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Crisi di governo, elezioni politiche anticipate e responsabilità politica del PD

Rispetto alla crisi di governo M5S – Lega e le possibili elezioni politiche anticipate il PD ha una enurme responsabilità politica.

Il ceto politico del PD , a partire dal segretario nazionale Zingaretti, ha la possibilità di dimostrare in questo frangente di saper riprendere un ruolo decisivo rispetto alla guida del Paese, occasione che ha perso lo scorso anno quando invece di accordarsi con il M5S ha preferito mangiare “pop corn”. Allora, scrisse il sociologo De Masi, un governo M5S, LeU, PD poteva essere il presupposto per una nuova socialdemocrazia.

Oggi l’occasione si ripresenta. L’apertura della crisi ad opera di Salvini è il momento politico che il PD deve cogliere per ritornare a parlare e ad essere credibile per quel popolo di sinistra che ha scelto l’astensione, il M5S o, in molti casi, addirittura la Lega.

Una parte del ceto politico del PD odia il M5S e ancora di più i suoi elettori, proprio perchè un tempo molti degli elettori del M5S votavano PD e centrosinistra. Dal sostegno al Governo Monti in poi, l’elettorato popolare, non populista, si è sentito tradito ed ha scelto altro. Il PD oggi deve scegliere se continuare ad essere il partito dei ceti borghesi cognitivi e globalisti o provare ad essere il partito politico capace di costruire un nuovo blocco sociale alternativo ai ceti sociali dominanti reazionari che mirano a disgregare l’unità nazionale all’insegna dell’ideologia securitaria e mercatista?

Se Il PD pensa che, a causa della crisi, il M5S possa perdere elettori a suo favore è fuori strada. Ciò che potrebbe succedere è una crescita dell’astensione da parte di quell’elettorato ma non certamente il voto al PD. Il PD deve scegliere se vuole svolgere la funzione che ebbero i DS diventando il fulcro e l’elemento trainante di una nuova alleanza come fu l’Ulivo fino al punto da riconoscere a un ex DC come Prodi la guida del Governo o battersi per arrivare secondi alla competizione elettorale. Da questa scelta non dipende solo il futuro del Pd , in questa scelta c’è il futuro della nostra Democrazia e dell’unità nazionale.

Il M5S non avrà lo stesso consenso delle politiche dello scorso anno. L’elettorato di destra sceglierà la Lega. Questo è del tutto evidente. L’emorragia di voti a favore della Lega si tradurrà nella perdita di un terzo degli elettori. Comunque sia il M5S potrebbe arrivare secondo. I sondaggi danno il M5S stabile e il PD in calo sia rispetto alle elezioni politiche del 2018 che alle elezioni europee.

A differenza di quanto successe all’epoca de l’Ulivo non si tratta di andare ad elezioni politiche anticipate ma di fare esattamente il contrario. L’Italia è una repubblica parlamentare e questa sua caratteristica è tale che trovare formule in parlamento capaci di varare un Conte bis con il sostegno di M5S, LeU e PD è possibile. Nessun parlamentare del M5S come nessun parlamentare del PD, al di là dei proclami, vuole andare ad elezioni anticipate. Molti di loro sanno perfettamente che non verranno rieletti. Un governo sostenuto da M5S, LeU e PD capace di durare l’intera legislatura potrebbe varare i necessari provvedimenti in materia economica capaci di rilanciare l’economia italiana: il regionalismo differenziato potrebbe essere affrontato e risolto evitando che l’unità d’Italia venga messa in discussione; un governo di questo tipo potrebbe cogliere alcune aperture che vengono dall’Unione Europea; potrebbe varare una nuova legge elettorale in senso proporzionale accentuando la caratteristica parlamentare del nostro sistema politico. Un Conte bis sostenuto da M5S, LeU e PD durante l’intera legislatura con provvedimenti adeguati capaci di cogliere le istanze sociali potrebbe colmare le distanze tra i diversi elettorati. Il PD ha una grande responsabilità politica deve solo decidere se ridursi ad essere il partito della destra liberal liberista o provare a recuperare la propria identità culturale originaria diventando una nuova socialdemocrazia.

