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Coronavirus: continuo ad interrogarmi e a non trovare risposte

Il coronavirus è un’influenza e come ogni influenza può portare complicanze di tipo respiratorio e bronchiale ed evolvere in polmonite, specie nei soggetti più deboli o immunodepressi.

Dall’inizio dell’anno l’influenza stagionale ha colpito più di 2 milioni di persone nel nostro Paese. Eppure nessun amministratore si è sognato di sottoporre a lock down le città dove erano presenti focolai o di mettere in quarantena chi era stato in contatto con i malati.

L’anno scorso, solo negli Stati Uniti sono morte 600.000 – seicentomila persone – a causa di complicanze derivanti dalla comune influenza.

Il coronavirus conta ad oggi in Italia 76 contagiati e 10 comuni hanno sospeso ogni attività, dalle scuole agli esercizi commerciali, vietando persino ai treni di fermare in quelle stazioni.

I media annunciano ogni giorno il numero di contagiati come se fossero condannati a morte certa. Si susseguono proclami di politici ed esperti i quali affermano che la diffusione del virus deve essere fermata ad ogni costo.

Ne deriva una psicosi collettiva che porta le popolazioni a temere il coronavirus come se si trattasse di ebola o dengue, quelle sì malattie terribili che portano a morte quasi certa e per giunta atroce.

Infatti, tutti i film apocalittici che affrontano il tema delle pandemie, come “virus letale” ad esempio, dipingono epidemie di virus che portano febbre emorragiche, con malati che sputano sangue e non sopravvivono.

Oggi sembra di vivere in uno di quei film ma la malattia che incute tanto terrore nel mondo è una influenza dalla quale la maggior parte dei malati guarisce in pochi giorni, ed alcuni non presentano nemmeno i sintomi.

In internet circolano video informativi dal titolo “perché il coronavirus fa paura” – segno che in molti se lo chiedono – ma l’unica risposta è che “è molto contagioso” ribadendo tuttavia che non si tratta di un virus letale.

Quindi che sta accadendo?

Perché tutti i governi del mondo adottano misure drastiche di contenimento nel tentativo, ovviamente vano, di impedire la diffusione del virus?

Ci sono informazioni di cui dispongono le autorità che non ci comunicano per non suscitare ulteriore panico nelle popolazioni?

La maggior parte della gente lo crede, evidentemente. Come giustificare altrimenti tale allarme mondiale?

Il popolo è portato a pensare che se i governanti tengono nascosti i rischi connessi con la malattia deve essere più temibile di quanto dicono i media. E l’impressione di essere tenuti all’oscuro della reale pericolosità del virus aumenta la tensione.

E se invece si trattasse proprio di quello che sembra?

Cioè di una influenza più contagiosa delle altre ma poco pericolosa e scarsamente letale? Come interpretare in questo caso le misure imponenti messe in atto da tutti i governi del mondo?

Solo il tempo potrà darci risposte a questi quesiti.

 

Commenti all'articolo

  • Di Damiano Mazzotti (---.---.---.182) 24 febbraio 15:17
    Damiano Mazzotti

    Qui trovate articoli molto illuminanti sulla gestione sanitaria del nuovo virus influenzale: https://www.med4.care/news-eventi

  • Di Damiano Mazzotti (---.---.---.182) 24 febbraio 15:22
    Damiano Mazzotti

    In pratica chi cerca trova i sistemi sanitari più attivi del mondo come il nostro e quello giapponese e coreano sono in grado di trovare i malati che sono presenti in misura minore o in misura maggiore in tutti i paesi europei e in quelli con una nutrita popolazione cinese all’interno dei confini nazionali.

  • Di Damiano Mazzotti (---.---.---.182) 24 febbraio 15:30
    Damiano Mazzotti

    Molti tentano di spiegare l’assenza di paziente zero lombardo con l’ipotesi che il virus sia già presente in Italia da mesi. E quindi che alcuni casi gravi di polmonite in gennaio non siano stati diagnosticati come COVID-19.

    La cosa è molto probabile data la grande comunità cinese presente in Italia. Il virus si può solo rallentare e non fermare. E i costi economici e sociali non sono indifferenti. Anzi. Forse sarebbe meglio tranquilizzare la gente senza fermare la vita sociale che non si fermava nemmeno in tempo di guerra in Italia. E non avviene in altri paesi tranne, la Cina, forse per altri motivi, visto che per il forte inquinamento hanno un sistema immunitario completamente debilitato. La Cina è una storia a parte.

  • Di Damiano Mazzotti (---.---.---.182) 24 febbraio 15:36
    Damiano Mazzotti

    Inoltre le cifre relative alla mortalità sono sicuramente più basse perchè non si possono calcolare il numero delle persone che sono entrate in contatto col virus e hanno avuto sintomi lievi e comuni, che hanno avuto un forma influenzale lieve di coronavirus che è stata scambiata per influenza tradizionale. Cosa che è accaduta in molte nazioni.

  • Di Antonio (---.---.---.20) 25 febbraio 12:31

    Le conseguenze che questo virus sta portando o potrebbe obbligare a portare nella vita sociale, dovrebbero far riflettere. Per esempio, circa il modello economico, nel caso si debba rimanere a casa tutti e sospendere le attività cosiddette ’produttive’, c’è paura. Siamo quindi una società che proclama ipocritamente e con arroganza la propria superiorità di tenore di vita, e tuttavia si inceppa per una malattia. Viviamo una regressione di stile di vita, come se fossimo ancora a rischio carestia. Non ci sono sufficienti provviste o ammortizzatori sociali.

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