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  Home page > Attualità > Cronaca > Agrigento - Acqua: la privatizzazione autoritaria
di Agostino Spataro (sito) venerdì 6 marzo 2009 - 0 commento oknotizie
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Agrigento - Acqua: la privatizzazione autoritaria

Di questo passo, la privatizzazione della gestione dell’acqua in provincia d’Agrigento si farà solo con l’intervento di commissari e della forza pubblica.
Esagerazione? Per giudicare basta seguire la lunga e controversa procedura d’aggiudicazione alla società “Girgenti acque” della gestione trentennale e i più recenti, contrastati episodi di consegna obbligata delle reti locali ai funzionari di detta società.
 
L’altro giorno, a Burgio e a Villafranca Sicula gli incaricati di “Girgenti acque” si sono scontrati con le popolazioni dei due piccoli centri asserragliate al municipio per impedire la consegna delle reti cittadine.
 
I funzionari si sono arresi contro quel muro umano e, scortati dai carabinieri, si sono rifugiati in un bar. Lì, su un tavolino, hanno formalizzato gli atti dell’avvenuta consegna. 
 
Roba d’anteguerra che ci riporta al clima delle insurrezioni popolari contro il malgoverno e l’autoritarismo.
 
Si, perché, a parte la questione specifica, in questa vicenda, unica in Sicilia e forse anche in Italia, vi sono elementi e comportamenti che - a mio parere - mettono in discussione taluni diritti fondamentali che la Costituzione attribuisce alle autonomie locali, soprattutto in materia di gestione dei servizi locali. Senza dimenticare il particolare che lo Statuto siciliano prevede anche per l’organizzazioni di tali servizi la costituzione dei “liberi consorzi dei comuni” che dovrebbero prendere il posto delle attuali province.
 
Ma dove si vuole arrivare? Si tratta di diritti inalienabili di fatto mortificati da talune leggi nazionali e regionali quasi sempre approvate in sordina (con emendamenti cammellati) da maggioranze “trasversali”.
 
Trasversalità che, ormai, nessuno capisce, specie quando serve per imporre la privatizzazione di servizi essenziali, popolari come la gestione dell’acqua che è un bene comune e la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti.
 
Leggi raffazzonate, contorte, difficili da applicare, se non per mezzo di commissari a ripetizione e domani, chissà, di battaglioni di carabinieri. 
 
Tutto ciò accade in una regione con uno Statuto di autonomia molto speciale, con un governatore che è leader di un Movimento per l’autonomia. Evidentemente, tutta questa traboccante autonomia si ferma a Palermo, ad esclusivo appannaggio di una cerchia ristretta di politici e potentati, e non arriva ai municipi, ai cittadini i quali, dopo lo sconcio dei 27 Ato-rifiuti, dovrebbero ingoiare, anche per il servizio idrico, una deficitaria gestione e le esose tariffe d’improvvisate società private. 
 
Come, appunto, sta accadendo in provincia di Agrigento dove, da tempo, è in atto uno scontro durissimo fra la maggioranza dei sindaci (30 su 43) e la quasi totalità delle popolazioni contro la presidenza dell’Ato idrico, l’Agenzia regionale per l’acqua e i rifiuti (ex commissariato) e la società Girgenti acque, alla quale è stata aggiudicata, con atto d’imperio fra Natale e Capodanno del 2006, la gestione trentennale dei servizi idrici dell’intera provincia.
 

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