Referendum per un piano che stabilisce che esistono lavoratori con meno diritti o, forse, viste le precisazioni del professore Ichino, meno tutele.
Nella puntata si è deciso di sentire non i
Fassino (che voterebbe si, perché da certezza del lavoro e perché la gestione dei turni e della mensa non è un diritto), ma soprattutti chi lavora alla catena di montaggio e i sindacalisti sia quelli firmatari che Landini della Fiom.
Persone come Mery, ragazza madre il cui unico welfare sono i genitori. Niente mensa, nè aiuti per la casa. 1000 euro di stipendio e 600 di mutuo. Con i turni da 10 ore, il bambino lo vede solo per pochi momenti: per lei, anche soli 10 minuti, dopo ore di lavoro, di riposo significano tanto (e su questi minuti si pensa di giocare la partita della produttività).
"Non è vero che non abbiamo voglia lavorare, ma non a queste condizioni. Chi vota si, ha paura di rimanere disoccupato, ma io lo faccio per lui [il figlio], perché anche lui un giorno entrerà nel mondo del lavoro".
Carlo lavora in Fiat da anni, è in cassa integrazione e alle domande di Corrado Formigli rispondeva di essere preoccupato per il suo lavoro e per il lavoro (che non c'è) per il figlio. Voterebbe sì, anche se il tutto gli sembra ricattatorio.
Quale è il costo del lavoro? A cosa si può rinunciare, per avere un lavoro? Nessuno degli operai, e questo è un dato di fatto che dovrebbe far riflettere, dice che vota sì perché è un buon contratto. "Non abbiamo scelta", dicono in molti.
La nota politica sul legittimo impedimento.
Vedremo oggi come reagirà il presidente del Consiglio alla sentenza: se mantiene un tono pacato (come ieri sera il senatore Gasparri) significa che intende proseguire con la legislatura. Se invece prosegue nell'attacco (ai giudici, ai comunisti), significa che è iniziata (ma è mai finita?) la campagna elettorale.
Questo il pensiero anche di Santoro, che "lo conosco da anni, siamo come fratello e sorella".
In studio a commentare il fatto il senatore Gasparri, Gianni Vattimo, Pietro Ichino, Nicola Porro, Massimo Giannini.
L'impressione, dietro le parole, è che se dal punto di vista formale non sia cambiato nulla (certi impedimenti esistevano già nel codice di procedura penale), dal punto di vista politico possa essere un passo in più verso le elezioni. Giannini ha dato una data, il 22 maggio.