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CasaPound e l’orizzonte europeo

Non solo squadristi: appunti su una nuova Internazionale Nera

Questi sono alcuni stralci dell’analisi con la quale un compagno dell’Osservatorio sul fascismo a Roma ha concluso l’incontro del 7 giugno a Roma (*). A me sono sembrati materiali e analisi interessanti e dunque ho chiesto di poterli postare qui in “bottega” … con l’ovvia avvertenza che si tratta di un testo work in progress. Forse qualcuna/o leggerà questo post ancora sotto lo choc per l’aggressione ai ragazzi con le magliette del «Cinema America». Esprimo ovviamente la massima solidarietà alle persone aggredite ma con due avvertenze.

La prima. Contrariamente a quanto dicono/scrivono la maggior parte dei massmedia non è un’aggressione isolata: secondo i dati di Infoantifa ECN sono almeno 187 gli episodi di violenza compiuti da estremisti di destra dal 2014 a oggi. Come ricorda oggi sul quotidiano «il manifesto» Giansandro Merli «ben 58, quasi uno su tre, si sono verificati negli ultimi 18 mesi: uno ogni dieci giorni». Sono i grandi media che non ne danno notizia ma le cifre sono purtroppo note a chi vuole conoscerle. Come è nota la complicità (salvo rarissime eccezioni) delle “forze dell’ordine”.

La seconda avvertenza. La cecità della “politica” che non chiama fascista chi lo è – e che perde tempo a discutere di etichette senza vedere la sostanza – non è frutto solamente di stupidità ma anche della sostanziale adesione a una “democratura” che (in ossequio alle regole del neoliberismo) quando serve usa i metodi e persino la manovalanza dei nuovi nazifascisti. Sembra che a volte – di solito in campagna elettorale – i politici e i giornalisti si risveglino dal letargo per scoprrire che le squadracce sono al lavoro, che hanno progetti (criminali) ambiziosi e persino che sono in eccellenti rapporti con partiti di governo (la Lega per dirne uno)… Peccato che nel giro di un mattino poi si riaddormentino. [db]

UNA NUOVA INTERNAZIONALE NERA

Bene, grazie agli interventi precedenti (*) abbiamo visto come l’Internazionale Nera si sia mossa per il mondo intero sostanzialmente sempre al servizio di dittature fasciste o degli interessi dell’imperialismo americano e sempre in stretta relazione con i vari servizi segreti.

L’evoluzione della strategia delle organizzazioni fasciste di questo millennio ci porta ad analizzare uno scenario sostanzialmente diverso anche perché nel corso degli anni è venuta via via scemando la necessità del contrasto del pericolo comunista particolarmente nel continente europeo.

Conseguentemente varia anche la natura delle più giovani organizzazioni fasciste che progressivamente cercano di liberarsi dell’ingombrante fardello stragista e fortemente inquinato dalla collusione con i peggiori ambienti dei servizi segreti.

Ecco perché l’approccio delle organizzazioni fasciste, pur variando per particolari condizioni interne, avviene su un argomento facilmente unificante e di grosso impatto, buono per passare presto all’incasso: i flussi migratori e la sostituzione etnica.

Per passare all’incasso si deve preparare il terreno e questo avviene, per quel che riguarda Casa Pound, con una progressiva invasione in territori che per composizione sociale dovrebbero risultare ostili. Passando per le curve degli stadi, e poi riempiendo quel vuoto di aggregazione collettiva nei quartieri popolari con associazioni falsamente apolitiche o con comitati di quartiere che nascono “spontaneamente” su tematiche specifiche come degrado urbano o carenze di strutture sociali, si preparano una base sostanzialmente ostile nei confronti della politica facilmente poi indirizzabile verso l’immigrato, lo zingaro.

Il secondo livello passa per un riscatto della propria storia, per una pulizia non solo materiale (che ad esempio riguarda la manutenzione e riqualificazione dei campi dove sono sepolti i martiri fascisti nei cimiteri ad opera dell’associazione MEMENTO o con una certosina opera di riscrittura nei motori di ricerca sui principali personaggi o avvenimenti della storia del fascismo, come documentato dal Collettivo Nicoletta Burbaky, in particolare su wikipedia) ma anche culturale del fascismo approfittando degli ampi spazi lasciati da una politica revisionista operata anche da larghi settori della sinistra istituzionale e sfruttando come diffusore il web in maniera professionale ed intensiva, come dimostrato da molte inchieste.

