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Alberto Lucarelli: "Quello dell’IDV non è un referendum per l’acqua pubblica"

Alberto Lucarelli, ordinario di istituzioni di diritto pubblico all’Università degli studi di Napoli "Federico II" ed ex candidato indipendente per l’IDV alle scorse elezioni europee, è tra i redattori dei tre quesiti del referendum sull’acqua pubblica, promossi dal Forum italiano dei movimenti per l’acqua.

Alberto Lucarelli: "Quello dell'IDV non è un referendum per l'acqua pubblica"

I tre quesiti depositati in Cassazione il 31 marzo scorso in sintesi riguardano:
 
  • L’abrogazione dell’art. 23 bis della legge 133/2008, il quale prevede la privatizzazione della gestione dei servizi idrici attraverso un progressivo abbassamento sotto il 50% delle quote azionarie che ancora i comuni detengono nelle ex municipalizzate.
  •  L’abrogazione dell’art. 150 del d. leg. 152/2006 del “Codice dell’Ambiente” che definisce l’affidamento del servizio idrico con la gara o tramite società per azioni a capitale misto/ interamente pubblico (logica che si vuole contrastare: le spa devono remunerare il capitale e fare profitto indipendentemente dalla qualità d’offerta dei servizi alla collettività).
  •  L’abrogazione dell’art. 154 comma 1 del Codice dell’Ambiente che dispone “la tariffa per il servizio idrico è determinata tenendo conto dell’adeguatezza del capitale investito” (logica che si vuole contrastare: il 7% in più della bolletta è garantito al gestore rappresentando “l’incentivo” a fare affari con l’acqua).
 Se tutto andrà come previsto, ovvero verranno raccolte minimo 500.000 firme e la Corte Costituzionale verificherà con esito positivo l’ammissibilità dei quesiti, si voterà per il referendum abrogativo nel 2011.
 
Il professor Lucarelli, intervistato, sostiene che il referendum abrogativo per l’acqua pubblica è “un unicum” perchè “questa è la prima volta in Italia che vengono proposti quesiti referendari ad iniziativa di una cosi ampia coalizione che proviene da quella che amo definire “cittadinanza attiva”, piuttosto che “società civile”, cioè cittadini che stanno studiando e partecipando al dibattito sull’acqua da anni e che non sono improvvisati né strumentalizzati da partiti”. In sostanza i partiti non fanno parte del comitato promotore del referendum. Inoltre il professore spiega che “da quando è entrata in vigore la legge Galli, la norma che ha dato il via al processo di liberalizzazione del servizio idrico, gli investimenti sono diminuiti di circa due terzi, le tariffe sono aumentate del 60% circa, si è verificata una dispersione/ cattivo utilizzo delle risorse pari a circa 60%- 65%, e una riduzione importante del personale (anche di quello specializzato per fare i controlli) con esternalizzazioni e la proliferazione di tante micro società provocando cosi problemi sociali, economici e anche occupazionali.” 
 
Per leggere integralmente questa parte dell’intervista rimando a ConTesti
 
Il tema su cui voglio soffermarmi per Av è però questo:
 
G. E: Mi piacerebbe che mi aiutasse a capire, in veste anche di ex candidato indipendente dell’Italia dei valori per le scorse europee, la diatriba tra l’IDV e il Forum dei movimenti per l’acqua sulla presentazione dei quesiti referendari. L’IDV ha depositato un altro quesito sull’acqua pubblica oppure ha depositato in forma corretta un quesito già depositato in Cassazione dal partito il 17/12/2010, come ha dichiarato l’IDV Molise? Soprattutto che senso ha tutto ciò e quale referendum dobbiamo firmare?
 
I referendum presentati dal Forum dei movimenti per l’acqua non hanno niente a che vedere con quello presentato dall’Idv, che attacca solo e unicamente il decreto Ronchi e tende a riportarci alla situazione precedente in cui già era stata introdotta la privatizzazione delle risorse idriche: non si può affermare assolutamente che quello dell’IDV sia un referendum per l’acqua pubblica perché lascerebbe in maniera pressocchè invariata la possibilità alle società, ancorché pubbliche, di sottostare al diritto societario e cioè di non essere sottoposte al controllo della Corte dei Conti e ancora, in quanto Spa, di essere orientate ai profitti potendo anche delocalizzare e differenziare i prodotti. Le società per azioni, come ovvio, non rientrerebbero nella logica del diritto pubblico ma in quella di diritto privato. L’obiettivo chiaro del referendum per l’acqua pubblica è invece quello di gestire il servizio idrico attraverso il diritto pubblico con aziende municipalizzate o aziende speciali, soggette comunque al Comune.
 
G.E: Ma perché riproporre adesso il quesito da parte dell’IDV? Non si rischia cosi di far fallire il referendum o di strumentalizzarlo?
 
