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“Ci trattano come animali”: l’odissea dei migranti venezuelani a Curaçao

Il numero dei venezuelani in fuga dal loro paese a causa dell’acuta crisi alimentare e sanitaria ha raggiunto la cifra record di due milioni e 300.000, il sette per cento della popolazione, dando vita a un fenomeno che ha conseguenze e dimensioni regionali, come riconosciuto la settimana scorsa nel vertice di Quito, in Ecuador.

Secondo le Nazioni Unite la maggior parte dei venezuelani fuggiti all’estero – in particolare le donne incinte, i bambini e le persone con malattie croniche – ha bisogno di protezione umanitaria.

Il Perú e la Colombia sono di gran lunga i principali luoghi di arrivo.

Ma sempre secondo le Nazioni Unite da 5000 a 15.000 migranti venezuelani si trovano, in condizione d’irregolarità, sull’isola caraibica di Curaçao (160.000 abitanti), che fa parte dell’Olanda e che è a poche decine di miglia dalla costa venezuelana.

Invece di proteggerli, le autorità isolane hanno sin dall’inizio attivato una “strategia di rimozione”: detto in termini più semplici, nel 2017 hanno rimpatriato 1203 venezuelani e nei primi quattro mesi del 2018 altri 386. Non sono i soli: è quanto è successo anche a Trinidad e Tobago.

In attesa che siano “rimossi”, i venezuelani che risultano “irregolari”, ossia praticamente tutti, vengono posti all’arrivo sull’isola in centri di detenzione e stazioni di polizia, in condizioni di sovraffollamento estremo, di mancanza di privacy e con servizi igienico-sanitari insufficienti e inadeguati.

Le procedure sono estremamente lente. A gennaio l’unico siriano arrivato a Curaçao era in attesa da due anni di conoscere il suo destino.

Questa è la norma. Ma la ricerca effettuata da Amnesty International a Curaçao denuncia episodi sconcertanti: come la separazione, alla Trump, delle madri dai loro figli (le prime detenute, i secondi affidati a “centri per l’infanzia”) o il ricatto di prestazioni sessuali in cambio di sapone e asciugamani.

Nelle parole di un venezuelano detenuto nella stazione di polizia di Rio Canario, “ci trattano come animali”.

Le autorità locali hanno già definito “privo di senso” un rapporto pubblicato da Human Rights Watch. Vedremo come reagiranno a quello di Amnesty International.

Che però chiama in causa Amsterdam. L’Olanda, infatti, ha il dovere di assicurare il rispetto dei diritti umani a Curaçao e far sì che il diritto alla protezione spettante alle persone in fuga dal Venezuela sia garantito.

(La foto è tratta dal portale Curaçao Chronicle)

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