche consiglio le opere di Norbert Wiener e di Gregory Bateson).
I riflessi politici di questo rapido progresso inarrestabile della conoscenza non sono ancora ben compresi e questo libro riesce a presentare una “sintesi delle trasformazioni che l’avvento di Internet ha provocato sulla vita democratica, a livello regionale e mondiale”, e fornisce molti indirizzi web che riguardano la democrazia digitale (p. 19). Però il pensiero del filosofo francese è centrato sul vantaggio competitivo che consente alle società che investono nella cooperazione culturale di soppiantare le società prive di queste caratteristiche: la società liberale incoraggia un pensiero collettivo della legge e la democrazia traduce l’intelligenza collettiva in politica” (p. 23). Quindi “l’orientamento verso il futuro di una popolazione – la sua capacità di generare e riconoscere le innovazioni più importanti – costituisce un fattore chiave della corsa ai poteri scientifico, economico, culturale… i paesi che hanno avuto il tasso di aumento delle connessioni maggiore nel 2001 sono stati il Brasile e la Cina” (p. 30). Perciò è ora di pensare seriamente alla decadenza dell’Italia che è uno dei paesi in Europa con la percentuale più bassa di cittadini connessi a Internet. Che dire sul nostro futuro? Forse basta dire povera Italia che avrà dei figli sempre più poveri… E da noi la politica tarderà a diventare “l’arte delle rete” partecipativa.
Parco della vittoria [parte seconda] - 13 Giu.
Parco della vittoria [parte prima] - 12 Giu.
E le stelle stanno a guardare - 29 Mag.