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di MATTEO VITIELLO (sito) venerdì 12 agosto 2011 - 0 commento oknotizie
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Crisi, Borse, fame, guerre, rivoluzioni... Guardate e ditemi cosa vedete

La crisi finanziaria, il crollo e la ripresa delle Borse, la fame in Africa, le guerre, le oppressioni e la rivoluzione. Ormai non mi sorprende più niente. A poco più di trent’anni ho già visto accadere le stesse cose più e più volte, che penso alla maggior parte della gente come stupida o menefreghista, approfittatrice o vittima di una cronica autocommiserazione. Se c’è ancora qualcosa che mi sorprende non è niente che abbia a che vedere con il mondo “civilizzato”, con l’economia, i politici, le guerre, le conseguenze, le promesse e così via.

Stanno accadendo molte cose al mondo in questi giorni, brutte cose. Crisi, rivoluzioni, siccità in Somalia, se ne parla così tanto che si è persa la cognizione, la coscienza e la chiara consapevolezza di quello che sta accadendo veramente al mondo ed a tutti noi.

Molti si fidano dell’Onu e delle organizzazioni internazionali per la salute, l’ambiente e così via e si allontanano sempre più dai fatti. Ascoltando parlare politici ed esperti d’economia e prendendo parte alle loro infinite discussioni, meeting e tavole rotonde con buffet milionari sulle responsabilità dei Paesi ricchi nei confronti di quelli poveri, non miglioriamo il mondo.

Ignorare che le cose non vengono fatte e portate avanti come tutti sappiamo si dovrebbero fare, ovvero agire con concretezza sostenuti da un’etica incorruttibile, ha portato a dividerci in due grandi e contrapposte categorie: gli oppressori e gli oppressi. Nessun’altra situazione, per nessuno.

Questa situazione, tutta l’ignoranza, la sadicità e l’opportunismo dell’era moderna è tanto triste e riprovevole, quanto fonte di un’incommensurabile forza.

Ogni giorno, la maggior parte degli oppressi e degli oppressori leggono il giornale, guardano la tv o ascoltano la radio. Quasi tutti usiamo i social network, cominciando a capire che Internet è qualcosa di più che un jukebox od una filmoteca porno aperta ventiquattro ore al giorno. Le notizie degli avvenimenti, di quello che accade nel mondo, girano in fretta tra un computer e l’altro, la gente chiacchiera nelle chat o posta il suo stato d’animo su facebook o twitter, condividendo il piacere, cercando appoggio alla tristezza o sfogando la repressione e la rabbia.

Trascurando le mondanità delle vite delle star di Hollywood e le cazzate degli adolescenti, dai social network sono cominciati a rinascere i sentimenti d’appartenenza, condivisione e fratellanza, con cui un essere umano nasce. Ironia della sorte. In una società che sta celebrando il trionfo dell’egoismo, in un contesto economico che premia la competizione e la speculazione finanziaria, l’internauta misantropo, segaiolo o secchione, si ritrova a socializzare. Parla di politica, economia, scambia informazioni, dossier, nasce Wikileaks, tutti sanno tutto di tutti o pensano di saperlo, poi intercettazioni, spionaggio, hackers, guerre, poesia e rivoluzione.

Grazie a Internet, che riesce ancora a sfuggire per un pelo alla censura dello Stato, siamo testimoni di quello che sta accadendo al mondo: in questi giorni stanno sparando sulla folla siriana di Hama, fucilate e cannonate sui volti, sui corpi e sulle gambe di uomini e donne che reclamano i propri diritti fondamentali. Noi, comodi italiani, inglesi o spagnoli indignati ci chiediamo con che coraggio e menefreghismo le commissioni internazionali si limitano a parlare e dire “condanniamo questi atti”. E poi? Tra dieci anni si farà un processo? Cosa ce ne facciamo e soprattutto cosa se ne fanno le famiglie di Hama delle parole di politici e commissari di pace?


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