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Bruno Segre non si arrende

Bella la serata del 31 gennaio scorso quando, nell'ambito delle conferenze del ciclo "Leggermente", organizzate dal gruppo di lettura della circoscrizione II di Torino, nel bel sito della Cascina Roccafranca, in assenza del previsto protagonista dell'incontro: Bruno Segre, è stato presentato il libro intervista di Nico Ivaldi "Non mi sono mai arreso".

Bruno è stato tenuto lontano dall'evento da un male di stagione, comprensibilissimo alla sua veneranda e ultracentenaria età, si può dire che una piccola resa ci può stare. Comunque il suo allievo e amico Nico Ivaldi ha avuto la presenza di spirito per organizzare una carrambata; abbiamo così ascoltato la voce dell'avvocato tramite il cellulare.

Un saluto gradito da una sala gremita fino ai posti in piedi. Nico ha fatto il suo ruolo, ha raccontato l'uomo, le gesta e i fatti che hanno originato le pubblicazioni oggetto della serata alla Cascina Roccafranca, al libro citato si deve aggiungere, infatti, l'aggiornato "Quelli di via Asti" scritto a suo tempo da Bruno Segre.

Al momento degli interventi del pubblico ho voluto rievocare il giorno in cui ho conosciuto l'avvocato. Durante i non lontani tempi dell'occupazione della Caserma di Via Asti da parte di un gruppo coordinato, fra gli altri, dall'allora Consigliere comunale di Torino Michele Curto.

Segre, partecipò ad un incontro organizzato nel cortile della Caserma che verteva sulla difesa della nostra Costituzione Repubblicana dalle modifiche proposte da parte del Governo Renzi.

Grazie al suo impegno e quello di molti altri, si ottenne la sconfitta referendaria della riforma. L'avvocato non si tira mai indietro, quel giorno due robusti uomini sostenendo a mano un sedia, lo trasportarono come su una poltrona gestatoria in uso ai papi di una volta. La sedia fu collocata a fianco del mio posto a sedere. Gli rivolsi un saluto al quale rispose con calore nonostante gli fossi perfettamente sconosciuto.

Un uomo giusto, non mite, ma combattivo, colmo di umanità, che continua ad insegnarci come stare al mondo da socialisti. Bruno Segre nacque a Torino il 4 settembre 1918, a ventiquattro anni conobbe l’esperienza del carcere per “disfattismo politico”, prima di essere nuovamente arrestato nel settembre 1944.

Liberato grazie alla intercessione dei familiari, partecipò alla Resistenza. Da giornalista divento avvocato, impegnato nella difesa dei diritti civili, della giustizia e della laicità: nel 1949 – anno in cui fonda il mensile “L’incontro” – inaugura con la difesa del primo obiettore di coscienza in Italia e con la battaglia per l’introduzione del divorzio, una lunga stagione di lotte legali, politiche e culturali. Attualmente è presidente onorario dell’Associazione Nazionale del Libero Pensiero “Giordano Bruno”, vicepresidente della Società per la Cremazione di Torino e presidente della Federazione provinciale dell’Associazione nazionale perseguitati politici italiani antifascisti.

Segre

Cito dal libro: «Sedicenne, rispose intrepido al richiamo della Patria per la liberazione del popolo oppresso. Partigiano valoroso, primo tra i primi, partecipò a numerose azioni di guerriglia infondendo a tutti coraggio, emergendo per ardimento e guadagnandosi la stima dei compagni che lo vollero comandante di squadra. Arrestato, per delazione, dalla polizia nazifascista e sottoposto a snervanti interrogatori durante i quali venne più volte percosso, mantenne sempre fiero il silenzio, salvando così la vita a numerosi compagni. Rilasciato per la sua giovane età, risalì le valli tanto amate riprendendo con maggiore ardore la dura lotta e rifulgendo per indomito coraggio. Inviato a Torino per una importante missione veniva nuovamente arrestato con il suo comandante ed un compagno. Per salvare i fratelli di fede, si addossava la responsabilità di azioni punitive contro spie fasciste, accettando serenamente la condanna a morte. Cadeva sotto il piombo nazifascista, fiero di essere partigiano della libertà. Fulgido esempio di cosciente valore, dì altruismo e di piena dedizione alla causa della libertà.»
— 10 luglio 1947[1] Renzo Cattaneo (partigiano)

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