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Cà Rovere - Bollicine, territorio ed eventi

Sulle colline di Alonte, piccolo paese dei Colli Berici (VI) sorge l'azienda agricola Cà Rovere: una cantina nata circa 30 anni fa, per volere della famiglia Biasin. Tre generazioni si sono succedute e hanno collaborato nella gestione: i fondatori Bruno e Giuditta, i loro figli Ugo, Sisto e Alessia e i giovani nipoti.

Qualche anno fa avevo conosciuto Alessia Biasin al Vinitaly di Verona, adesso sono andata a visitare l'azienda, accompagnata da Marcella Biasin e Cecilia Caporali, incaricate dell'accoglienza e marketing.

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Cà Rovere - La famiglia Biasin

L'AZIENDA E IL TERRITORIO

“La famiglia Biasin ha sempre avuto la passione di coltivare vigneti, ma solo con la generazione di papà e degli zii la vinificazioneviene svolta in proprio, prima le uve venivano consegnate alle cantine. Circa 30 anni fa, la famiglia ha cercato di sfruttare le potenzialità di questo territorio per creare un prodotto diverso dagli altri”, racconta Marcella. “I nonni Bruno e Giuditta Biasin sono stati i primi coltivatori di viti in Alonte”.

“La famiglia Biasin che conosce bene queste colline, ha pensato di approfondire, valorizzare i terreni di origine marina, diversi da quelli dei Lessini o degli Euganei” spiega Cecila. “Ciò rende particolare l'uva di quest'area: il terreno pietroso, calcareo, dà molta sapidità, un sentore salmastro ai vini, caratteristica che è quasi un unicum sui Berici. Fondamentale è stato creare una connessione uva-territorio”.

BOLLICINE METODO CLASSICO

“Cà Rovere” è una serie di quattro pregiate bottiglie ottenute con lavorazione “metodo classico”: “I titolari Ugo, Sisto e Alessia avevano l'idea delle bollicine, così sono iniziati gli studi su Garganega, Chardonnay e Sauvignon, su cui sono state fatte varie sperimentazioni. Il risultato è piaciuto al pubblico, così da circa 10 anni l'azienda propone spumanti solo con il metodo classico, quello usato per lo champagne per intenderci. Produciamo 4 spumanti millesimati, cioè con uve di una sola annata, poi un affinamento molto lungo da 36 mesi in bottiglia, anche se adesso in vendita abbiamo vini minimo di 48 mesi. E' l'unica cantina sui Berici a lavorare in questo modo” riprende Marcella. “In azienda ci siamo orientati verso prodotti di elevata qualità, abbassando la produzione di uva per ettaro, diminuendo l'uso di sostanze chimiche. Abbiamo investito in nuovi macchinari per la pigiatura soffice a grappolo intero”.

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Cà Rovere -Cena tra i vigneti

Gli spumanti “Cà Rovere” non hanno un “nome”, si distinguono per i diversi colori delle etichette: Blu, brut Chardonnay-Garganega 70-30%; Bianco, brut Chardonnay in purezza 100%; Rosa, extra dry rosè Chardonnay-Garganega con aggiunta di Pinot nero (L'ultimo nato, molto fresco e versatile, precisa Cecilia); Oro, un demi-sec di forte ispirazione francese, con più alto dosaggio zuccherino ottenuto aggiungendo il Passito di Garganega Sisto Biasin.

Cà Rovere sta sperimentando anche uno spumante con aggiunta di zenzero, per dare un tocco di freschezza al vino.

GLI EVENTI

Cà Rovere organizza e partecipa, da sola o con il Consorzio Colli Berici e VIVIT, a numerosi eventi: “La cantina deve essere un posto vivo, un momento di incontro e condivisione” racconta Marcella. “Contattiamo gli ospiti durante le degustazioni in ristoranti, enoteche, fiere, ecc. per poi portarli qui, a conoscere azienda e territorio. La nostra “Cena tra i vigneti”, con la tavolata sotto le vigne illuminate e accompagnamento di musica jazz, va in questa direzione. Spesso proponiamo degustazioni abbinate a portate di pesce, poiché abbiamo anche un allevamento ittico, per fare sì che tutto il cibo sia legato alla nostra area”.

Cà Rovere era presente anche a Venezia74, il Festival del Cinema 2017: “Abbiamo partecipato a una cena di gala organizzata dall'Arab Fashion Council, la Camera della Moda dei paesi arabi, un evento per fare incontrare giovani stilisti con le star del cinema. A Palazzo Contarini Polignac sul Canal Grande, i nostri vini hanno accompagnato tutta la cena. E' stata un'occasione per farci conoscere e per portare un vino che rappresentasse il metodo classico in Veneto, ancora considerato un prodotto di nicchia”.

Una scelta che ha incuriosito il variegato mondo dello star system, abituato a vini internazionali: “Sono rimasti stupiti dallo “strano nome” della nostra uva, Garganega! Clienti stranieri abituati ai vitigni internazionali trovano curiosa questa denominazione della vite autoctona, che qui da noi invece è data un po' per scontata. Proprio la territorialità coinvolge chi viene da fuori, la storia e l'origine così particolare delle colline” spiega Marcella. “C'è sempre una maggiore attenzione del pubblico nell'approfondire, nel cercare emozioni, non solo consumo. Capire ciò che si sta mangiando e bevendo, come nasce, come si lavora per farlo arrivare al ristorante o all'enoteca, per poi assaporarlo in profumo e gusto”. 

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