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Bologna: la protesta dei riders diventa organizzazione

Oggi possiamo fare una bella constatazione: ciò che sembrava impossibile fino a qualche mese fa, ovvero di innescare una lotta efficace nel cuore dell’economia delle piattaforme, si sta avverando, e i risultati iniziano ad emergere.”

 

 

Lo scorso venerdì 23 febbraio i ciclofattorini del cibo di Bologna, cioè coloro che lavorano per piattaforme come Just Eat, Deliveroo, Glovo, Sgnam consegnando in bici il cibo a domicilio, hanno scioperato per due ore, dalle 19 alle 21. Lo sciopero è stato organizzato dalla “Riders Union” ed ha avuto un'adesione così alta che le principali piattaforme sono state costrette a sospendere il servizio, prima a tratti e poi definitivamente per l'intero turno serale.

L’esperienza di Bologna dimostra che unirsi ed organizzarsi è il solo modo per rispondere alla precarizzazione delle condizioni di lavoro e di vita. Insomma, lo strumento vincente è sempre lo stesso, anche in un’economia che si professa “new”!

 Il potere contrattuale di queste piattaforme deriva, infatti, dall’esclusività del rapporto di committenza con ciascun fattorino (il reclutamento, la presa in carico di una consegna, il pagamento, avvengono mediante un’app), per cui ogni lavoratore si relaziona solo con la piattaforma e non anche con gli altri riders. Anzi, alcune piattaforme come Glovo utilizzano un sistema di ranking che mette in competizione tra di loro i riders. In pratica, questa “new economy” è tutt’altro che nuova: usa il cottimo per innescare una gara al ribasso tra i lavoratori, per cui per aggiudicarti più consegne devi essere disposto a rischiare di più nel traffico, a lavorare con le peggiori condizioni meteo e tutti i week-end, ad accettare una minore retribuzione e nessuna garanzia.

“Le piattaforme assumono un numero di persone superiore alle reali necessità che vengono messe in competizione. Sappiamo che il nostro lavoro viene stimato in base alla nostra velocità, all’esito positivo della consegna e alla disponibilità data, soprattutto nel weekend. Se non accetti di lavorare sabato e domenica, difficilmente ti verranno assegnati turno la settimana successiva” (Giorgio, riders per Just Eat).

Le piattaforme si difendono sostenendo di far parte della c.d. “gig economy” cioè l’economia dei lavoretti, ma sappiamo tutti che per molti le consegne sono tutt’altro che un hobby o un secondo lavoro.

Unendosi, come a Bologna, si può rompere il giochino in mano a queste società e portare avanti una rivendicazione efficace. Le rivendicazioni di Riders union mirano a stabilire un livello minimo di garanzie lavorative come contratti adeguati che superino la collaborazione autonoma occasionale, un’assicurazione infortuni piena a carico dell’azienda e attrezzatura adeguata e gratuita, un monte-ore garantito, una retribuzione dignitosa senza cottimo e indennità sullo smog, in caso di pioggia e di lavoro nei festivi. Ma non è tutto qui, come affermano in una nota pubblicata dopo lo sciopero, “è una battaglia di tutti e per tutti, per un modello di città dove i servizi on demand non minino i diritti ad un lavoro degno e sicuro e alla salute” (disponibile qui https://www.facebook.com/ridersunionbologna/posts/207390799997766).

 

Link agli articoli:

https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/02/24/bologna-la-protesta-dei-rider-del-cibo-costretti-a-rischiare-per-arrivare-in-tempo-se-salti-un-week-end-non-lavori-piu/4184822/

https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/02/23/fattorini-cibo-a-domicilio-a-bologna-nuovo-sciopero-vogliono-pagarci-a-cottimo-ma-questo-non-e-un-hobby/4183629/

https://www.facebook.com/ridersunionbologna/

Questo articolo è stato pubblicato qui

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