Politici e consiglieri comunali, compatti, sono pronti ad invocare liste di proscrizione e finanche la testa di quelli che vengono tacciati pubblicamente di essere «strabici carrieristi» e di «avvelenare i pozzi» della città, magari su mandato delle forze oscure dei comuni limitrofi. È quanto accaduto a Barcellona Pozzo di Gotto (Messina) al Movimento Civico Città Aperta e al Presidio “Rita Atria” di Libera, ree di aver puntato i riflettori sul voto unanime del consiglio comunale che ha approvato una variante al PRG per consentire l’insediamento di megashopping, negozi, alberghi e ristoranti su 18,4 ettari di terreni agricoli.
Le due organizzazioni avevano presentato in Comune formale richiesta di accesso al fascicolo sull’iter amministrativo del progetto, esprimendo poi in un comunicato il timore sulla «dubbia provenienza» dei capitali per l’operazione. Un timore condiviso dal senatore Giuseppe Lumia (Pd), membro della Commissione Parlamentare antimafia, che il 12 gennaio 2010 proprio sull’insediamento del Parco commerciale di Barcellona ha presentato una lunghissima interrogazione al Presidente del Consiglio e al Ministro degli Interni.
Lumia, in particolare, ha puntato il dito sulla «gravissima anomalia» rappresentata dalla società che ha proposto il progetto, la Dibeca sas, «direttamente riconducibile ad un noto pluripregiudicato locale, l’avvocato Rosario Pio Cattafi, che, solo nel luglio 2005 ha finito di scontare la misura di prevenzione antimafia della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno (5 anni), per la sua pericolosità, comprovata, secondo quanto si legge nel decreto emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Messina il 2 agosto del 2000, dai suoi costanti contatti, protrattisi per decenni, con personaggi del calibro di Benedetto Santapaola, Pietro Rampulla, Angelo Epaminonda e Giuseppe Gullotti».
Di fronte alle pesanti contestazioni del parlamentare e delle due associazioni antimafia, il consiglio comunale di Barcellona ha scelto il contro-attacco al grido «qui la mafia non esiste!». A lanciare la carica contro Città Aperta e il Presidio “Rita Atria” ci ha pensato il consigliere comunale Gaetano Torre dell’Mpa, il partito-movimento autonomista siciliano che annovera tra i suoi rappresentanti locali l’ex deputato regionale Angelo Paffumi, ritenuto iscritto alla Gran loggia “Ausonia”, il circolo massonico “irregolare” al centro di un’inchiesta sui presunti condizionamenti sulla vita politica ed amministrativa di Barcellona e dintorni.
Torre ha depositato un’interpellanza al sindaco Candeloro Nania (An-Pdl) e ai colleghi consiglieri invocando «un moto di ribellione contro questi carrieristi che vogliono ghettizzare Barcellona» e «un atto di resipiscenza contro i continui attacchi portati proditoriamente da queste associazioni che hanno fatto a gara nell’indicare il pericolo di infiltrazioni mafiose e presunte irregolarità, additando in modo indegno Barcellona come Comune ad alto rischio di infiltrazioni, provocando addirittura una interpellanza al Senato».