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Bagnoli: nessuno disturbi il manovratore

Preoccupatevi quando nessuno si preoccupa. Si potrebbe riassumere con questa frase l'accelerazione impressa alla bonifica e alla rigenerazione urbana di Bagnoli, ex area industriale ad ovest della città di Napoli. 

Le ultime sedute delle commissioni comunali sul tema hanno infatti trasmesso un'unità d'intenti senza precedenti tra le forze politiche, eccetto qualche voce critica sollevata dai consiglieri Matteo Brambilla (M5S) e David Lebro (La Città). L'ordine è avanzare, costi quel che costi. Trent'anni di stallo e di finte bonifiche sono più che sufficienti a liquidare ogni dubbio come diatriba politica, un termine caro al commissario di governo Francesco Floro Flores, a cui sta a cuore la rapidità dell'opera sopra ogni cosa.

Il Decreto n. 47/2019 del Ministero dell'ambiente

Il PRARU (Programma per il Risanamento Ambientale e la Rigenerazione Urbana) è stato approvato nella Conferenza dei servizi del 14 giugno scorso nonostante il dissenso espresso dalla Regione Campania, ente il cui parere favorevole è invece fondamentale in virtù delle sue competenze in materia di fondi europei ed infrastrutture. E proprio sul piano infrastrutturale il PRARU appare monco, tanto da essere uno dei motivi che spinse il ministro Sergio Costa a bollarlo come "meramente virtuale" nel decreto di rilascio della valutazione d'impatto ambientale (pag. 10). L'unica cosa che sembra interessare è la destinazione d'uso dei suoli, in particolare quelli economicamente più appetibili, e lo sfruttamento della linea costiera a fini turistici e ricreativi. Tutti gli altri aspetti legati alla tutela dell'ambiente, del territorio e del tessuto sociale sono orpelli, aspetti secondari di un programma che valorizza anzitutto la profittabilità dell'operazione Bagnoli. Sono diversi i segnali in tal senso.

Non è un caso se anche il ministro Costa, apparentemente (e giustamente) inflessibile nelle sue considerazioni, abbia poi deciso di cedere dinanzi alle richieste di "chiarimenti" da parte del commissario, escludendo la necessità di una nuova procedura di valutazione d'impatto ambientale (VAS) per la localizzazione delle opere urbanistiche sui suoli individuati nel piano, contraddicendo il decreto emesso a febbraio che invece la prescriveva come doverosa.

I due pareri contrastanti emessi dal Ministero

Non è un caso se il commissariato di governo non si sia sentito in dovere di richiedere viceversa chiarimenti circa le tantissime altre prescrizioni formulate da Costa: dalla rimozione della colmata alla bonifica degli arenili e dei fondali, dall'adeguamento dei collettori fognari all'impatto delle nuove linee stradali e ferroviari sull'ecosistema naturale. Si tratta delle fasi più importanti del piano dal punto di vista ambientale, eppure sembrano pressoché ignorate dalla struttura commissariale. 

Non può essere frutto del caso l'annullamento delle gare per la progettazione disposto dal Consiglio di Stato, che ha rappresentato l'occasione per il "cambio di strategia" annunciato da Floro Flores e finalizzato a parcellizzare in lotti la bonifica, iniziando laddove è possibile estrarre maggior plusvalore, ossia il litorale di Coroglio e l'isolotto di Nisida. I fondi a disposizione del commissariato per la bonifica e la rigenerazione sono al momento pari a 470 milioni di euro, a fronte di un fabbisogno totale di 1,8 miliardi di euro. In attesa della registrazione della delibera del CIPE sulla tranche più consistente pari a 320 milioni di euro approvata il 4 aprile scorso, ma non ancora pubblicata in Gazzetta Ufficiale, occorre partire il prima possibile prima che una crisi di governo mescoli ancora una volta le carte in tavola.

Non è un caso che l'attenzione del commissariato di governo si concentri ora sulla realizzazione delle nuove residenze temporanee destinate agli abitanti del borgo di Coroglio, le cui case verranno espropriate in vista della riqualificazione. Al termine dei lavori i proprietari avranno la possibilità di rientrare in via preferenziale previo pagamento di una somma di denaro che al momento non risulta quantificabile in maniera precisa (che i vertici di Invitalia, l'agenzia responsabile per la progettazione ed esecuzione delle bonifiche, assicurano aggirarsi intorno al 5-10%). 

La caserma "Battisti" di Fuorigrotta

Non è un caso che pochi giorni fa i ministri Trenta e Bonafede abbiano firmato a Napoli un protocollo d'intesa che prevede l'apertura di un carcere per donne e minori nell'ex caserma "Battisti" di Fuorigrotta, quale probabile preludio per la chiusura dell'attuale riformatorio di Nisida e l'ingresso dei capitali privati sull'isolotto. Nell'area in cui insisterà il carcere sono previste nel PRARU le nuove residenze da realizzarvi, ed è facile immaginare che il valore delle case si deprezzerà col collocamento dei detenuti. Quale immobiliarista sceglierà di investire in quell'area? E' chiaro che è ancora una volta il litorale di Coroglio a fungere da centro nevralgico dei futuri investimenti.