Questo processo, che dura più di un decennio e che si svolge, con buona pace dei dettami costituzionali, sotto gli occhi, spesso colpevolmente indifferenti, dei più, è attraversato da una strategia internazionale meno esposta ma fortemente ambiziosa e pericolosa: IL PANEUROPEISMO.

Con questo nome si reitera una teoria nota negli anni 80/90 come terza posizione, che si rifaceva a teorici del pensiero fascista come Julius Evola, Ernst Junger, Pierre Drieu la Rochelle, Oswald Mosley e Dominique Venner.

L’ennesima evoluzione di questo pensiero nel nostro secolo parte dalla premessa che per i movimenti neofascisti europei sia giunto il momento di riappropriarsi del paneuropeismo da troppo tempo abusato dai paneuropei del filone Kalergi (fondatore dell’Unione paneuropea nel 1927 e al quale fu attribuito un piano per la “sostituzione etnica” delle popolazioni europee al fine di controllarle e del quale non sono mai state prove) che nel periodo tra le due guerre mondiali si oppose all’avanzata del fascismo e del nazionalismo con la difesa dell’integrazione e della pacificazione tra i popoli tramite la creazione degli Stati uniti d’Europa. (vedi il post.it: «che cos’è o sarebbe il piano Kalergi»).

A partire dal nazionalismo trumpiano basato sul «prima l’America» e «rendiamo grande l’America di nuovo», la rivendicazione dei paneuropeisti è Europa prima e rendiamo grande l’Europa. Infatti è diventata una pratica politica dire “Italia (Polonia, Ungheria …) Prima!”.

L’analisi proposta è che se l’Europa ha ambizioni più grandi che rimanere un satellite delle superpotenze, per imporsi come soggetto geopolitico e soprattutto unito da un unico progetto culturale e di civiltà per i singoli Stati europei la liberazione dalla UE e della chiusura dei confini sia insufficiente; solo superandoli sarà possibile contrastare le superpotenze quali USA, Cina e Federazione Russa.

Punto strategicamente importante dichiarato dai partecipanti alla conferenza è il progetto INTERMARIUM, piattaforma per l’integrazione europea alternativa. Il nome ci riporta storicamente al progetto dei “Tre mari” più volte sognato dai politici polacchi negli anni ‘20 dello scorso secolo: un’entità slava estesa dal Mar Baltico al Mar Nero, alleata dell’Occidente (Francia, Regno Unito o Stati Uniti), popolosa ed economicamente forte abbastanza da contenere la Germania e la Russia.

Oggi questo progetto viene riproposto con il sostanziale gradimento di 11 nazioni (Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Romania, Bulgaria, Lituania, Lettonia, Estonia, Croazia, Slovenia ed Austria) che affacciano nel complesso su tre mari (Mar Baltico, Mar Adriatico e Mar Nero) e visto di buon occhio dall’amministrazione Trump che considera il collasso dell’Unione europea come inevitabile e che punta sul risorgere dei nazionalismi in Europa Centrale.

Sul progetto INTERMARIUM si colloca l’attività del Movimento Reconquista a partire dall’esperienza ucraina.

In questo Paese lo sviluppo del movimento nazionalista è avvenuto con l’inizio della guerra contro la Russia e con la creazione di formazioni militari come il reggimento AZOV; nel corso della conferenza di Kiev la rappresentante del movimento Reconquista ha affermato che le forze nazionaliste europee dovrebbero unire i loro sforzi con il potenziale del movimento nazionalista ucraino e trasformare la “zona cuscinetto” tra le superpotenze nella confederazione sovrana di Paneuropa.

Proposta confermata anche da Mykola Kravchenko, vice del leader del National Corps Andriy Biletsky, che ha assicurato il pubblico sull’esistenza di una forza politica seria dietro al progetto di Paneuropa, sottolineando che il conflitto tra Ucraina e Russia non è tanto una tragedia quanto una finestra di opportunità per l’Ucraina e l’intera Europa, e questa unica opportunità storica non dovrebbe essere sprecata. Attualmente, il Movimento Reconquista è composto da vari rami e raggiunge i suoi obiettivi attraverso attività di rete coordinate, ma il suo risultato finale deve essere la confederazione paneuropea delle nazioni libere. “Il sole dell’Europa sorge a est”, ha concluso il suo discorso di benvenuto Mykola Kravchenko.

