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CasaPound e Forza Nuova: 28 senatori chiedono lo scioglimento

«Provvedimenti […] al fine di garantire il rispetto della normativa vigente in materia di scioglimento di organizzazioni e partiti di ispirazione fascista, che incitano all’odio e alla discriminazione razziale e che si sono macchiati ripetutamente di apologia del fascismo», sono stati chiesti dal senatore romano Bruno Astorre.

Pur senza citarla, il rifermento alla Legge Mancino (legge 25 giugno 1993, n. 205); legge cui la Lega punta alla cancellazione.

La richiesta, svolta con un’interrogazione parlamentare dello scorso 16 aprile indirizzata al Ministero dell’Interno Matteo Salvini, prende spunto dai recenti fatti accaduti nel quartiere di Torre Maura in Roma che, per l’esponente politico, sono di «una gravità inaudita e preoccupante per la tenuta democratica e civile».

Il senatore Astorre, assieme ai ventisette colleghi che hanno co-firmato l’atto, punta l’indice esplicitamente contro le «forze di estrema destra, dichiaratamente di ispirazione neofascista, come “Casapound” e “Forza Nuova”».

L’atto parlamentare ricorda come «gli accadimenti di Torre Maura non sono nuovi. Per rimanere nel perimetro di Roma capitale, già nel 2014 esponenti della destra estrema attaccarono, anche con lanci di bombe molotov, il centro “Morandi”, nel quartiere di Tor Sapienza; nel 2015 militanti di Casapound hanno tentato di impedire con la forza, fino ad arrivare allo scontro con le forze dell’ordine, l’arrivo di un gruppo di rifugiati nel centro di accoglienza allestito presso l’ex scuola Socrate, nel quadrante nord della città, presso Casale San Nicola; nel 2017 in via del Frantoio, nel quartiere Tiburtino III, si è verificata una irruzione nella struttura gestita dalla Croce Rossa di accoglienza per profughi».

Questi fenomeni di «istigazione all’odio razziale e discriminazione razziale» colpiscono tutti: «rom, sinti, immigrati, rifugiati, ebrei» e «con sempre maggiore frequenza e intensità nel nostro Paese», per il senatore Astorre.

Il ministro Salvini, al momento non ha risposto all’interrogazione.

Questo articolo è stato pubblicato qui

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