Non è un caso che il presidente dell'Autorità Portuale, Pietro Spirito - uomo legato al PD e in particolare all'ex ministro alle infrastrutture Delrio - a cui spetta il rilascio delle concessioni demaniali nell'area congiuntamente col commissario, abbia chiesto quali siano le ricadute giuridiche della proroga di ulteriori 15 anni per le concessioni autorizzata dal governo Conte, visto che ad oggi il litorale di Bagnoli è preda di locali e discoteche che organizzano serate a tambur battente, molti dei quali titolari di tali concessioni. Una situazione che non può non porre una pesante ipoteca sulla futura spiaggia pubblica istituita dal Comune nel 2012.

Non è un caso se l'assessore all'urbanistica Carmine Piscopo possa affermare oggi che la moneta urbanistica con cui ripagare la realizzazione del parco pubblico e il recupero del paesaggio marino e costiero è la stessa già prevista nei piani urbanistici precedenti, che passa attraverso la riconferma dell'indice di fabbricabilità pari a 0,68 mc/mq, al cui valore apparentemente basso - è bene ricordare - si giunse all'epoca ricomprendendo aree assolutamente non edificabili, tra cui il costone di Posillipo e la colmata da rimuovere. Solo così si è potuto giustificare l'inserimento di ben 200 mila metri cubi di nuove residenze, per un totale di oltre 2 milioni di metri cubi previsti in piena zona rossa per il rischio vulcanico dei Campi Flegrei. 

Non è un caso se il commissariato abbia dichiarato di voler concludere un accordo transattivo con l'imprenditore Francesco Gaetano Caltagirone, proprietario della Cementir, mandando a farsi benedire il principio "chi inquina paga" sbandierato per anni dal sindaco de Magistris e dai vertici governativi 5 Stelle: ancora una volta lo Stato rischia di accollarsi gli oneri di bonifica dell'inquinamento prodotti dal privato.

Non è un caso se Floro Flores affermi di aver parlato con l'ANAC presieduta da Raffaele Cantone per chiedere maglie più larghe nei controlli al fine di garantire le ricadute occupazionali sul territorio. Cosa significhi ciò e quali siano le effettive competenze dell'Autorità nazionale anticorruzione in materia occupazionale non è ben chiaro. Il richiamo ai posti di lavoro sembra essere funzionale alle imminenti elezioni regionali, su cui si gioca buona parte della partita con il governatore Vincenzo De Luca, e al rinnovato interesse nazionale per la realizzazione delle "Grandi Opere" il cui frutto più evidente è dato dal decreto Sblocca Cantieri.

Il commissario Floro Flores insieme al ministro Lezzi

in foto: Francesco Floro Flores e il Ministro per il Sud, Barbara Lezzi (Foto: Facebook/Barbara Lezzi)

continua su: https://napoli.fanpage.it/francesco...
http://napoli.fanpage.it/

Non è un caso se gli esponenti nazionali più importanti di Lega e M5S, ma anche del PD che sul territorio ha tanti, troppi interessi, abbiano deciso di silenziare tutta l'operazione. Un sostanziale consociativismo che delinea una perfetta continuità tra voleri passati e presenti. Il ruolo di Cassa Depositi e Prestiti nell'affaire Bagnoli rimane oscuro, tenuto conto che il commissario Floro Flores ne è uno dei consiglieri di amministrazione. Non è tanto peregrina l'ipotesi che la cassaforte del risparmio postale possa essere utilizzata come strumento per costruire e gestire grandi infrastrutture (ad esempio il porto turistico di Nisida) attraverso un partenariato pubblico-privato, o come garanzia per gli ingenti investimenti privati previsti nel PRARU (pari a 600 milioni di euro). Sul punto si scontrano due visioni dell'economia assolutamente antitetiche. Una cosa è l'idea di uno Stato che metta al centro la gestione pubblica dell'economia attraverso propri organismi di investimento e controllo, un'altra cosa è uno Stato che ricorre alle proprie riserve per cedere ulteriori quote di pubblico sottoforma di finanziamenti a pioggia o di partecipazione alla costruzione di opere pubbliche che verranno poi affidate alla gestione delle grandi imprese private a canoni irrisori: quest'ultimo modello economico si chiama "outsourcing", e ha consentito ad imprenditori come lo stesso Floro Flores di ottenere l'Arena Flegrea e lo Zoo - beni gestiti dalla Mostra d'Oltremare SpA, di proprietà di Comune, Regione, Città Metropolitana e Camera di Commercio - ad un canone annuo rispettivamente di 48mila euro e 30mila euro (qui l'elenco completo).

In questo Paese è ancora consentito usare la parola tradimento?

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