Nella storia della Regione siciliana mai si era giunti ad un degrado come quello in atto che ha visto consumarsi, in meno di 24 ore e all’insegna della rappresaglia, due fatti politici gravissimi all’interno del centro-destra.
Com’è noto, i fatti si sono svolti in una successione stucchevole: Udc e Pdl approvano, con 8 voti contro i 7 di Mpa e Pd, il “prelievo” dell’articolo-cardine del loro ddl sul riordino della sanità, per tutta risposta Lombardo da corso all’approvazione (con 4 assessori in fuga dalla seduta di giunta) delle minacciate nomine dei direttori generali. Segue la ritorsione di Udc e Pdl che, a tamburo battente, varano il “loro” progetto sulla sanità, mandando a quel paese Lombardo e, soprattutto, il suo assessore Russo.
Quindi tutti volano a Roma, chi da Berlusconi, chi da Cuffaro, a cercare conforto e soprattutto una soluzione al brutto pasticciaccio combinato a Palermo.
Sperando che con qualche assegnazione compensativa si possa sanare un conflitto che appare insanabile.
Tutto ciò accade - se ci fate caso - a meno di un anno della strepitosa, facile, vittoria elettorale. E’ lecito domandarsi: come faranno a convivere, a co-governare, per altri quattro anni?
Si tirerà a campare, ma fino a quando? Lombardo e soci non vogliono prendere atto che quest’alleanza è nata male e sta evolvendo al peggio.
La coalizione di centro-destra, infatti, è stata assemblata in un clima di grave disorientamento, di panico persino, nell’urgenza di parare l’enorme falla che le dimissioni di Cuffaro avevano aperto nel blocco di potere dominante.
Il risultato è stato un accordo ambiguo, raffazzonato, meramente elettorale e di potere, perché oltre tali orizzonti questi signori non sanno vedere.
E lo dimostrano le furibonde risse di questi giorni per un direttore o per una Asl in più o in meno. Ma questo è solo l’aspetto esteriore di una guerriglia sorda, senza regole, combattuta fra consolidati gruppi di potere che si contendono, tramite i partiti, quanto resta delle risorse della regione.
Quando di parla o si scrive di certe pittoresche rivalità fra Catania e Palermo o fra le due Sicilie si omette o s’ignora che in realtà lo scontro è fra due sistemi di potere simili per natura, ma diversi per strutturazione, dinamiche operative e oltre che per dislocazione territoriale.
Non ci riferiamo alle “due Sicilie” della storia, formula bizzarra inventata dai regnanti di Napoli per risarcire con una facezia l’orgoglio ferito della nobiltà siciliana per il mancato insediamento della corte a Palermo, ma a quelle che, grosso modo, oggi s’identificano con la fascia orientale e occidentale dell’Isola.
Il declino del sistema palermitano, stantio e più parassitario, ha indotto il gruppo di potere catanese e siculo-orientale a puntare sull’elezione di Raffaele Lombardo per tentare un riequilibrio a suo favore. Insomma, una sorta di “guerra di guerriglia” spietata che si combatte assessorato per assessorato, Asl per Asl, Ato per Ato, ecc.
Analisi puntuale di una condizione di sottosviluppo politico economico decennale che non prefigura niente di buono all’orizzonte, anche in considerazione del tanto sbandierato federalismo fiscale, che per le regioni meridionali sarà il colpo di grazia finale.