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Crocifisso, un tema che spaventa i valdesi

Dal sinodo dei Valdesi, un responso sull’unico simbolo di unione fraterna.

Se vi ricordate, già un anno fa, più o meno in questo periodo, una signora svedese, con il figlio in Italia a studiare, fece ricorso ai tribunali affinché si rimuovesse il crocifisso dalle aule dove il proprio pargolo seguiva la lezione. Non voglio ritornare sulle cose già dette e ridette, (per carità!), ma il tema ritorna presente oggi, a distanza di una anno: nel sinodo Valdese, in corso attualmente nelle valli Pinerolesi (provincia di Torino, ndr), se n’è discusso un’ennesima volta con un esito molto simile a quello già emanato dalla Corte Europea un anno fa.
 
Ora, il crocefisso, o più comunemente crocifisso, è veramente un oggetto che si può considerare di validità culturale nazionale, se non europeo? Vediamo come la Chiesa Valdese si è espressa sul tema: "L’uso strumentale" si dice, "che del crocifisso è stato fatto, e continua ad essere fatto: il crocifisso non può essere usato come simbolo della civiltà e della cultura italiana". Detto da un valdese o un protestante non stupisce nessuno (non hanno il culto delle immagini, ndr). Allora non esiste una civiltà, una cultura valdese? No, eccome: nel momento in cui loro stessi dicono che non esiste "cultura con il crocifisso" loro stessi sono morti come pure noi laici.
 
La nostra vita, il nostro stesso stile di essere è fortemente influenzato dal modo di essere stati cattolici o comunque credenti: non penso che il crocifisso possa essere non considerato quando si parla di cultura italiana. Sarebbe molto bello chiedere ad uno straniero cosa unisce alla parola "cultura" italiana: risponderanno chi più chi meno alle nostre bellezze di Firenze, Pisa, Roma Venezia e tutte le altre città. Ma accomunate tutte da una cultura unica: la religiosità che è intrinseca nella nostra terra. Quindi parlare di assenza culturale del Crocifisso, non è segno di visione a trecentosessanta dell’Italia di oggi. Se da un lato è vero che c’è una spinta a uscire dalla religiosità, dall’altro non si può non notare che in alcuni settori della nostra vita, c’è un ritorno a questo specchio di realtà. I Valdesi hanno ragione su una cosa, su cui tutti converremo: il crocifisso non può essere usato come simbolo di una campagna politica e quindi ridurlo solo a bandiera. Esso è un simbolo religioso, al di là della simbologia culturale, e come tale va trattato.

Commenti all'articolo

  • Di (---.---.---.91) 12 settembre 2010 17:48

    Andrea C.,


    facciamo un po’ di chiarezza. Intanto non deve sfuggire - anche se spesso succede - la differenza che esiste fra Croce e Crocefisso.

    Croce è lo strumento del supplizio di Gesù (ma prima e dopo di lui di molti altri, quasi tutti non cristiani); un supplizio, a detta di Paolo di Tarso, segno di abominio.

    Il Crocifisso è la nominalizzazione del participio passato del verbo crocifiggere, con significato di passivo: Gesù è il crocifisso.

    Gesù è il crocifisso sia nell’atto del supplizio, sia in morte, ancora appeso al legno della croce, sia nella deposizione nel sepolcro... ma Gesù è il crocifisso anche nella sua resurrezione e ascesa al cielo.

    Gesù è il crocifisso nella sua "Verklarung", nella sua trasfigurazione gloriosa dopo la morte di croce e la sua resurrezione. Sempre Paolo - "il Santo dei Protestanti", così un vecchio parroco nel film "la moglie del prete" con Mastroianni e Loren - affermò: se Cristo non fosse realmente risorto, vana sarebbe la nostra fede".

    Allora la disputa riportata in auge dai Valdesi si sposta sul piano squisitamente teologico: i discepoli sulla via di Emmaus non riconobbero il Rrisorto se non dopo la fractio panis da lui operata a cena. Maria di Magdala, che pure era stata vicina a Gesù sino all’esalazione dell’ultimo respiro sulla croce, che quindi conosceva il Crocifisso, non riconobbe, fuori del sepolcro vuoto, il Risorto; questi le si rivolse, quando ella tentò di avvicinarlo, dicendole: "Noli me tangere", non mi toccare.

    Un segno questo, la irriconoscibilità del Risorto, se non attraverso l’intenso sguardo della Fede - che proprio sul risorto si basa -, che ben giustifica, non certo attraverso una qualche pulsione iconoclastica, il rispetto dei Calvinisti (quindi dei Valdesi) per la transumanazione del Risorto, che vada oltre il culto della morte di croce e della rappresentazione del Gesù morto in croce.