Ma chi ha partecipato alla conferenza di Kiev?

I padroni di casa

CORPO NAZIONALE: è un partito politico ucraino di estrema destra fondato nel 2016 e guidato da Andrij Bileckyj. Le basi del partito sono formate dai veterani del Battaglione Azov della Guardia Nazionale Ucraina e dai membri del Corpo Civile Azov (un’organizzazione non governativa e non militare associata al Battaglione).

SVOBODA: “Unione Pan-Ucraina “Libertà” meglio nota semplicemente come Svoboda, è stato fondato nell’ottobre 1991 con il nome di Partito Social-Nazionalista d’Ucraina, e ha assunto il nome attuale nel febbraio 2004;

KARPATSKA SICH: è una delle organizzazioni fondatrici di Pravyi Sektor, il Blocco di destra, il partito dell’estrema destra ucraina. Il Blocco di destra ha organizzato milizie militari che hanno combattuto contro la Russia durante la guerra nel Donbass. Nell’estate del 2016 come mostra un articolo di chas-z.com, basato su fotografie e dichiarazioni condivise sul social media Vk.com, alcune formazioni di estrema destra hanno partecipato al campo di addestramento organizzato da Karpatska Sich. Nelle foto si può vedere la bandiera di CasaPound, che non è citata: l’articolo parla genericamente di patrioti europei.

DER III WEG: (la terza via) è un piccolo partito politico di estrema destra e neonazista in Germania ed è sempre stato un forte alleato del Corpo Nazionale. È stato fondato il 28 settembre 2013 da ex funzionari del NPD e attivisti del libero accesso al Sud; il partito persegue l’obiettivo di “associazioni territoriali” a livello nazionale (“Sud, Ovest, Nord e Medio”) da costruire. L’anno scorso, 30 attivisti del movimento hanno partecipato all’annuale marcia della nazione il 14 ottobre, che è il giorno del difensore dell’Ucraina, ed al cimitero militare tedesco nelle vicinanze di Kiev. Quest’anno anche 14 di loro hanno marciato sotto le riconoscibili bandiere verdi di Der III. Weg fianco a fianco con le organizzazioni nazionaliste ucraine. Il portavoce dell’organizzazione ha sottolineato che questo è il movimento nazional-rivoluzionario in grado di rispondere alla sfida della “guerra civile” in Germania. Allo stesso tempo, ha concluso il suo intervento con l’osservazione che non è stato un ostacolo per la cooperazione internazionale sviluppata: non solo con National Corps e CasaPound, ma anche con Alba Dorata e il Movimento di Resistenza Nordica.

JN-NPD: Giovani nazionalisti (in breve: JN, fino al 13 gennaio 2018 Giovani Democratici nazionali) è l’organizzazione giovanile fondata nel 1967 dell’NPD di estrema destra. I JN sono secondo lo statuto NPD “parte integrante” del partito.

MRN: movimento di resistenza nordica (in svedese NMR; in finlandese: PVL; in danese NMB) è un movimento politico del nord-Europa presente in Svezia, Norvegia, Finlandia e Danimarca, nonché partito politico in Svezia. L’organizzazione, di stampo neonazista, è guidata da Simon Lindberg ed è nota per la sua forte opposizione all’immigrazione non-bianca in Svezia. Il ramo svedese del NMR è considerato uno dei principali attori del movimento del potere bianco in Svezia e fra i più pericolosi dal punto di vista della sicurezza.

L’intervento più interessante è sicuramente quello di Alberto Palladino, corrispondente estero di CasaPound Italia, probabilmente il primo movimento nazionalista moderno con un programma paneuropeo sviluppato e progetti come Zentropa (portale identitario transnazionale. Dal 2006, la rete Zentropa funge da forum transnazionale per riunireCasaPound, figure francesi della Nouvelle Droite e altri progetti internazionali di estrema destra. […]

Durante gli ultimi 10 anni, si sono messi in contatto con persone con idee simili in poco più di una dozzina di paesi europei e in questo modo sono riusciti, tra le altre cose, a stabilire le basi per una conferenza nazionale-rivoluzionaria tenuta ogni due anni a Parigi. […]

Il Corpo Nazionale ha una lunga storia di cooperazione con CPI e, come molti altri movimenti nazionalisti europei, ha attirato l’aspirazione dalle iniziative dei camerati italiani, stabilendo nel contempo il suo centro giovanile chiamato in particolare Cossack House. Dopo aver ascoltato il discorso di Alberto Palladino al Jungeuropa Forum di Dresda, Olena Semenyaka gli ha chiesto di ripetere i suoi punti principali alla conferenza Paneuropa a Kiev: la situazione post-elettorale in Italia e gli attuali progetti di CasaPound Italia sono temi estremamente interessanti per nazionalisti d’Europa.

