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Cosa sono e a cosa servono i droni di Facebook

"L'avvenire dell'economia mondiale risiede nella conoscenza, ed internet ne è la colonna vertebrale"  questo è lo slogan del progetto internet.org, salito recentemente alle luci della ribalta perché tra le molti componenti che ne fanno parte, insieme ad una serie di imprese e di associazioni no profit, c'è anche Facebook. L'obiettivo è molto semplice: attualmente solo il 33% della popolazione mondiale può connettersi alla rete. Questa percentuale deve aumentare fino a dare questa opportunità di connessione a tutti gli uomini del pianeta, ovunque essi siano.

Ericsson, Nokia, Opera, Samsung... sono molti i nomi delle grandi aziende che si sono unite al progetto alla cui testa si è posto Mark Zuckerberg. Già ad inizio mese il fondatore del social network si era impegnato nell'acquisto di una società del New Mexico, la Titan Aereospace, specializzata nella produzione di droni alimentati ad energia solare. I 60 milioni di dollari investiti (una bazzeccola rispetto alla cifra pagata per assicurarsi WhatsApp) permetteranno di poter mettere in moto veicoli con un'autonomia di volo di oltre cinque anni.

Ieri sono stati comunicati alla stampa ulteriori dettagli riguardanti il progetto ed è già possibile vedere i primi collaudi dei prototipi in studio. All'interno della sede di Facebook è stato costituito il Connectivity Lab in cui hanno trovato lavoro esperti nel campo aereospaziale e delle comunicazioni provenienti da tutto il mondo, compresi alcuni addetti ai sistemi propulsivi che lavoravano alla NASA.

Il piano d'azione e le risorse impiegate saranno diverse a seconda del tipo di area da coprire: i droni veri e propri potranno essere impiegati con efficacia esclusivamente per connettere regioni limitate (si pensi ad aree urbane e suburbane). Grandi spazi con una bassa densità abitativa dovranno essere affidati, invece, a veri e propri satelliti geostazionari. Di carne al fuoco e di aspetti da studiare ce ne sono parecchi al punto che, se siete interessati ed esperti nel settore, potreste anche candidarvi per le posizioni ancora aperte nel team di ricerca.

Di tempistica riguardo alla realizzazione del progetto ancora non si è parlato però alcune riflessioni si potrebbero fare sin da ora. Innanzi tutto essere raggiungibili e rintracciabili ovunque nel mondo potrebbe essere, in una una prospettiva vagamente orwelliana (ricordate il Grande Fratello di 1984?), davvero inquetante. Mai un attimo di solitudine...

Da un punto di vista geopolitico invece sarebbe interessante vedere come si evolverebbe la situazione, dopo la diffusione di una rete privata, nelle nazioni in cui internet è fortemente controllato o nei regimi totalitari (come la Cina o la Corea del Nord). La recente esperienza delle primavere arabe ha dimostrato come effettivamente abbiano ragione i responsabili di internet.org nell'esaltare le potenzialità del web nel mettere in comunicazione le persone. Il difficile è poi prevedere cosa scaturisca da tale incontro, e non è detto che la situazione evolva in positivo.

 

Foto: Wikimedia

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