A.L.: Evidentemente l’IDV vuole salvaguardare le spa pubbliche, lasciando trapelare cosi una volontà non veramente pubblicistica. Poi c’è un problema di visibilità: l’Idv nel referendum promosso dal Forum dei movimenti per l’acqua non avrebbe potuto far parte del comitato promotore ma solo di quello dei sostenitori (dove adesso ci sono Verdi, Rifondazione, Sinistra e Libertà etc). Non da ultima la questione economica: presentandosi nel comitato promotore e raggiungendo 500.000, al di là del risultato del referendum, si incassano un sacco di soldi pubblici.
 

Commenti all'articolo

  • Di Renzo Riva (---.---.---.95) 5 maggio 2010 18:45
    Renzo Riva

    Lo "scherzetto" del Conto Energia costerà 100 miliardi di Euri (dati resi noti dall’"Autorità dell’energia e gas" e sarà pagato dai clienti del sistema elettrico con la voce A3 delle tariffe previste per ogni kWh consumato quindi da tutti gli italioti.
    Fino ad oggi nessun deputato o senatore ha pensato di dire alcunché in proposito.

    Renzo Riva
    349.3464656
    renzoslabar@yahoo.it

    INVITO TUTTI A FIRMARE LA SEGUENTE PETIZIONE ON LINE AI SEGUENTI LINK:

    http://www.21mosecolo.it/

    http://www.21mosecolo.it/sitonew/xx21mo/lettera/100426lettera.htm

    http://www.21mosecolo.it/sitonew/xx21mo/mail/a71mail.php
     

    Al Presidente della Repubblica
    Giorgio Napolitano

    e, p.c., a:

    Presidente del Senato
    Sen. Renato Schifani

    Presidente della Camera
    On. Gianfranco Fini

    Presidente del Consiglio
    On. Silvio Berlusconi

    Ministro allo Sviluppo Economico
    On. Claudio Scajola

    Ministro all’Ambiente
    On. Stefania Prestigiacomo

    Ministro alla Economia e Finanze
    On. Giulio Tremonti

    Ministro al Lavoro
    On. Maurizio Sacconi

    Presidenti delle principali organizzazioni sindacali

    Illustrissimo Signor Presidente,

    noi sottoscritti,

    desideriamo segnalarLe ciò che riteniamo essere un colossale ingannevole abbaglio che si sta perpetrando ai danni dei contribuenti italiani.

    Recentemente, in Italia, diverse amministrazioni locali stanno predisponendosi ad installare impianti fotovoltaici per la produzione elettrica. Ebbene, questi impianti sono una inutilità tecnica ed un disastro economico.

    Sono una inutilità tecnica perché nessuna potenza installata fotovoltaica potrà sostituire alcuna potenza convenzionale. Per farci capire: il nostro Paese assorbe, in media, una potenza di 40 GW elettrici e, nelle ore di picco, arriva ad assorbirne anche 60 GW, i quali, quindi, devono essere disponibili, tutti, pena l’occorrenza di blackout. E, di fatto, sono senz’altro disponibili grazie alla potenza elettrica convenzionale installata, sia essa a gas, a carbone, idroelettrica o nucleare (installata, quest’ultima, Oltralpe).

    Ora, è senz’altro concepibile installare un impianto qualunque di una delle tipologie elencate e chiuderne un altro della stessa tipologia. Ad esempio, tecnicamente parlando, nulla vieta l’apertura di un impianto da 1 GW a carbone e la chiusura di un analogo impianto a gas.

    Ma è concepibile la chiusura di anche un solo GW di questi impianti convenzionali in seguito all’apertura di 1, 10, 100 o 1000 GW fotovoltaici? La risposta è NO: quando il sole non brilla (e il sole non brilla fra il tramonto e l’alba!) questi impianti contano zero, come se non ci fossero; e tra l’alba e il tramonto la variabilità dell’insolazione impone che di essi non se ne tenga alcun conto e, ancora una volta, è come se non ci fossero.

    Esaminiamo ora il disastro economico. Installare un impianto convenzionale che eroghi 1 GW-anno all’anno di energia elettrica richiede un impegno economico che va da €1 miliardo a €3 miliardi (dipende dalla tipologia specifica: il turbogas è il più economico e il nucleare il più caro). Installare un impianto fotovoltaico di pari capacità produttiva richiede un impegno economico superiore a €50 miliardi!

    Stando così le cose, è evidente che nessun buon padre di famiglia prenderebbe in alcuna considerazione l’eventualità di impegnare risorse in questa tecnologia. E, se nella gestione del denaro pubblico l’amministratore fosse animato, come ci pare dovrebbe essere, dalla diligenza del buon padre di famiglia, la tecnologia fotovoltaica per la produzione elettrica sarebbe già bella e sepolta, come sarebbe giusto che sia e come di fatto è. Non a caso, infatti, nonostante il proliferare di sempre nuove installazioni, il suo contributo alla produzione elettrica mondiale è inferiore allo 0.001%.