Salvini vuole le elezioni anticipate perché è consapevole del fatto che se non vince adesso non vincerà più. Ha raggiunto, secondo i sondaggi il massimo, del consenso. Solo andando alle elezioni politiche anticipate potrà andare al governo e realizzare il progetto di riforma radicale in senso conservatore, reazionario e mercatista che ha in mente. Il progetto di Salvini è la fine dell’unità nazionale con una Padania integrata nella mitteleuropa che compete con la Baviera e un Sud che dovrà invece competere con Ungheria, Bulgaria e Romania. Nel primo caso la competizione sarà su know how, nel secondo sulla riduzione dei diritti sociali e dei salari. 

Foto: European Parliament/Flickr

 

Commenti all'articolo

  • Di Enzo Salvà (---.---.---.64) 13 agosto 10:49
    Enzo Salvà

    Sulla Lega ha perfettamente ragione, 

    Se la memoria non mi inganna l’Ulivo è stata l’alleanza che ha trascinato i DS lontano dalla Socialdemocrazia che rimaneva. In fondo Berlusconi e Prodi hanno fatto politiche molto simili, con stile diverso, con Prodi che chiudeva i buchi prodotti da Berlusconi. (ho ben presenti le enormi difficoltà di quel tempo)

    poi venne il PD, fatto di ex PCI-PdS-Ds ed ex DC-Popolari, due ideali politici diversi che pretendono di copiare e superare la Grosse Koalition tedesca che è una provvisoria alleanza di Governo. Perché venga considerato di Centro Sinistra è comprensibile ma impreciso. Socialdemocratico è un mistero.

    Se la Carta dei Valori del PD fa fede, chi sono lo dicono loro stessi.

    Poi venne Grillo, con i 5S “post-ideologici” termine che ha il sapore di “qualunquista”, e lo dimostra l’alleanza con la Lega.

    Creare una forte alleanza fra piddini e grullini mi sembra aleatorio e controproducente. Se poi consideriamo che ora la vuole Renzi, penso più al suicidio che alla futura socialdemocrazia. Mi sembra corretto quanto ha affermato Calenda: Renzi ha i parlamentari, ma la base, il renzismo, lo ha abbandonato da tempo.

    Io credo di capire quello che viene detto però poi mi fido di quello che viene fatto, anche di quello che si tenta onestamente di fare: ciò che resta è amaro in bocca.

    Una cosa sono i gruppi dirigenti con le loro tattiche e tatticismi, altro è la base, altro ancora gli elettori. Se ci sono ex Pd che hanno capito il vuoto grillino possono ovviamente tornare alle origini, non credo sia vietato, ad altri piacciono le bandierine, la demagogia, o danno sfogo all’intolleranza. In Italia l’offerta è ampia, è la qualità che lascia a desiderare.

    Forse molti riflettono ed anziché affannarsi in politica partitica, cominciano a tirare le somme e verificare quanto successo nei caotici mesi passati ed è questo, mi sembra, il giusto atteggiamento per affrontare il futuro. Sarebbe più corretto analizzare ed approfondire il recente passato che trovare immediatamente soluzioni posticce.

    Il PD ha responsabilità politica certamente, ma non in questo caso. Perché un elettore PD dovrebbe essere contento di una alleanza politica con chi ha votato i Decreti Sicurezza, ad esempio? Perché fior di ambientalisti che hanno votato PD presumendo un voto utile, dovrebbero starci?

    Personalmente penso a quella “quinta” stella ambientalista dei 5S e mi fa incavolare il solo pensiero che ci siano stati dei verdi che hanno potuto credere alle fregnacce propinate da Grillo & Co., ed ancora di più mi sembra incredibile che un alto ufficiale della Forestale, poi dei Carabinieri, dunque una persona preparata e che aveva dimostrato capacità, abbia accettato di fare il Ministro dell’Ambiente e sia finito con l’essere la foglia di fico in quota di un partito che dell’Ambiente, della sua importanza a tutti i livelli, ha dimostrato di fregarsene altamente.

    Un Saluto

    Es.

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