Il successo delle forze italiane populiste di destra, attualmente conosciute come Lega, è stato abbastanza inaspettato, avendo portato Matteo Salvini come vice primo ministro e ministro dell’Interno. A colpo d’occhio, il risultato di CasaPound Italia potrebbe sembrare piccolo rispetto a quello della Lega, perchè non hanno superato la soglia parlamentare. Ma Alberto Palladino ha chiarito che i principali slogan che hanno conquistato simpatie popolari per Lega, sono stati rubati a CasaPound, particolarmente «prima gli italiani». Infatti, per i seguaci nazionalisti, è facile ricordare che il suo motto, la campagna per ritirare l’Italia dall’UE e l’obbligo di chiudere i confini è stato avviato da CasaPound. Inoltre, è risaputo che in alcune province CasaPound ha ottenuto dal 6 al 10 per cento dei voti.

A questo riguardo, la situazione è molto simile ai risultati post-rivoluzionari del settore destro ucraino che sono arrivati ​​al di sotto del 2% mentre alcune nuove forze “patriottiche” ucraine (senza menzionare il vecchio oligarca Petro Poroshenko) sono salite al potere. Attualmente difesa dell’Ucraina, della lingua e della cultura, la glorificazione dei “collaborazionisti con il Terzo Reich” di OUN-UPA, la de-comunistizzazione e così via sono associati alle autoritàufficiali dell’Ucraina, mentre prima della rivoluzione di Maidan il saluto “Slava Ukraini!” poteva essere sentito solo in circoli nazionalisti marginali. […]

Importante – è stato sottolineato in questo contesto da Alberto Palladino – è che il successo elettorale non ha nulla a che fare con l’essere “moderati”. La chiave per comprendere non solo ciò che è CasaPound ma anche l’identità italiana in generale, dice Palladino, è il fascismo. In contrasto con tutti gli altri movimenti nazionalisti europei che respingono abbastanza tali descrizioni nei media come dispregiativi, i membri di CasaPound Italia si definiscono fascisti, sinceramente e orgogliosamente.

Concludendo il suo discorso, Alberto Palladino ha ammesso che a un certo punto la leadership di CPI ha dovuto vietare “discussioni geopolitiche” attorno al conflitto russo-ucraino che divideva il movimento e paralizzava l’attivismo quotidiano dei membri. Tuttavia, ha chiarito che lo sviluppo fiducioso del Terzo modo geopolitico in Ucraina rende inutili ulteriori dibattiti, e gli attivisti di destra possono facilmente unire le sue parole a sostegno dell’Ucraina libera senza Putin e l’UE.

In conclusione, di fronte all’immagine “acqua e sapone” di un gruppo che si, si dichiara fascista ma consegna i pacchi alimentari agli italiani in difficoltà e difende I loro diritti, ci troviamo invece davanti a un’organizzazione e a un progetto politico dalle caratteristiche eversive che non rinucia a parlare di “artiglieria pesante” e in collaborazione con forze che dell’uso delle armi non fanno chiacchiere ma pratica politica.

Dobbiamo per questo avere la capacità di gettare l’occhio oltre le boutades che spesso attuano, saper leggere l’orizzonte nero europeo e dare anche all’iniziativa antifascista un carattere internazionale, mettere a rete le esperienze antifasciste europee perché, come abbiamo visto, questo progetto prevede il proprio sviluppo sotto gli occhi benevoli di molti governi europei.

(*) Il 7 giugno a Millepiani – quartiere Garbatella di Roma – è stato presentato il documentario LA DAMA NEGRAdi Paolo Grassini e Beniamino Natale, sulla storia dei GAL e “la guerra sporca” contro l’ETA alla quale hanno partecipato molti neofascisti italiani. Cfr Terrorismo nero in Europa: ieri e oggi

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