    E veniamo, infine, all’ingannevole abbaglio. Per aggirare il fallimento economico (quello tecnico non è aggirabile), si è predisposta in Italia una legge, nota come Conto-energia, che garantisce di avere remunerato fino a 48 c€ il kWh elettrico a chi lo produce da impianti fotovoltaici, cioè fino a 8 volte il prezzo di mercato (il kWh è quotato circa 6 c€ alla Borsa elettrica). Naturalmente l’onere aggiuntivo è spalmato – grazie a questa legge del Conto-energia – sulle tasche di tutti i contribuenti, contribuendo essa ad elevare vieppiù il costo dell’energia elettrica che, nel nostro Paese, è già il più elevato del mondo. Circostanza, questa, che, peraltro, ha pesanti conseguenze sulla occupazione e sulla stabilità delle aziende più energivore, come alcuni casi di cronaca, recente e passata, ci hanno insegnato.

    Purtroppo l’inganno dell’affare-fotovoltaico non si esaurisce qui, ma è aggravato da quanto abbiamo l’obbligo di aggiungere. Siccome, malgrado il Conto-energia, il fotovoltaico continua ad essere un fallimento, non sono poche le amministrazioni locali che hanno predisposto, per legge, la sovvenzione con denaro pubblico di una buona percentuale – fino al 20% – del costo degli impianti. Inoltre, poiché tutto questo non basta a stimolare gli appetiti di alcun “buon padre di famiglia”, sta accadendo che siano le stesse amministrazioni locali a promuovere l’installazione di questi impianti su edifici e spazi pubblici. Infine a causa delle notevoli dimensioni dell’onere economico, non è raro che ad esso si faccia fronte con l’intervento di mutui bancari, il cui capitale viene alle Banche restituito – tipicamente raddoppiato dagli interessi – tramite, appunto, il Conto-energia. Per farla breve, il Conto-energia è un “meraviglioso” meccanismo che consente di trasferire denaro dalle tasche dei contribuenti a quelle dei produttori/installatori di questi inutili impianti, per metà, e delle Banche, per l’altra metà.

    Noi sottoscritti, cittadini e contribuenti, riteniamo che la prima condizione affinché gli amministratori della cosa pubblica possano auspicare, e pretendere, che l’evasione fiscale sia scoraggiata, è che essi stessi facciano mostra di esercitare quella “diligenza del buon padre di famiglia”, sopra evocata. E ci appelliamo pertanto a Lei, Signor Presidente, affinché voglia esaminare più a fondo la questione che Le stiamo sottoponendo e adoperarsi per evitare al popolo italiano questo ulteriore colossale inganno.

    Molto cordialmente,

    Franco Battaglia (Co-fondatore Associazione Galileo 2001 per la libertà e dignità della scienza)

    Donato Robilotta (Consigliere Regionale del Lazio e Direttore politico del Garofano Rosso)

    Associazione ProgettAmbiente (firma Arch. Giuseppe Blasi, Presidente)

    Comitato Italiano Rilancio del Nucleare (firma Ing. Giorgio Prinzi, Segretario Nazionale)

    Associazione Italiana Wilderness (firma Franco Zunino, Segretario Generale)

    Nuovo Psi, Sezione Friuli-Venezia Giulia (firma prof. Lauretta Iuretig, Segretario Regionale)

    Circolo Bettino Craxi di Roma (firma Dr. Nino Biddau, Segretario Generale)

    Associazione Il Ponte (firma Dr. Norberto Nicolai, Presidente)

    Associazione il Movimento d’Opinione (firma Ing. Temistocle Sidoti, Presidente)

    FareAmbiente Movimento Ecologista Europeo (firma Prof. Vincenzo Pepe, Presidente)

    Seguono decine di altre firme di ingegneri e tecnici del settore energetico.

    Chiunque volesse, può sottoscrivere la lettera collegandosi al sito

    www.21mosecolo.it

  • Di pv21 (---.---.---.10) 9 maggio 2010 15:57

    Sfruttare l’energia solare è un campo di ricerca di primaria importanza. Il criterio da seguire è quello del "giusto mix" delle fonti energetiche fissato secondo corretti parametri di "fungibilità" ed efficienza (rapporto costi/benefici). E’ l’applicazione di quella Compatibilità Ecologica Globale (CEG) che dovrebbe guidare l’impiego delle energie "alternative" ... (altro => http://www.vogliandare.it/nat/sd3.html )

  • Di pv21 (---.---.---.10) 9 maggio 2010 16:33

    Acqua pubblica o privata? Sono tali e tante le implicazioni giuridico-commerciali che non possono essere ricondotte a quesiti di tipo referendario. La Costituzione vieta i referendum sulle tasse. Il sistema tributario è vitale per lo Stato e non può essere soggetto ai "mutamenti" della volontà popolare. L’acqua è un bene pubblico indispensabile alla vita di ciascun cittadino. Un certo quantitativo d’acqua, necessario per l’esigenze primarie (bere, lavare, cucinare, ecc.), deve essere garantito a tutti ed allo stesso prezzo. Altrimenti il referendum diventa come la Legenda per un delitto che è in mano solo agli esperti ... (altro => http://www.vogliandare.it/nat/sd1.html

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