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Cristiani nella minoranza

Per gran parte dell'Occidente è difficile considerare i cristiani una minoranza, ma nel resto del Mondo non sono solo una minoranza, ma spesso vengono perseguitati. Un’intolleranza, lastricata di attentati contro le chiese e omicidi mirati come quello di Shahbaz Bhatti, ministro pachistano per le minoranze religiose, e precedentemente in Iraq quello dell’arcivescovo caldeo di Mossul.
Molte sono le storie di ordinaria sopraffazione e alcune delle quali sono raccontate da Francesca Paci, inviata del quotidiano La Stampa e già autrice di “L’Islam sotto casa” (Marsilio), nel suo recente libro “Dove muoiono i cristiani” (Mondadori). Soprusi e persecuzioni dall'Egitto all'Iraq, dall'India all'Indonesia, dalla Corea del Nord all'Algeria, dalla Cina alla Turchia "laica", ma anche Somalia e Nigeria, dove milioni di cristiani che vivono in condizione di minoranza religiosa, vittime dell’intolleranza prodotta dalla globalizzazione o dalla bramosia per dei territori ricchi, come continua ad accadere da anni in Sudan o in Nigeria.
 
Sull’insofferenza religiosa nel Mondo cerca di vigilare l’United States Commission on International Religious Freedom (USCIRF), con i loro rapporti redatti per il Congresso americano, denunciando l’incarcerazione di migliaia di persone, non solo cristiane, per i loro credo religioso.
 
Francesca Paci, all’inizio del libro, lancia un monito al lettore sull’ignorare e il non vedere. Un esortazione resa più incisiva dai versi di "Prima vennero...", spesso attribuiti a Bertolt Brecht, con le sue molte varianti, ma che anche Wikipedia ascrive al teologo e pastore luterano tedesco Emil Gustav Friedrich Martin Niemöller.
 
Una riflessione sull’intolleranza e sulla disattenzione dell’umanità verso il prossimo. “Prima vennero per i comunisti, / e io non dissi nulla / perché non ero comunista. / Poi vennero per i socialdemocratici / io non dissi nulla / perché non ero socialdemocratico / Poi vennero per i sindacalisti, / e io non dissi nulla / perché non ero sindacalista. / Poi vennero per gli ebrei, / e io non dissi nulla / perché non ero ebreo. / Poi vennero a prendere me. / E non era rimasto più nessuno che potesse dire qualcosa”.
 
Ad una categoria può essere sostituita un’altra (gli zingari, i neri, omosessuali), ma il cardine dei versi di Niemoeller è sulla prevaricazione degli uni sugli altri che ognuno, come Ascanio Celestini ci indica in “La maestra di fila indiana”, si rende colpevole con la sua negligenza, nel tentativo di evitare il coinvolgimento nella difesa dei diritti umani.
 
Sono diverse le motivazioni che spingono una parte dell’umanità a mal sopportare la presenza di altre fedi, esplodendo in atti violenti come è accaduto a Capodanno ad Alessandria d’Egitto o nei periodici incendi a luoghi di culto cristiani.
 
Un’insofferenza religiosa che si alimenta delle difficoltà economiche e viene gestita con accuse di blasfemia o apostasia, perché "il nostro Dio" è quello “vero”, come è in atto in Pakistan con il caso Asia Bibi, madre di cinque figli, condannata all’impiccagione.
 
Diversificate strategie politiche, più che religiose, per distrarre l’attenzione dei popoli dai problemi della vita quotidiana, per focalizzarla sul “nemico” di turno. Escamotage per mascherare l’incapacità di governanti ed esponenti religiosi. Tutto il Mondo è paese.
 
Comunità dall’esistenza difficile, come dei cristiani copti intenti a sopravvivere nella discarica del Cairo, arrangiandosi con il riciclaggio dei rifiuti, precedentemente documentato da Francesca Paci con un video realizzato insieme a Carolina Popolani, ed entrato a far parte della narrazione con tante altre storie di singole persone inserite nelle realtà dei diversi paesi.
 
Quello che può sorprendere, nel ripercorrere le vie della persecuzione ai cristiani, è il trovarsi davanti a dei fatti di violenza nel continente sudamericano, noto per la sua alta presenza cristiana, ad opera di gruppi assoldati da latifondisti e politici corrotti, come dimostra l’assassinio della suora Dorothy Stang ad opera dei fazendeiros del Maranhão, uno dei stati più poveri del Brasile, alle porte dell’Amazzzonia. In gran parte dell’America Latina la Chiesa è un ostacolo alle diverse organizzazioni mafiose e sono molti i religiosi che vengono rapiti e uccisi. Killer che non hanno alcun problema ad operare in mezzo alla folla, come è successo all’arcivescovo di San Salvador Oscar Arnulfo Romero, nel marzo del 1980, durante la celebrazione della messa. Nel 2002 è l’arcivescovo di Calì, in Colombia, ad essere assassinato per aver parlato durante le sue omelie contro la violenza, i terroristi e i paramilitari. Un clero schierato con i diseredati, senza per questo essere fautore della teologia della liberazione, ma animato dall’insegnamento di Cristo. Un esercito di devoti che non si creano problemi ad uccidere preti e religiosi, come abbiamo appreso dalle cronache nostrane, per difendere i loro illegali affari.
Un libro, frutto non solo di storie e contesti, ma anche di una attenta documentazione, che si conclude in Algeria, riportando l’eccidio, avvenuto nel marzo al 1996, di un gruppo di frati trappisti, per riflettere sulla convivenza e il rispetto e non necessariamente contro il terrorismo di natura religiosa. Un tragico fatto che ha ispirato il film “Des Hommes et des Dieux” e programmato con successo in Italia con il riduttivo titolo “Uomini di Dio”.
 
Cristiani perseguitati e persecutoriLe persecuzioni e la libertà di culto è anche il tema del libro di Franco Cardini “Cristiani perseguitati e persecutori” (Salerno Editrice), con gli inevitabili rapporti tra potere e società, all’avvento dell’era cristiana, ma da un punto di vista storico e nella storia, con i conflitti interni al Cristianesimo, ma anche sulla violenza della conversione nella cristianità e nell’islam, nella difficile convivenza dei ricorsi storici che portano i perseguitati a diventare persecutori, per essere dei perseguiti.
 
Non è necessario essere imputati di gravi crimini o fare del “proselitismo” per essere una minoranza oppressa. La storia insegna che non è necessario intromettersi in altre religioni per essere perseguitati: una scusa si trova sempre.

Commenti all'articolo

  • Di Geri Steve (---.---.---.20) 31 maggio 2011 13:35

    Ci trovo una gran confusione.

    In america latina i cristiani cattolici sono la gran maggioranza, nient’afffatto un minoranza.

    Giustamente tu ricordi episodi come l’uccisione di Romero. Ma quando tu scrivi:
     la Chiesa è un ostacolo alle diverse organizzazioni mafiose
    a quale "Chiesa" ti riferisci?

    La chiesa di Woitila e Ratzinger ha sempre contrastato, anche con la scomunica, la teologia della liberazione, sostenuta invece da Romero.

    Il Vaticano e lo IOR , secondo te, sono stati di ostacolo alle organizzazioni mafiose?

    Geri Steve

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