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Almeno 5: i Sensi, Dio e la Religione.

In “Almeno 5”, un libro sulla lingua sacra, Erri De Luca e Gennaro Matino intraprendono un viaggio verso la fisicità della divinità, perché le scritture per parlarci devono adottare vie di comunicazione a noi familiari.

Dai sensi legati alla percezione della divinità il passaggio alla sacralità del sentire espressa dal corpo avviene quindi in modo quasi automatico. Ad esempio “Nell’antico testamento la divinità vuole dire e dice. Perciò l’udito è l’albero maestro dei sensi, al quale poi trasmette l’energia del vento catturato” (Erri De Luca). Da questa lettura emergono però gli antichi e moderni problemi della traduzione, che la cultura teologica cattolica tralascia spesso di prendere in esame. I normali problemi di traduzione di una lingua antica (ebraica antica e moderna) dovrebbero essere poi valutati insieme ai problemi delle tante successioni di traduzioni delle varie lingue (ebraica, aramaica, greca, latina, ecc). Ma la religione dei dogmi, e cioè la religione cattolica non ama prendere in esame le incertezze o le molteplicità di significato. E purtroppo i risultati li vediamo oggi dove la maggior parte della gente in Italia e in Europa si dichiara credente e religiosa, ma solo un’esigua minoranza va in chiesa. E sono quasi scomparse le vocazioni (sempre meno occidentali diventano suora o prete). La cultura teologica cattolica con i suoi dogmatismi è distante anni luce dalla cultura moderna e razionale del cittadino medio che, essendo sempre più istruito sa valutare l’inutilità e l’inconsistenza di molti dogmi. Prendiamo in esame quello sull’infallibilità del Papa: siccome ci sono stati papi assassini e stupratori, è chiaro che il dogma stabilito è una vero errore teologico e pratico (non si può separare la fede dalle azioni contro la fede). Il Papa è un uomo e come tale può commettere molti errori e anche Gesù ha detto a suo tempo a Pietro “prima che il gallo canti mi tradirai 3 volte”, delineando benissimo i destini della chiesa tradizionale.

Un altro problema è che in passato non esisteva un vero “linguaggio religioso o saggistico”, ma si utilizzava un linguaggio poetico che serviva ad evocare immagini ed emozioni nella gente comune. Pensiamo alla religione musulmana quando Maometto parla del paradiso come del luogo dove ogni uomo meritevole troverebbe al suo arrivo 77 vergini (se non ricordo male). Io sono del parere che Maometto intendeva suggerire che il paradiso è un luogo solo spirituale, ma per rendere l’idea di un posto dove si provano piaceri indescrivibili ha adottato questa metafora. Il problema è che i discepoli tendono ad assolutizzare e ha ridurre le parole ad un misero significato letterale perché il maestro non è più presente per chiarire le sue intenzioni ed i significati precisi delle parole dette o scritte in un particolare contesto.

Purtroppo nella storia di molte religioni si è affermato il principio della vittoria della maggioranza, che di regola rappresenta gli interessi socioeconomici contemporanei ed è quindi conservatrice, e o, di un appello alle parole di un vecchio saggio e “alla tradizione per legittimare un preciso ragionamento interpretativo” (Ugo Volli, Lezioni di Filosofia della Comunicazione, 2008, pag. 162).

Prendiamo anche l’esempio della parola ebraica “hatà” che noi traduciamo in peccato. In realtà in ebraico significa torto, errore, anche nel senso di sbagliare a prendere la mira. Altri interpretazioni sono molto dubbie. Pensiamo al Canto dei Canti dove si descrive il meraviglioso rapporto di seduzione tra uomo e donna. In questo canto non viene mai nominato Dio, eppure i padri antichi preferirono adottare il dogma religioso invece di valutarlo per quello che è, e hanno preferito pensare a questo canto come al rapporto che gli uomini hanno di fronte al creatore. Ci sono poi altre difficoltà interpretative: molti libri che sono ritenuti di un unico autore sono di dubbia attribuzione e appartengono invece molto probabilmente a tanti diversi autori (per esempio l’analisi filologica del Pentateuco dimostra la stratificazione testuale di più autori, mentre i rabbini pretendono che sia stato scritto tutto da Mosè, compresa la descrizione della sua morte). Quindi considerare la Bibbia solo come un libro religioso è per me sbagliato. Se letto in tutte le sue parti si può comprendere benissimo che al di là di alcuni libri sacri, molte letture rappresentano la storia e la cultura letteraria di un popolo nei suoi numerosi secoli di vita (e così si spiegherebbe meglio tutta la violenza e i genocidi che vengono descritti). Sarebbe meglio definire la Bibbia come tutto l’insieme degli antichi libri di cultura ebraica, religiosi e non, che sono riusciti a giungere fino i giorni nostri, e che in un passato molto remoto sono stati unificati per comodità e praticità in un unico libro, invece di essere tenuti separati in un’antichissima libreria. E che è diventata la “Patria Portatile” del popolo ebraico.

Invece gli uomini religiosi dovrebbero essere considerati dei semplici intermediari della Parola di Dio, uomini che possono dare la loro interpretazione dei significati delle scritture a chi, nel dubbio, ne faccia esplicita richiesta. Ma non possono imporre la loro interpretazione a tutti, poiché il rapporto con gli uomini di Dio è di tipo personale, poiché ha affidato ad ognuno di noi la libertà d’azione e interpretazione, e può essere solo Dio nell’aldilà a giudicare le intenzioni e i risultati delle azioni di ogni persona.

Commenti all'articolo

  • Di verygod (---.---.---.75) 4 novembre 2008 10:20
    Glaros - scrittura creat(t)iva

     Al VII Congresso dei Radicali Italiani, tenuto a Chianciano dal 30 ottobre al 2 novembre sotto lo slogan R/esistenza Radicale, Verygod è intervenuto nei lavori della 5 Commissione Religiosità e religioni. La religione della libertà. Questa la laica pro-vocazione civile lanciata. 

    R/esistenza Radicale. La religione della libertà
    E’ legittimo imporre una versione del Mistero? Cosa significa la parola Dio? Paolo Dova, alias Verygod, intervenuto alla 5 Commissione dei VII Congresso dei Radicali Italiani "Religiosità e religione. La religione della libertà", ha lanciato la sua civile pro-vocazione L’ultima tentazione: dichiarare illegittima ed anticostituzionale qualunque imposizione del senso del Mistero e le relative (in)civili ri-cadute.

    Tutti gli interventi in ’materia’ di Verygod sono scaricabili su www.eprouverture.com/disseminazione/ 

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