
fa un’ampia ricognizione, con l’America ovviamente sempre di sfondo, sui cambiamenti profondi che l’affermarsi delle Rete sociale impone a chi di professione fa il mestiere di informare.
Ma Maistrello allarga la prospettiva, suggerendo che, essendo il social web abitato da tutti noi cittadini della Rete, la faccenda non è di sola pertinenza dei giornalisti, o dei mass media, ma coinvolge tutti.
La Rete è oggi un sistema complesso, ma a differenza dei sistemi complessi, ha una forte autoregolamentazione interna. Ad esempio, all’inizio i giornali erano terrorizzati dal permettere i commenti agli articoli online, sottovalutando come la comunità sociale che abita e anima
la Rete abbia robusti anticorpi nello scacciare chi alle regole del buonsenso e della buona educazione non si attiene perché il valore della condivisione dello spazio socializzante è un bene ormai acquisito cui non si vuol più rinunciare. Inoltre come sottolinea Maistrello:
In questo senso è interessante il parallelo istituito tra il web aperto e i microfoni aperti di Radio Radicale primo esempio (ma forse cronologicamente arriva prima Radio Popolare di Milano con il microfono aperto) di una comunicazione senza filtro.
Bellissima la definizione coniata per il nuovo modello di giornale aperto che da questo modello deriva: “una sorta di database organizzato della contemporaneità”.
Il modello che abbiamo conosciuto fin ora, cioè quello dei mass media in mano a poche elités che concentrano il flusso e la direzione dell’informazione, non sembra avere una lunga strada davanti. In questo nuovo contesto in cui sono gli abitanti della Rete a scegliere, in modo orizzontale, privo di gerarchia, cosa è interessante e cosa no: “la conoscenza, quella che raccoglie sufficiente interesse condiviso, circola con una velocità sorprendente”.