La risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu sulla no fly zone in Libia, per cercare di bloccare l'avanzata delle truppe di Gheddafi su Bengasi.
La fuga, difficile, da Tokyo, per l'allarme nucleare, per il timore di una fuoriuscita di materiale tossico dai reattori di Fukushima.
E in Italia? Abbiamo festeggiato i 150 anni dell'Italia unità alternando gli alti discorsi del Presidente della Repubblica, con le polemiche sull'assenteismo leghista (la polemica pretestuosa contro i festeggiamenti), con le solite leggi ad personam a difesa del premier (che probabilmente nemneno andrà a processe ad aprile) e la riforma epocale dei magistrati, pardon, della giustizia.
Nell'anteprima di Annozero, è andato in onda il messaggio video di Celentano, sullo stato ipnotico degli italiani di fronte a questa classe politica, di fronte ai sospetti sul presidente del consiglio.
Ma Celentano ce l'aveva soprattutto contro i nuclearisti, ipocriti (come Casini), perché nascondono ai cittadini il vero problema che è quello delle scorie. L'invito è di andate a votare al refereundum, per dire si allo stop delle centrali.
La puntata è iniziata con le notizie dal Giappone: ormai, nonostante la prudenza dell'informazione giapponese e del governo (per evitare il panico e forse nascondere le sue colpe), nessuno cerca più di nascondere nulla. Obama ha richiamato i suoi cittadini, e chi può cerca di allontanarsi dalla zona dell'incidente. Ma evacuare una metropoli come Tokyo è impossibile.
Ora il problema è il reattore 3, alimentato di Plutonio: un materiale estremamente pericoloso e il cui tempo di inerzia è di 24000 anni. Sono già uscite da Wikileaks le notizie sui test falsati della Tepco, sugli allarmi lanciati al governo giaponese, ignorati.
Collegato dal Giappone, il giornalista Rai Longo raccontava come ormai i giapopnesi sperino nello spirare del vento, che non si metta a girare verso la capitale.
La gente non si fida più del governo, delle informazioni che da ai cittadini, delle probabili menzogne della Tepco.
Allarmi che dovrebbero far sorgere qualche dubbio anche in Italia, dove siamo ancora "al giorno prima", non essendo ancora entrati dentro questo business.
In studio a parlare di nucleare, magistrati e giustizia, D'Alema e Formigoni, assieme al procuratore Antonio Ingroia.
I dubbi sul nucleare.
D'Alema ha espresso i suoi dubbi sull'utilità di questa tecnologia nucleare: non siamo convinti che sia conveniente per l'Italia investire risorse per entrare in una tecnologia ormai obsoleta (come quella degli impianti Epr). Vale la pena investire tutti questi soldi, con i sistemi di sicurezza che abbiamo?
Il governo, ha concluso D'Alema, punta tutto sull'assenza del quorum.
Intervistato da Corrado Formigli, il professor Balzani è ritornato sul rischio Plutonio nel reattore 3: i microgrammo è sufficiente per uccidere un uomo; lì dentro c'è ne sono a kili e c'è pure il rischio che esploda.
E in Italia? Sempre il professore ha spiegato come anche per le centrali di terza generazione esistano problemi, non sono sicure al 100%. Noi non abbiamo bisogno di questo nucleare: servono 10 anni per costruire un impianto, 5 per le concessioni e si arriva a 15 anni a partire da oggi. Dopo 40-50 anni di attività, devono essere chiusi: le soluzioni per la dismissione di un impiato sono l'intombamento (come per Chernobyl), o lasciarla semplicemente lì, in attesa che decada la radioattività.
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