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  Home page > Tempo Libero > Musica e Spettacoli > Arto Lindsay, uno sperimentatore giramondo al Pomigliano Jazz
di Lucio Carbonelli (sito) lunedì 22 novembre 2010 - 0 commento oknotizie
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Arto Lindsay, uno sperimentatore giramondo al Pomigliano Jazz

Quest’anno il Pomigliano Jazz ancora una volta si è reso protagonista di un colpaccio non indifferente, portando sul palco un progetto che a parole, e quindi a fatti, si è rivelato piuttosto interessante: Da Napoli a Bahia, progetto che ha visto protagonisti Maurizio Martusciello (in arte Martux_M), Raiz, il percussionista Marivaldo, ma soprattutto Arto Lindsay, che dall’avanguardia statunitense (DNA, Lounge Lizards) è approdato qui a Napoli passando per il Brazil, tutti loro accompagnati dall’Orchestra Napoletana di Jazz diretta da Mario Raja.

La nostra curiosità era già stata sollecitata in conferenza stampa, e non poco: anche se Arto non ha potuto essere presente causa disguidi aerei (in volo da due giorni, il giramondo!), Martux_M ci ha rivelato che Lindsay è un appassionato conoscitore della musica e della lingua napoletana, e che sul palco si sarebbe cimentato proprio con alcune canzoni napoletane, ma rilette alla sua maniera, ovviamente. Infatti il progetto in questione è nato soprattutto dalle menti di Martusciello e Lindsay, e lo stesso Lindsay ha voluto poi coinvolgere anche Raiz, molto apprezzato per la sua voce.
 
Subito ci si è resi conto di quello a cui avremmo assistito quando Arto, arrivato sul palco tutto dinoccolato, si è inserito nell’Orchestra (che ha esordito con Zeza) con gli stridenti e nervosi suoni della sua chitarra, cominciando poi a dirigere la stessa a gesti e a sguardi, e portando tutti a una sorta di improvvisazione collettiva (come ci ha confermato la scaletta recuperata successivamente). Il concerto è continuato poi ondeggiando tra Napoli e Bahia, come da titolo. Arto, insieme all’orchestra, ha eseguito il Canto delle lavandaie del Vomero, la melodia napoletana più antica (1200) di cui si abbia traccia, Accarezzame (cantato addirittura in napoletano!), O meu lugardi Arlindo Cruz, e il suo Illuminated, dividendosi equamente tra melodia e avanguardia, tradizione e sperimentazione, cantando con quella sua voce soffusa e stonata al punto giusto, sorridendo a tutti. A Raizinvece è toccato cantare Let’s Get It On, di Marvin Gaye, e Sanacore, dei “suoi” AlmaMegretta; mentre Martux_M, coadiuvato da Lanvideosource e Kocleo, ha accompagnato l’Orchestra e i cantanti per tutto il concerto, diventando protagonista in un paio di occasioni (Artox,Electroperc). Saltati purtroppo, per motivi di tempo, i bis (e chissà cosa avrebbe combinato il nostro Arto su Tammurriata Nera!?).
 
A fine concerto, grazie a Umberto Di Micco dell’ufficio stampa del Pomigliano Jazz, abbiamo avuto l’opportunità di fare una veloce, ma densa, chiacchierata con il signor Lindsay, rivelatosi (ma c’era da dubitarne?) assai umile e affabile (ha perfino insistito a voler parlare italiano).
 
Per inquadrare il personaggio, conviene forse partire dallo scambio finale di battute in cui alla domanda se oggigiorno sia preferibile vivere a New York o in Brasile, Arto, senza alcuna esitazione, risponde: in Brasile!

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di Lucio Carbonelli (sito) lunedì 22 novembre 2010 - 0 commento oknotizie
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