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di Jvan Sica (sito) mercoledì 21 dicembre 2011 - 0 commento oknotizie
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Barcellona-Santos. La partita CULT

Al 17° minuto di Barcellona-Santos Alejandra Pizarnik avrebbe esclamato “Morirò di cose come queste”, risposta a tono al 24’ da Josep Carner, che fumando pipa avrebbe sussurrato: “I miei sensi, di incanti tu ricolmi”.


Lionel Messi e Xavi Hernandez hanno preso in mano un Mondiale per Club e rigirato, come si fa con i melograni maturi.

Messi è nato a Rosario, città di Lucio Fontana. Un coincidenza assoluta. Come il Fontana spazialista Messi allarga la percezione della figura bidimensionale del campo (il 3D non c’entra nulla), spalancando prospettive di gioco impensate. La palla nei piedi di Messi aumenta di giri, vibrando, e rende vecchia ogni giocata offensiva dei suoi contemporanei. Prendiamo Cristiano Ronaldo: giocatore di livello eccelso, completo sotto tutti i punti di vista e grande realizzatore. Eppure i suoi movimenti con la palla, rispetto a quelli di Messi, sono standard, come ascoltare un pezzo rock dopo i Led Zeppelin e la batteria in controtempo di John Bonham.

Xavi Hernandez vive invece nell’armonia dolce di una classe senza tempo. Il toque incantato e intelligente come il Mirò ispirato. Del pittore Xavi ha nei piedi linee e forme che suggeriscono schemi per chi il calcio lo legge e storie per chi il calcio lo ascolta. Nel modo di stendere il colore di Mirò vi è un link fortissimo con i passaggi di Xavi: nella semplificazione massima del gesto rivelano una estrema complessità di pensiero.

Dopo il match di domenica, una domanda è ancora più chiara: cos’è il Barcellona? Spiegarselo è troppo difficile, immaginare emuli ancora di più. Soltanto leggendo un poeta qualcosa potrebbe emergere.

E questo poeta non può essere che Roberto Juarroz, argentino, che ha definito la sua intera produzione “Poesia Vertical” (arrivando fino alla “Decimotercera” nel 1994), intendendo con questa idea la “incodificabilità naturale” del nostro vivere che dà alla poesia un compito, “disegnare i pensieri come un ramo che cresce nel cielo”. La verticalità del Barcellona è semplicità nella meraviglia, come “les fleurs qui s’ouvrent la nuit ?”

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