    Ma c’è una altro aspetto che anche tu cogli alla fine dell’articolo: " il crocifisso non può essere usato come simbolo di una campagna politica e quindi ridurlo solo a bandiera" e credo che questo stia alla base della avversione dei Valdesi, ma non solo, per la presenza, legittimata con Circolare Ministeriale della Pubblica Istruzione del 1929, del crocifisso nelle aule scolastiche e tribunalizie. 

    Personalmente sposo la tesi del Direttore di Radio Radicale Massimo Bordin secondo il quale invece in Tribunale il Crocifisso (la icona del Cristo morto in croce) ci sta davvero bene: "anche Cristo - egli sostiene - fu oggetto di un grave errore giudiziario commesso da tribunali, quello di Pilato e quello del Sinedrio", un ammonimento quindi - sarebbe - per i giudici.

    Io sono Protestante, appartenente alla Chiesa Evangelica Luterana in Italia. Nel 2003, al Congresso Nazionale della Federazione Chiese Evangeliche in Italia, proprio a Torre Pellice, difesi - contro i Valdesi - l’uso del Crocifisso. Ma con un argomento diverso da quello di coloro che lo considerano un simbolo identitario. Intanto va detto che Cattolici, Ortodossi, Anglicani, Presbiteriani e soprattutto Luterani hanno sempre adottato tradizionalmente il Crocifisso come loro simbolo religioso (quindi l’avversione Protestante alle immagini sacre è frutto di una ignorantesca vulgata italica), ma il mio argomento fu il seguente: 

    " in Italia è ormai tradizione rivolgere lo sguardo al Gesù in croce, che è già morto (poi dirò il perché) ma appare sofferente, per ottenere da questi una solidarietà e una forma di conforto. Voi Valdesi avreste il coraggio di far togliere il Crocifisso dalle corsie degli ospedali, ove siano malati che soffrano davvero?"

    Devo dire che la mia provocazione destò un qualche brivido nella schiena a parecchi.

    Allora il Gesù dei crocifissi è morto, quindi aveva ragione quell’islamico ad affermare che i cristiani adorano un morto in croce (anche se la frase scandalizza quella ignorantissima Sottosegretario della Daniela Garnero, in arte Santanchè) e che sia morto è attestato dal fatto che ogni scultura o icona del crocifisso lo rappresenta con la piaga a destra del costato, mi fermo qui e rimando alla lettura del Nuovo Testamento. Raramente - così in una chiesa de L’Aquila davanti a S.Agostino - si rappresenta il Crocifisso con segni di frattura alle gambe: un evidente errore rispetto alla documentazione scritturistica. Non fu necessario fratturargli le gambe perché dalla fissione del pericardio sgorgò "sangue ed acqua" segno evidente della morte per tamponamento cardiaco, compatibile con la crocifissione (come ben sapeva il centurione romano). 

    Così come le piaghe dei chiodi nelle icone del Crocifisso sono ectopiche, come indicato dalle descrizioni del supplizio della croce pervenuteci da documenti romani, da reperti archeologici di scheletri di crocifissi e, per chi ci crede, dalla rappresentazione sindonica, dovrebbero essere non sui palmi delle mani ma sui polsi.

    Qui si aprirebbe un interessante capitolo sulla realtà divina delle stimmati di S. Pio da Pietrelcina ovvero sulla correttezza della relazione neuropsichiatrica prodotta dal prof. Padre Agostino Gemelli al Vaticano proprio sulla natura psicosomatica delle piaghe del futuro santificato da Woytila. Ma evitiamo.

    Vorrei chiudere con una nota storicamente giustificazionista verso i Valdesi. Costoro, sino alle Lettere Patenti del Febbraio 1848 di Carlo Alberto di Savoia, furono oggetto in Italia e in Francia di spietate repressioni, sempre condotte su input cattolici; durante le torture o le esecuzioni cui erano assoggettati, solerti frati ostentavano contro di loro proprio i crocifissi. Per i Valdesi, quello che teologicamente ha poco senso, ma lo ha solo da un punto di vista tradizionale, e che per altri, per esempio i Cattolici, è ancora usato come simbolo identitario, quasi un vessillo guerresco, per i Valdesi è appunto il ricordo di quelle ingiustificabili persecuzioni.

    Mi appellerei quindi a tutti i cristiani, cattolici e non: un po’ più di umana caritas non guasterebbe proprio.

    Termino notando che invece il simbolo della croce, strumento attraverso il quale Cristo è morto per la nostra salvezza e, oltre alla quale, è gloriosamente risorto e asceso al cielo, è un simbolo in uso sia tra i Valdesi, che i Calvinisti in genere, i Luterani, gli Ortodossi, ecc. e finanche presso i Cattolici Apostolici Romani. 

    Per riprendere la Pacem in Terris di San Giovanni XXIII Papa, sarebbe il caso di dire: "ripartiamo da quello che ci unisce, tralasciando quel che divide".

    E Papa Giovanni è un cattolico (fino a prova contraria, da parte dei devoti di Padre Pio, ma questa, come ho detto, è una altra storia).

    Gabriele Bariletti

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