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Arroccarsi nell’Arrocco: la posizione dell’Europa sull’immigrazione

In un’Europa dove alcuni stati offrono ai loro cittadini dei servizi sociali migliori, mentre in altre nazioni la cosiddetta “spesa” sociale viene ridimensionata drasticamente, questa ormai consolidata emergenza migratoria può essere l’occasione di una politica comunitaria non solo verso chi è in cerca di un luogo senza conflitti, ma anche per i “poveri” cittadini europei.

Non è possibile godere di ogni beneficio come membro di un club senza rispettarne i regolamenti e tanto meno senza rinunciare a qualcosa per un bene comune. Questa è l’Europa di oggi, dove le disuguaglianze si vanno inasprendo tra stato e stato e all’interno di alcune nazioni più che in altre.

In un’Europa dove alcuni stati offrono ai loro cittadini dei servizi sociali migliori, mentre in altre nazioni la cosiddetta “spesa” sociale viene ridimensionata drasticamente, questa ormai consolidata emergenza migratoria può essere l’occasione di una politica comunitaria non solo verso chi è in cerca di un luogo senza conflitti, ma anche per i “poveri” cittadini europei.

Garantire l’accoglienza a mediorientali o nordafricani non significa privare i cittadini più deboli di un’Europa confusa degli aiuti necessari per una vita dignitosa. Un’Europa dove non è certo il volto umano esibito dalla Merkel nell’arco di uno sprazzo di fine stagione, impegnata ad abbracciare i siriani laici e istruiti, che può far dimenticare le lacrime di luglio dell’adolescente palestinese minacciata di espulsione, perché la Germania - certamente - non può accogliere tutti.

Lo scegliere di accogliere alcuni piuttosto che altri, non è solo un barlume di speranza nella vita di un’umanità in fuga, ma è anche qualcosa che possa coniugare il pragmatismo di una certa politica con i diritti umani.

Muri ed eserciti posti a difesa dei sacri confini non aiuteranno a fermare questa epocale trasmigrazione di popoli coinvolti in conflitti e carestie. Questa umanità, se i muri non bastano e dopo aver superato monti e mari, viene filtrata, selezionata, attraverso i hotspot (nuova versione dei centri d’indetificazione), e per quelle persone che non hanno i requisiti, vengono avviati in campi e centri per l’espulsione o magari destinata ad essere arrestate per “clandestinità”. Nonostante i pericoli e gli ostacoli che quest’umanità deve affrontare, la migrazione non accenna un sospiro di rallentamento.

Arroccarsi nell’Arrocco non tiene lontano i drammi dei meno fortunati in fuga, non esclude l’immagine di una famiglia che piange un loro congiunto deceduto in mare o sulla terra, ma ci soffoca nel nostro rinchiuderci in un mausoleo di benessere che non siamo disposti a condividere.

Chiudere i confini e schedare la disperazione, distogliere lo sguardo dal mendicante, chiudersi in casa per cercare di non sentire le grida, può essere equiparato a quei manipoli di violenti impegnati a buttare a mare l’umanità e la misericordia verso il prossimo.

Nazioni accoglienti e governi impegnati a selezionare chi può mangiare il “loro” pane o a sventolare minacciosamente i manganelli, mentre gruppi di cittadini si mobilitano attraverso il web per protestare contro le politiche xenofobe e organizzarsi per ospitare i migranti di ogni provenienza.

Registriamo le iniziative come quella della Marcia a piedi scalzi, indetta l'11 settembre a Venezia per poi coinvolgere altre città italiane, con l’adesione di persone che si sono da tempo impegnate sull’accoglienza come Daniele Segre e Valerio Mastrandrea o Giusi Nicolini e altre che solo ora hanno scoperto la drammaticità della fuga dalle aree di conflitto.

C’è chi si è commosso davanti alle immagini che raccontano la tragedia, sino a riscoprire la Misericordia in un mondo impegnato a difendere i propri privilegi, ma c’è anche la marmaglia populista con gli slogan in difesa di una Cristianità domenicale che rifiuta l’accoglienza.

Un tema, quella dell’accoglienza, che viene affrontato prima di tutto con l’abbandono del proprio paese, come viene narrato da Medici Senza Frontiere con Milioni di passi #milionidipassi, per poi approdare all’iniziativa popolare con la Campagna Accogliamoci, pubblicizzata con i volti e le parole del Piotta e di Elio Germano in un videoconfronto. Un’accoglienza esortata da Papa Francesco con l’impegno nel proteggere almeno una famiglia di profughi da ogni comunità religiosa.

Immagini traumatiche di un’infanzia negata che si trova cullata dal mare su di un bagnasciuga con le sue braccia protese verso la riva, molto simili a quelle del bambino con le mani alzate davanti ai nazisti nel ghetto di Varsavia o alla bambina che corre dal dolore delle bruciature del napalm statunitense nel Vietnam e molto simili ai visi dell’infanzia rinchiusa nei campi profughi del Libano e della Turchia.

Merkel, trasformata da austero giudice dei bilanci economici altrui a guida morale di un’Europa divisa tra le posizioni nazionaliste dell’ex blocco sovietico e quelle dialoganti dei paesi mediterranei, tra i calcoli elettorali e l’opposizione interna al suo governo nell’accoglienza indiscriminata anche se circoscritta ai siriani.

Mentre si alzano muri e si srotolano chilometri di filo spinato, oltre alla schizofrenica interruzione delle comunicazioni ferroviarie e stradali, per rincorrere un’utopica visione isolazionista, i recenti studi sulle prospettive di benessere, l’Europa nel 2060 avrà bisogno di 260 milioni di migranti per garantire la pensione e tutti i servizi sociali a noi europei.

Una prospettiva che dovrebbe essere rammentata ai misantropi e xenofobi paesi del centro-orientale europeo insieme alle concessioni e aiuti che l’Unione europea decise con l'allargamento, tra il 2004 e il 2007, al nordest, portando benefici a loro stessi, mentre la Ue oltre l’ampliamento della superficie e della popolazione, non vide aumentare il Prodotto interno lordo.

(Foto: Paolo Cuttitta/Flickr)

 

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