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Al Teatro La Fenice Chung dirige Un ballo in maschera

Il celebre maestro dopo La traviata, Rigoletto, Otello e Simon Boccanegra si misura con successo con un’altra opera di Verdi in Fenice.

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Accolti nel foyer del Teatro da un maestoso albero di Natale, alto quasi 5 metri, offerto da McArthurGlen Designer Outlet Noventa di Piave, ci apprestiamo ad assistere alla nuova produzione di Un ballo in maschera, titolo di apertura della stagione 2017-2018, con Fortunato Ortombina direttore artistico nonché nuovo sovrintendente.

Un ballo in maschera torna dopo 18 anni, in una nuova produzione che vede maestro concertatore e direttore il pluripremiato maestro coreano Myung-Whun Chung e la regia di Gianmaria Aliverta.

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A parlarci del nuovo allestimento è il regista: «Antonio Somma, per assecondare le esigenze della censura traspose la trama in America e introdusse diversi personaggi di colore o creoli: questo elemento non può che richiamare alla mente il problema della schiavitù e le condizioni della popolazione nera americana. Per enfatizzare quest’aspetto ho pensato di ambientare l’opera non nel periodo previsto dagli autori, una Boston della fine del Seicento, ma all’epoca in cui è stata composta, cioè la seconda metà dell’Ottocento, e per essere più precisi il ventennio che va dal 1867 al 1887, alla fine della guerra di Secessione, quando è stato già approvato il xiii emendamento, con il quale la schiavitù viene abolita per sempre».

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Fortunato Ortombina, nuovo sovrintendente del Teatro La Fenice

In questo contesto registico risultano coerenti e interessanti le belle scene di Massimo Checchetto, che caratterizzano ogni quadro: il primo è “una sala nel palazzo del Governatore” ornata da un imponente scalone laterale; il secondo, “l’abituro dell’indovina” è riempito di specchi dorati, bruniti e girevoli, che il coro e i Piccoli cantori muovono opportunamente per creare l’atmosfera sinistra dell’antro e per simulare il mare corrusco durante la celebre “barcarola” di Riccardo; il terzo, “il campo solitario nei dintorni di Boston” è una roccia mobile rotante; il quarto “una stanza da studio nell’abitazione di Renato” ricalca le indicazioni del libretto, ma col quadro di Riccardo staccato dal muro. Nell’ultimo quadro la testa della Statua della Libertà troneggia in scena, sulla fiaccola illuminata i suonatori accompagnano le danze del ballo. Appropriati i movimenti coreografici di Barbara Pessina. Nelle scene al chiuso incombono imponenti stars and stripes.

Adeguati il disegno luci di Fabio Barettin e i costumi di Carlos Tieppo. Accurato e degno di menzione il trucco.

Una produzione davvero significativa anche per il cast vocale. Francesco Meli nel ruolo di Riccardo ci convince pienamente per la linea di canto limpida, la pronuncia chiara, l’intensità del fraseggio appassionato e intelligente, nonché per il portamento elegante e deciso, nobilmente partecipe.

Kristin Lewis, Amelia, è dotata di una voce interessante che svetta in acuti leggeri e in grado anche di ingrossarsi severamente nel registro grave, ma non ha dato una gran prova di “attacco morbido e pulito” né di perfetta gestione del fiato e purtroppo la pronuncia italiana è risultata scadente.

Vladimir Stoyanov ha impersonato Renato rivelandosi pienamente padrone dei suoi mezzi vocali che ha usato in modo sapiente e controllato.

Ulrica è stata interpretata da Silvia Beltrami che è piaciuta sia per l’interiorizzata espressività, sia per la pienezza del suono sostenuto da una sicura eccellenza dei mezzi artistici.

Serena Gamberoni è stata un brillantissimo Oscar dalla vocalità vivace, ricca di nuance interpretative nelle fluide agilità. La sua interpretazione è stato un piccolo capolavoro.

Hanno completato il cast molto onorevolmente William Corrò, il marinaio Silvano; Simon Lim e Mattia Denti che hanno interpretato i due congiurati Samuel e Tom, Emanuele Giannino, il giudice, l’artista del Coro del Teatro Dionigi D’Ostuni nel ruolo del servo d’Amelia.

Attesissimo dagli spettatori il maestro Myung-Whun Chung, che ha definito quest’opera «un diamante che brilla, anzi un insieme di diamanti che brillano», ha diretto (a memoria) con ricchezza di colori, favorendo il canto e valorizzandolo attraverso il suo raffinato senso della melodia. Il maestro ha anche ripristinato il coro delle voci bianche nella scena dell’antro d’Ulrica e i Piccoli cantori veneziani di Diana D’Alessio hanno dato un’eccellente prova.

Impeccabile il Coro del Teatro preparato da Claudio Marino Moretti.

Serata felice e brillantissima con molti applausi, alcuni anche a scena aperta.

Marina Bontempelli

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